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LA GRECIA PARALIZZATA E LA POLITICA DISUMANIZZATA

La Grecia è paralizzata dallo sciopero generale indetto dai sindacati del settore pubblico e di quello privato contro la riforma delle pensioni. I sindacati protestano perché l'aumento dei contributi previsto dalla legge, unito dall'aumento delle tasse, finirebbe per prelevare il 75-80% del reddito dei lavoratori pubblici e privati.

Di certo si tratta di una riforma ben lontana dalle promesse fatte a suo tempo da Tsipras. Ormai l'agenda deve tener conto dei diktat della troika e l'originario progetto di Tsipras è andato a monte nel momento in cui decise di sottomettersi. 

Al di là del fatto in sé, la riflessione che vorrei proporre è però un'altra. In Grecia stanno protestando praticamente tutti (il paese è fermo) contro una riforma voluta dal governo, allora che diritto ha il governo di approvarla? I governi nascono per rappresentare i cittadini, quando tutti i cittadini dicono "no", come può ignorarli e fare di testa propria? Il governo greco, spinto anche dai burocrati europei, sta semplicemente badando a far quadrare i bilanci anche a costo di rubare i soldi al proprio popolo. Un po' come il datore di lavoro che sfrutta e paga una miseria i propri dipendenti, con l'unica differenza che il datore di lavoro è il padrone dell'azienda, invece i governanti dovrebbero essere semplici rappresentanti della volontà popolare. Il governo greco dovrebbe rappresentare il popolo greco, quindi se i greci in massa dicono "no" alla riforma delle pensioni, tale riforma dovrebbe essere cestinata all'istante. Invece è molto più probabile che lo sciopero finisca con le cariche della polizia, la riforma sarà fatta, i greci saranno più poveri ma i bilanci (forse) saranno a posto.

Anche un'altra domanda è d'obbligo. Che senso ha risanare il bilancio di uno Stato a costo di affamare lo Stato stesso? Sarebbe un po' come decidere di morir di fame per tenere da parte i soldi in banca. Uno Stato ha delle ricchezze che servono per garantire una vita decente a tutti, i famosi diritti, non ha perciò senso rendere un inferno la vita dei cittadini per "risanare" i conti pubblici. L'uomo dovrebbe avere la precedenza su tutto, invece oggi siamo stati disumanizzati, siamo diventati "cittadini", cioè dei semplici pezzi di una comunità privi di ogni diritto individuale. Possiamo anche crepare, basta che i conti pubblici siano a posto e lo Stato sia sano.

Pubblicato il 4/2/2016 alle 22.49 nella rubrica diario.

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