Blog: http://vogliadisapere.ilcannocchiale.it

LE NAZIONI NON ESISTONO

Ancora oggi c’è chi sifa un vanto del proprio nazionalismo. Si tratta di un’idea tipicamente associata alle destre, che se ne vantano e la sbandierano spesso associata al patriottismo, ma in realtà anche la sinistra ne ha subito e ne subisce tuttora gli effetti, basti ricordare che la Seconda Internazionale nel 1914 fallì perché i partiti socialisti di alcuni paesi (Germania, Austria, Gran Bretagna e Francia) preferirono appoggiare le politiche nazionali piuttosto che schierarsi apertamente contro la guerra.

Siamo così abituati all’idea del nazionalismo e del patriottismo che abbiamo ormai perso il contatto con la realtà moderna, non rendendoci conto che sono due ideali superati, non compatibili con la realtà socio-politica del mondo moderno. Lo scrittore Mario Rigoni Stern nei suoi Racconti di guerra racconta di una montagna la cui vetta segnava il confine tra Regno d’Italia e Impero austro-ungarico. Tale vetta, poi presa dall’Austria prima che scoppiasse il primo conflitto mondiale, fu al centro di numerose azioni patriottiche italiane. Mentre però nazionalisti italiani e austriaci litigavano, i pastori che la abitavano vivevano tranquillamente, non esitavano a passare il confine e fraternizzare con i loro omologhi, incuranti delle diverse nazionalità. Era la politica che divideva Italia e Austria, ma per i pastori, gente concreta e lavoratrice, non esisteva alcun confine e non c’erano italiani e austriaci, c’erano solo uomini e donne.

L’esempio citato sopra mostra come le nazioni siano solo categorie create da chi detiene il potere. A chi interessava infatti che la vetta fosse di una nazione piuttosto che dell’altra? A chi governava la nazione. A chi interessava davvero che le miniere di Alsazia e Lorena fossero tedesche o francesi? A chi governava Germania e Francia,infatti a chi viveva in quelle zone interessava solo lavorare e vivere, non importava sotto quale bandiera. Ovviamente i movimenti nazionalistici e patriottici dei vari paesi appoggiano e spesso spingono le mire espansionistiche dei potenti, questo succede perché molti cittadini dimenticano la loro stessa vita e identificano sé stessi con il paese in cui vivono, associando quindi la potenza della propria nazione ad una propria potenza.Questo fenomeno è figlio della società, chi la governa infatti da sempre cerca di farci dimenticare la nostra individualità per farci diventare un’unica massa, molto più semplice da controllare. Così facendo, “educandoci” al patriottismo ed al nazionalismo, re avidi di potere hanno potuto contare su fedeli soldati pronti a morire per loro.

Ho citato esempi un po’datati (di Alsazia e Lorena si parla fino alla Seconda Guerra Mondiale), la questione della vetta contesa risale addirittura a prima del 1914, ma oggi le cose non sono molto diverse. È cambiato il modo di porre la questione patriottica e nazionalista, ma la sostanza è fondamentalmente la stessa. Quandogli USA attaccarono l’Iraq nel 2003, i patrioti ed i nazionalisti americani giustificarono l’intervento con la necessità di difendersi dal terrorismo e di “esportare la democrazia”. Ora, per quanto importante possa essere una nazione, davvero può avere il diritto di uccidere per prevenire di essere ferita o di esportare forme di governo? Se io vedessi un energumeno per la strada a pochi passi dame, il solo sospetto che egli sia un delinquente mi autorizzerebbe ad ucciderlo? Intanto, in nome di questi ideali folli, i cittadini hanno giustificato guerre che poi si sono rivelate solo pretesti dei politici americani per arricchirsi di petrolio.

La verità è una sola. Le nazioni nella realtà non esistono, esistono solo uomini e donne, i confini li crea chi ha bisogno di definire il proprio potere. Le nazioni però sono state create e politicamente e storicamente sono esistite, ma solo un cieco oggi può non essersi accorto che gli stati nazionali sono finiti. Il mondo è diventato troppo piccolo, le persone si spostano in poco tempo da un continente all'altro, le migrazioni sono tanto massive da essere incontrollabili. I soliti incrollabili fan degli stati nazionali vorrebbero porre un freno alle migrazioni per difendere i loro confini, come l’Ungheria che erge il muro di filo spinato o l’Italia che vuole difendere la propria italianità. È però un’idea anacronistica figlia di scarse conoscenze del mondo reale, infatti tutti i paesi hanno flussi in entrata e flussi in uscita, ed è impossibile fermare tali flussi. Porto ad esempio sempre Italia ed Ungheria. Ci fa specie vedere i migranti che sbarcano da noi, vorremmo rimandarli a casa, eppure i giovani italiani emigrano in tutta Europa, Inghilterra e Germania sono piene di italiani. Lo stesso per l’Ungheria, che non vuole far entrare i serbi, dimenticando però che la vicina Romania è piena di ungheresi (nemmeno tanto benvisti dai “cugini” rumeni). Le nazioni sono state un concetto inventato dai politici che a retto finché i flussi sono stati minimi e controllabili, ma coni moderni mezzi di trasporto si muoveranno sempre più persone in entrata e in uscita e sarà impossibile controllarle. Inevitabilmente questi flussi porteranno mutamenti nelle culture di ogni spazio geografico e, se tali mutamenti saranno figli di un confronto costruttivo, sarà solo un bene. A tutti i nostalgici di Faccetta nera ed a quelli che amano sentire la frase l’Italia agli italiani dico di mettersi l’animo in pace: gli stati nazionali non esistono più.

Pubblicato il 1/9/2015 alle 10.36 nella rubrica diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web