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SALVIAMO IL NATALE
post pubblicato in diario, il 27 novembre 2015

In Italia da anni si sta combattendo una guerra in nome della laicità dello Stato. Da una parte c’è chi vorrebbe istituzioni laiche in linea con i dettami della nostra Costituzione, dall’altra parte una lobby cattolica reazionaria che introdurrebbe il rogo per chi solo pensa di togliere il crocefisso dall’aula. Il dibattito è serio, però come tutte le cose italiane tende a scivolare nella farsa.

Ci stiamo avvicinando al Natale, la più importante festa cristiana, e come sempre il dibattito tende ad inasprirsi. Natale è una festa religiosa, è inutile prenderci in giro, ma chiedere che non sia festeggiata nelle scuole o in altri istituti statali è pura follia. In Europa il Natale è un’occasione di festa per tutti, fa ormai parte della nostra cultura ed ha perlopiù perso il suo significato religioso.Basti pensare, per capire quel che voglio dire, a quante persone vadano effettivamente a Messa il giorno di Natale. Se la festa ce la godiamo tutti, a Messa probabilmente non va nemmeno il 10% di noi. Parlo di europei, quindi non sto considerando paesi dove i cristiani sono una minoranza. La frequenza alla Messa natalizia dimostra quanto ci freghi poco del lato religioso della festa.Eppure tutti festeggiamo, questo perché fa ormai parte della nostra cultura. Il Natale non è più la commemorazione della nascita di Gesù Cristo, è semplicemente una festa tradizionale dei nostri paesi. Non si possono quindi cancellare le festività natalizie dai calendari pubblici, sarebbe una violazione delle nostre tradizioni secolari, non della nostra religione.

Il Natale è ormai una festa ben radicata nelle nostre tradizioni e la dimensione religiosa è ormai secondaria, fa parte della nostra storia e per questo bisogna continuare a festeggiarlo. Natale in Italia non significa Messa, dove va una minoranza, ma significa canti tradizionali (cancellarli sarebbe come cancellare l’Eroica di Beethoven per non commemorare Napoleone), ricette tradizionali che oggi sono veri e propri patrimoni della nostra cultura (struffoli, mostaccioli, roccocò, castagnaccio, panettone, pandoro, pan forte, ecc.), usanze di origine antica come il presepe, espressioni di arte come alcuni presepi antichi e abbellimento delle città con opere come le Luci d’Artista di Salerno. Cancellare il Natale non vuol dire smettere di festeggiare la nascita di Gesù, vuol dire cancellare tutto quello che ho elencato sopra, tanto delle nostre tradizioni e tanto della nostra cultura. Cancellare le festività natalizie sarebbe altrettanto folle quanto cancellare il Capodanno.

In conclusione, non mene vogliano i fratelli non cristiani, ma dalle nostre parti il Natale deve sopravvivere. Non è una questione religiosa, della favola del bambin Gesù non frega più niente a nessuno, ma per una questione culturale e storica. Non vi offendete, voi non cattolici, anche perché a dirlo è un ateo. Anzi, voglio fare un invito a chi non è cattolico. Condividete con noi la tradizione del Natale, ovviamente escludendo la parte religiosa, godetevi le nostre città illuminate,guardate i presepi come opere d’arte, gustate i nostri piatti tradizionali e immergetevi nel clima di festa, di certo vi gioverà e sarà anche un’occasione per conoscere uno dei pochi lati belli della nostra cultura. Sarà il primo passo da percorrere per la laicità, festeggiare tutti insieme al di là dei significati religiosi. Non credo che Allah o chi per lui si offenderà se mangerete a tavola con noi una fetta di panettone o un dolce ripieno di castagnaccio. Sarà un’occasione di dialogo, un buon punto di partenza, e chissà che un domani non saremo tutti insieme a stringerci la mano durante una vostra festività, finalmente come se fossimo davvero fratelli.

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RICETTA PER IL MEDIORIENTE
post pubblicato in diario, il 19 novembre 2015

In questi giorni proseguono senza sosta i bombardamenti sulla Siria. Grazie agli attentati di Parigi, Hollande è riuscito a tirare Putin dalla sua parte, anche se i due dovranno stabilire se rovesciare Assad (come vorrebbero USA e Francia) o se lasciarlo al governo (come vorrebbe la Russia).

In questo contesto di guerra asimmetrica, un conflitto in cui una parte combatte con uomini e mezzi militari mentre l'altra parte usa terrorismo e guerriglia, viene da chiedersi come si potrebbe fare per riportare la pace in Medioriente.

I problemi del Medioriente nascono dal disfacimento dell'Impero ottomano dopo la fine della Grande Guerra. L'impero ottomano nella sua vastità raggruppava tutti gli stati e le etnie che oggi si fanno guerra tra loro. Dopo la sconfitta in guerra patita dall'Impero ottomano (che era alleato di Germania e Austria), i paesi vincitori ne imposero la dissoluzione. Da quel momento, Francia e Gran Bretagna iniziarono a giocare a Risiko sul Medioriente, disegnarono i confini secondo i loro accordi. I confini ovviamente non tennero minimamente conto delle etnie che abitavano i territori, così ad esempio i curdi si trovarono divisi tra Turchia, Siria e Iraq, venendo perseguitati in tutti e tre i paesi. Questa presenza ingombrante di Francia e Gran Bretagna, che imponevano ai neonati paesi i governanti che dicevano loro, creò ovviamente instabilità. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la dose fu rincarata imponendo gli insediamenti israeliani in Palestina. Da allora è andata sempre peggio e l'Occidente ha perseverato nel suo errore.

La descrizione storica (molto sintetica, andrebbe sicuramente approfondita) serve a rendere subito chiaro quello che è stato ed è ancora oggi il problema: le interferenze straniere nelle dinamiche politiche mediorientali. Finché noi euro-americani continueremo a sostenere o rovesciare governi in Medioriente come più ci piace, creeremo sempre maggiori tensioni perché i gruppi che perderanno il potere (o che perderanno qualcosa nel cambio) non accetteranno mai l'intrusione straniera. L'unico sistema che c'è perché in Medioriente si sistemino le cose è lasciare che se la sbrighino da soli. Nel momento esatto in cui lasceremo quelle zone, scoppieranno rivoluzioni e guerre civili, ci saranno "Primavere arabe" molto lunghe e sanguinose, ma dobbiamo ricordare che nella storia di rivoluzioni brevi e pacifiche ne sono esistite poco. Queste guerre civili termineranno con la formazione di governi stabili. A quel punto dovremo resistere alla tentazione di giudicare quei governi giusti o sbagliati, sia perché saranno i cittadini di quei paesi a dover giudicare secondo le loro idee e le loro culture (in politica, così come in tutto il resto, ciò che a noi può sembrare giusto agli altri può sembrare sbagliato), sia perché l'andamento dei nostri paesi dovrebbe farci capire che non siamo poi tanto capaci di capire come va effettivamente amministrato un paese. Bisognerà perciò rispettare i governi che nasceranno e la loro sovranità, non interferire con loro né in bene né in male. L'area si stabilizzerà e, per quanto i governi che verranno potranno far schifo, i cittadini di quei paesi vivranno di certo meglio di adesso.

Quello che ho detto sopra è piuttosto ovvio, così come è ovvio il motivo per cui fino ad ora si sia fatto esattamente l'opposto. Un Medioriente in guerra perenne compra tante armi che vendiamo noi. Un costante pericolo di attentati terroristici in Europa e negli USA giustificherà altri secoli di guerre. Attraverso le guerre, Europa e USA continueranno a manipolare quelle zone a loro piacimento, rubandogli il petrolio e le altre risorse. Ai nostri politici, non a noi ovviamente, conviene che il Medioriente sia sempre in fiamme, per questo ora la Francia sta bombardando la Siria nonostante i terroristi di Parigi fossero francesi e belgi. Se Hollande volesse davvero risolvere il problema dei terroristi sul territorio francese, dovrebbe lavorare affinché gli immigrati e i figli di immigrati non siano più ghettizzati nelle banlieues, ma vivano integrati con gli altri francesi. Dovrebbe essere il punto primo nel programma di un socialista, ma ormai in Europa del socialismo è rimasto solo il ricordo, regna solo il denaro.


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LA REAZIONE DI PARIGI
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2015

La Francia ha risposto agli attacchi di Parigi bombardando Raqqa. Al terrorismo Hollande ha pensato bene di rispondere con il terrore. Secondo il governo francese, in un solo raid hanno colpito un quartier generale, un campo base e tanto altro. La domanda sorge spontanea: se davvero erano così sicuri che lì ci fosse annidata l'ISIS, perché hanno aspettato la strage di Parigi per attaccare? La Francia è impegnata nei raid in Siria già da molti mesi, eppure solo oggi è arrivata la pioggia di bombe su Raqqa. A questo punto è legittimo il dubbio che il governo francese abbia voluto solo mostrare una reazione forte, che nella migliore delle ipotesi abbia il sospetto che in quella città ci fosse l'ISIS. In realtà, anche volendo fingere di credere all'esistenza di questo califfato tanto potente da poter attaccare l'Occidente, si tratta della solita vecchia storia: l'attentato di Parigi viene usato come scusa per intensificare i bombardamenti, intanto innocenti civili siriani muoiono sotto le bombe e i terroristi, che vivono e crescono in Europa, rimangono lì. 

Vista la pronta e violenta reazione, e vista anche la determinazione di Hollande che al Parlamento ha chiesto addirittura una riforma costituzionale per preparare il paese alla guerra, viene il sospetto che gli attentati di Parigi per i guerrafondai euro-americani siano stati una manna dal cielo. Ora i governi saranno più liberi di bombardare, così Obama e Hollande potranno intensificare gli sforzi per rovesciare in modo assolutamente antidemocratico Assad, le aziende produttrici di armi si arricchiranno e i civili mediorientali continueranno a crepare. Vincono tutti, considerando che in Occidente dei civili siriani non ci frega niente.

La terza guerra mondiale non c'è, quello di Parigi è stato un normale attacco terroristico, solo che è stato ben organizzato (chissà se non con l'aiuto dei servizi segreti di qualche paese occidentale...). A vedere però le reazioni, sembra quasi che la premiata ditta Obama - Hollande non veda l'ora di farla scoppiare. In fondo potrebbe essere un pretesto per eliminare quei paesi in Medio Oriente che non vanno d'accordo con Israele, così l'alleato occidentale sarà tranquillo e gli interessi euro-americani saranno al sicuro. Le aziende produttrici di armi intanto si arricchiranno e i civili mediorientali moriranno, ma a noi dei civili mediorientali non ci frega niente.


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LA NUOVA RESISTENZA FRANCESE
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2015

La Francia, dopo gli attentati di Parigi, sta ancora vivendo delle ore buie, tra le più buie della sua storia. Come prevedibile, è in corso l’attacco delle destre che cercano di accaparrarsi consensi e voti nutrendosi dei cadaveri ancora caldi delle vittime degli attentati.

Già stamattina Marine Le Pen ha dichiarato che la Francia “deve riprendere il controllo delle proprie frontiere”. Peccato che stia emergendo che a Parigi, così come fu a gennaio per gli attentati contro Charlie Hebdo, non abbiano operato personaggi provenienti da Siria o Iran, ma cittadini belgi o francesi. Anche nel pomeriggio le destre estreme hanno provato a rendersi protagoniste. In un corteo per ricordare le vittime degli attentati a Parigi tenutosi a Lille, si sono infiltrati subito gruppi di estrema destra che cantavano a gran voce contro l’Islam. Fortunatamente la Francia fino ad ora ha mostrato di avere gli anticorpi contro questa irrazionalità nera, a Lille gli stessi manifestanti hanno cacciato via i gruppi di destra. Situazione analoga si è vista a Metz, dove la polizia ha disperso un corteo fascista per incitamento all’odio razziale.

Come era prevedibile,una marea nera sta tentando di appropriarsi del lutto e dello sdegno che legittimamente nascono da eventi terribili come quelli di Parigi, fortunatamente fino ad ora i francesi sembrano pronti a resistere. Sta ora al governo e ad Hollande mostrarsi degni del loro popolo e non rispondere al terrorismo con i soliti bombardamenti e la solita cieca violenza contro popolazioni inermi (perché i bombardamenti in sostanza sono questi). La Francia è impegnata in una resistenza, deve resistere ai fascisti ed agli americani. Ce la farà?

Un analogo tentativo delle destre è in corso in Italia,dove i vari Salvini e Meloni cercano di vendere nuovamente la favola che il terrorismo si sconfigge con le bombe e respingendo i migranti. Memorabile il tweet di Gasparri in cui l’ex ministro, che firmava le leggi senza leggerle, propone di bombardare l’ISIS (dove?! come?!) e raderlo al suolo in 24 ore. La tv ha già ceduto e sta dando ampio spazio a questi soggetti, sapremo noi resistere alla comodità del pensiero immediato? Sapremo resistere alla tentazione di rispondere alla violenza con la violenza? Sapremo per una volta mostrarci meno terroristi dei jihadisti? Ai posteri l’ardua sentenza.


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ALLAH E' GRANDE?
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2015

Terribili le notizie che arrivano in questi minuti da Parigi, dove in una serie di attentati sono morte più di trenta persone e qualche centinaio sono tenute in ostaggio in un teatro. Testimoni hanno sentito i terroristi gridare “Allah è grande” prima di sparare, quindi sembra quasi certa la pista che porta al terrorismo islamico.Sicuramente è la pista più probabile, almeno per ora. Sono state registrate anche esplosioni fuori allo Stade de France, dove si stava giocando la partita di calcio Francia – Germania.

Per commentare i fatti è presto, parlando ora si finirebbe solo per dire cretinate. Probabilmente sono terroristi islamici, probabilmente c’entra la Siria o la nuova guerra fredda tra USA e Russia. L’unica cosa certa al momento è che dei poveri innocenti sono stati ammazzati mentre cenavano al ristorante, godendosi l’inizio di un fine settimana. Famiglie. Uomini, donne, bambini. Che sia politica, religione o semplice fanatismo, di certo e tangibile resta solo un mucchio di cadaveri,persone che forse dell’Islam, della guerra in Siria e dei dissidi Putin – Obama nemmeno si interessavano.

Se per l’analisi dei fatti è presto, è già tempo per una riflessione. Non è ancora certo che dietro gli attentati ci sia la matrice islamica, però è al momento la pista più probabile. Premetto che io non sono credente, ma sono rispettoso nei confronti di chi crede. Non credo nelle religioni, ma rispetto chi crede nella presenza di una divinità onnipotente. Io però mi chiedo come sia possibile credere che un Dio, che si chiami Allah o meno non è importante, si sia preso la briga di crearci per poi farci scannare in suo nome. Che Egli ci ami o che sia vendicativo, è comunque ridicolo pensare a questo Dio che passa il tempo a giocare con il mondo così come noi giochiamo ai giochi di guerra online,cercando di far prendere il sopravvento ai suoi seguaci. Credere in un Dio così desideroso che si riconosca la sua superiorità, così felice di far ammazzare chi non crede in Lui da chi invece ci crede, lo trovo offensivo sia per la ragione umana che per i credenti stessi. Chi crede in Dio dovrebbe credere in qualcosa di sovrumano, qualcosa ben al di sopra dei nostri sentimenti e delle nostre brame di potere. Credere in Dio è degno di rispetto, credere nel Dio cheti dice “ammazza l’infedele” è da idiota. Chi urla che il proprio Allah è grande con il kalashnikov in braccio smentisce sé stesso nel secondo successivo,quando apre il fuoco sugli infedeli. Un’entità superiore non getta chi non crede nelle fiamme, un’entità superiore non cerca il riconoscimento,semplicemente crea. Se poi l’entità superiore, come quasi tutti i fedeli sostengono, ama il genere umano, di certo non lo fa scannare per avere più preghiere. Dio, se c’è, non conta quante volte pensiamo a lui. Sia chiaro che non mi riferisco ai soli mussulmani, ma a tutti i credenti che uccidono o puniscono in nome di fantomatiche divinità.

Come già detto sopra, è troppo presto per fare bilanci. Quello che però si può fare è cercare di prevedere le conseguenze di quello che sta succedendo in queste ore. Di sicuro gli sciacalli cercheranno di trarre vantaggi politici dagli attentati, Salvini su Twitter si è già scatenato condannando i terroristi islamici e chiedendo più controlli alle frontiere. Già molti inneggiano alla guerra contro i terroristi,trovando necessario che si rompano gli indugi. Di sicuro i governi plasmeranno la verità a loro vantaggio, quasi sicuramente quello che sta succedendo a Parigi servirà agli USA ed ai suoi alleati (tra cui c’è la Francia) ad intensificare i raid aerei sulla Siria, acuendo ancor di più gli attriti con la Russia. Quello che è certo è che gli xenofobi troveranno nuove giustificazioni alle loro irrazionali paure e sarà ancor più di moda l’identificazione tra mussulmani e terroristi. Eppure proprio qui noi dovremmo davvero mostrare di essere degni d’essere chiamati civili. Nel momento triste, nel momento di paura, l’incivile e l’ignorante cedono alle loro paure ed ai loro peggiori istinti, diventando violenti. Potremmo dirci davvero civili solo quando saremo in grado di analizzare fatti tristi come quelli di Parigi senza cedere alla paura o alla comodità dell’istinto, del non-pensiero, solo quando saremo capaci di distinguere tra i responsabili e quelli che non c’entrano niente, solo quando sapremo inquadrare un semplice atto di barbarie senza scivolare nei soliti deliri di “scontro di civiltà”. Quando di fronte a fatti come quello di Parigi saremo in grado di provare solo immensa tristezza per le povere vittime,senza invece scadere nella cieca rabbia contro i diversi, allora potremo davvero dirci civili. Finché non saremo in grado di farlo, saremo solo un inferocito gruppo di imbecilli che alla barbarie rispondono con la barbarie,continuando ad alimentare una spirale di violenza che non finirà mai.

Per concludere la mia riflessione, voglio solo ripetere in poche parole quello che è il concetto espresso per esteso sopra. A Parigi non c’è stato un attacco in nome di Dio, ma un terribile atto di barbarie opera di esaltati. Non è incolpando mussulmani e stranieri che si risolve il problema, Islam non vuol dire terrorismo e non è condannando a morte gli immigrati che si blocca il terrorismo. Da domani le politiche sui migranti e sulla guerra in Siria saranno molto più estreme, tutto sarà giustificato da quello che è successo stasera.

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GIOCHI DI GUERRA E POLITICA
post pubblicato in diario, il 4 novembre 2015

Dal 21 ottobre di quest’anno, nascosta dal silenzio assordante dei media italiani, ha preso il via la più importante esercitazione militare della NATO dai tempi della guerra fredda, la Trident Juncture 2015. Sono coinvolti nelle operazioni i paesi della NATO più Australia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Finlandia, Macedonia, Svezia e Ucraina.

Come paese NATO, nelle esercitazioni è coinvolta anche l’Italia con 4mila militari. Lo spazio aereo italiano, insieme a quelli di Spagna, Portogallo e Mediterraneo centrale sarà utilizzato dalla NATO. Proprio ieri i paracadutisti della folgore hanno effettuato un lancio di massa in Spagna ed hanno preso il controllo di un perimetro “difensivo”.

Oggi ci sono state manifestazioni di protesta, con tanto di cariche della polizia sui manifestanti pacifisti, a Capo Teulada (Sardegna), dove l’esercitazione porterà a sparare davvero (a differenza che a Trapani e Poggio Renatico). La NATO ha deciso questa esercitazione tanto realistica incurante del paradiso naturale poco distante.In fondo basti ricordare i problemi creati dalla base americana a La Maddalena per capire che la tutela dell’ambiente è secondaria rispetto alla guerra.

Come detto sopra, è la più importante esercitazione militare della NATO dai tempi della guerra fredda.Non stupisce che la Trident Juncture 2015 casa nel pieno di una nuova guerra fredda, con USA e Russia in aperto contrasto sulla questione siriana e su quella ucraina. La tensione tra gli USA, e la NATO di conseguenza, e la Russia ha raggiunto l’apice con l’inizio dei bombardamenti di Putin sulla Siria, l’intervento russo ha infatti guastato i piani di Obama che con la scusa dell’ISIS era pronto a rovesciare il governo di Assad. Che questa esercitazione sia parte di una prova di forza contro la Russia è emerso anche dalle parole del segretario generale della NATO, Jens Stoltemberg, il quale ha dichiarato che “inviamo un messaggio a qualsiasi avversario potenziale: la NATO è pronta a dislocare prontamente le forze armate, possiamo farlo su terra, in mare e in aria”. Ovvio il richiamo a Putin, l’avversario potenziale ora è lui ed era importante far vedere quello che l’alleanza potrebbe schierare in caso di “azzardi” russi in Ucraina o negli altri paesi dell’est Europa dove sono state ufficialmente inaugurate le basi NATO.

Putin e Obama giocano alla guerra fredda, la NATO si conferma cagnolino fedele degli USA. Si gioca al Risiko, intanto si spendono risorse, si inquina l’ambiente e si picchiano i pacifisti. Dio benedica l’America!

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