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BEATI I MORTI, PERCHE’ SARANNO SEMPRE SANTI
post pubblicato in diario, il 30 aprile 2011

Domani vi sarà la beatificazione di Giovanni Paolo II, chiesta a gran voce dal popolo cattolico e ben vista sin da subito anche dal clero. Dal mondo politico, a prescindere dagli schieramenti, piovono sull’ex pontefice commenti positivi, inoltre vi sono già testimonianze di miracoli, alcuni secondo la Chiesa già verificati, quindi la beatificazione di domani renderà beato sulla carta chi in molti già giudicano santo. Eppure vi sono delle voci fuori dal coro che stranamente nessun giornalista si è preoccupato di far ascoltare, sono le voci delle vittime degli abusi perpetrati dai preti sui minori, una piaga che ha investito la Chiesa negli ultimi anni, anche se si è scoperto che si protraeva da moltissimi anni. Effettivamente, se si guarda alla cronologia degli abusi su minori di cui molti preti (non tutti, ovviamente) si sono macchiati in varie parti del mondo, si capisce che è assurdo ed ingiusto vedere questa piaga come una colpa da affibbiare solo a Benedetto XVI, visto che vi sono fatti piuttosto datati, è assurdo non ammettere che qualche responsabilità appartenga anche al prossimo beato, Giovanni Paolo II. Proprio questo viene fatto notare dai portavoce delle vittime di abusi su minori, che fanno notare come la beatificazione di Giovanni Paolo II possa essere quasi giudicata come un’offesa nei confronti di quelle persone che hanno subito abusi dai preti durante il suo pontificato, soprattutto visto che c’è ancora il sospetto, tutt’altro che infondato, che per decenni il pontefice abbia tollerato questi gravissimi fatti fornendo una copertura ai preti colpevoli e dando loro così l’occasione di reiterare tali abusi. Come detto, vista la cronologia dei fatti attualmente noti, e visto il silenzio che ha circondato lo scandalo dei preti pedofili per diversi decenni, è difficile pensare che il papa di allora sia completamente esente da colpe. A questo punto potrebbe anche sorgere un sospetto, cioè che tanta fretta di proclamare beato Giovanni Paolo II (il processo è stato avviato solo tre mesi dopo la sua morte, mentre la regola prevede cinque anni di attesa) serva proprio a renderne “intoccabile” la figura ed allo stesso tempo a salvare l’immagine di una chiesa che di figuracce negli ultimi tempi ne ha fatte tante, probabilmente l’idea di Benedetto XVI è quella di focalizzare l’attenzione su una figura amata dal popolo cattolico (o almeno da quella parte che non ha subito abusi per poi vedersi negare giustizia) così da far dimenticare tutte le porcherie venute fuori di recente. Fatto sta che la persona che si sta per beatificare è sospettata di copertura verso persone colpevoli di abuso su minore, quindi il buon senso suggerirebbe di svolgere un’indagine sulle reali responsabilità che essa ha così da capire se si parla di un santo o dell’ennesimo politico che ha governato la Santa Sede solo nell’interesse del clero.

Di sicuro questo articolo, come tutto lo scandalo su cui si cerca di far luce, non interesserà a nessuno dei tanti cattolici pronti ad esultare per la beatificazione di Giovanni Paolo II, anzi molti odieranno me e gli altri che parlano di queste cose perché nel nostro paese vige ancora la strana regola che dei morti, soprattutto se uomini di chiesa, si può parlare solo bene. Non ci resta che aggiungere una nuova beatitudine a quelle enunciate da Gesù: “Beati i morti, perché saranno sempre santi!”.

IL VERO MALE E’ NELL’OMBRA
post pubblicato in diario, il 29 aprile 2011

I politici non smettono di esercitare l’unica arte di cui sono maestri, cioè il parlare a vuoto. Tante sono le chiacchiere che siamo costretti a sentire in questi giorni, una maggioranza che litiga con sé stessa, un’opposizione che parla di cose astratte e senza un reale riscontro, e i giornalisti che parlano del matrimonio di William e Kate. Proprio mentre tutte le televisioni italiane erano sintonizzate sulle nozze del principino, mentre i più eccelsi opinionisti del bel paese si confrontavano sul vestito sfoggiato dalla regina Elisabetta, delle informazioni che per loro hanno poca importanza venivano diffuse dall’Istat. L’istituto di ricerca ha infatti reso noto che il tasso di inflazione ad aprile è salito al 2,6%, partendo dal 2,5% di marzo, si tratta del dato più alto da novembre 2008. A trascinare in alto il tasso di inflazione sono soprattutto gli aumenti di luce e gas, nonché gli aumenti dei prezzi dei trasporti. È dal dicembre 2010 che l’inflazione è in costante crescita. Altri dati allarmanti sono stati diffusi dall’Istat, infatti la disoccupazione giovanile (15-24 anni) è salita al 28,6%, nell’ultimo mese è aumentata dello 0,3% mentre nell’ultimo anno dell’1,3%. Bisogna poi ricordare che i dati sulla disoccupazione non contano chi un lavoro ha smesso di cercarlo, anche se tale categoria fortunatamente pare essere in calo. Mentre tutta Italia è ferma a guardare un matrimonio in tv, si scopre che nel nostro paese i giovani hanno sempre più difficoltà a trovare lavoro mentre la vita costa sempre di più. Eppure questo, che è di sicuro il vero male dell’Italia, di gran lunga peggiore dei guai processuali del premier o della mancanza di coesione nella maggioranza, non è stato calcolato dai media, che evidentemente scelgono la strategia del non parlare delle cose negative per farci credere che tutto vada bene. Non ha altra spiegazione infatti il risalto mediatico dato al matrimonio di William e Kate, in un paese pieno di disoccupati e di debiti, le nozze reali dovrebbero essere argomento di interesse nullo, invece milioni di persone si sono fatte catturare dal circolo mediatico, sentendosi così colmi di felicità per i principini mentre il loro paese, i loro figli ed i loro fratelli vivono il dramma della disoccupazione e della povertà. In questo clima di finta serenità si sono poi raggiunti anche gravissimi picchi di violenza, ennesimo segno dell’imbarbarimento della nostra società e del dibattito politico interno. Proprio stamattina c’è stata una rissa alla facoltà di lettere dell’università “Federico II” di Napoli tra studenti di diverso colore politico, nello scontro tre studenti di destra (sostenitori del candidato a sindaco di Napoli, Lettieri) hanno accoltellato i loro “rivali”, mostrando a che livello è caduto il dibattito politico italiano. Sempre oggi il candidato sindaco della città partenopea ha subito un’aggressione ed è dovuto fuggire in chiesa, ora le forze dell’ordine indagano per scoprire se tra i due fatti vi sia un nesso. Mentre i giornalisti parlano di frivolezze, il paese va a rotoli e diventa sempre più violento, tanto che alcune persone smettono di discutere con le parole ed usano i coltelli, come gli uomini primitivi usavano la clava per farsi valere.

La giornata di oggi è stata l’ennesima dimostrazione che il nostro paese è malato, ma la malattia viene nascosta nell’ombra, nessuno vuole parlarne, è come se quelli che noi paghiamo come dottori avessero deciso di non ammettere che siamo ammalati di lebbra e per non farcelo nemmeno intuire fanno di tutto per non mostrarci i sintomi che ci devastano il corpo. Diventa impossibile curare il nostro paese se prima non si ammette che è malato e non si capisca cosa ha, ma ai politici questo non conviene perché gli untori che lo hanno infettato sono loro stessi.


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permalink | inviato da zinonno il 29/4/2011 alle 19:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POVERI E UMILIATI
post pubblicato in diario, il 27 aprile 2011

Le notizie che arrivano in questi giorni danno dell’Italia un’immagine sempre più tragicomica, si vede sempre di più quello che è realmente il nostro paese, cioè una sguattera senza una vera direzione politica. I più attenti già notarono qualcosa di strano ai tempi dell’inizio dell’invasione dell’Iraq, quando Berlusconi (allora al terzo mandato) si assunse con sonoro squillo di trombe il ruolo di mediatore tra le parti in contrasto. Fu davvero avvilente per noi italiani vedere colui che doveva rappresentarci cambiare opinione ad ogni vertice, infatti dopo i colloqui con gli interventisti Bush e Blair si dichiarò pronto all’appoggio incondizionato all’intervento militare (trascurando, come sempre, il popolo ed il parlamento), per poi cambiare completamente dichiarazione in seguito ai vertici con Chirac, Shroeder e Putin, che erano contro l’intervento armato. Ovviamente qualsiasi berlusconiano negherà fino alla morte questo fatto storico, ma nessuno può aver dimenticato il grande smacco che il nostro paese subì, infatti quando fu fatta la riunione finale per decidere le modalità di intervento, parteciparono solo Bush, Chirac e Shroeder (USA, Francia e Germania), mentre Spagna ed Italia furono completamente ignorate. Ovviamente il centrodestra allora sorvolò sull’entità epocale dello smacco, si limitò ad incassare, fingere di nulla e partire accanto agli americani, come il più fedele dei cani. Oggi come allora, ci tocca fare una figuraccia che dimostra l’assoluta inesistenza di una politica estera nel nostro paese. C’è stato un vertice tra Sarkozy e Berlusconi, i risultati ovviamente riempiono d’orgoglio il nostro premier che ha parlato di vittorie e identità di vedute, ma la realtà è che da quel vertice è venuto fuori un diktat francese nei confronti dell’Italia. Le mie parole di sicuro non saranno gradite a chi normalmente vota Berlusconi, eppure questa volta il mio parere non coincide con il PD o l’Italia dei Valori, ma paradossalmente la Lega Nord è il partito più scontento. A seguito del vertice italo-francese è venuto fuori che l’Italia non si limiterà più a fornire semplice appoggio agli alleati, ma interverrà attivamente nei bombardamenti, soluzione che non piace nemmeno agli alleati di Berlusconi, ma Sarkozy ordina e lui esegue. Nell’incontro si è parlato anche della scalata della francese Lactalis all’italiana Parmalat, operazione molto osteggiata (a parole) dal centrodestra, eppure non si è arrivato a un compromesso, ma è stato deciso che Lactalis avrà campo libero. Oltre i diversi temi ampiamente trattati, anche un’altra dichiarazione del premier francese, passata un po’ in secondo piano, può dare l’idea del nostro asservimento ai tanto odiati cugini d’oltralpe. Sarkozy ha parlato infatti anche del programma nucleare italiano, dicendo che, qualora si dovesse sviluppare, la Francia sarà pronta ad aiutare il nostro paese nella costruzione delle centrali. La dichiarazione del leader francese ci fa dunque capire che, molto probabilmente, i francesi hanno qualcosa da guadagnare nell’inizio di un nuovo programma nucleare italiano, per questo la caparbietà di Berlusconi forse potrebbe anche essere un’altra tassa impostaci dai francesi. Al di là delle considerazioni sulla giustezza dei provvedimenti che verranno adottati dopo il vertice italo-francese, resta comunque la considerazione principale, cioè che siamo delle marionette nelle mani degli altri governi, che hanno il vantaggio di avere delle vere guide politiche e possono umiliarci come preferiscono.

Oltre ad essere umiliati dall’assoluta mancanza di politica estera, ci scopriamo sempre più poveri. Ironia della sorte è un’organizzazione francese, l’OCSE, ad aprirci gli occhi su una situazione terribile che i mass media di regime ci nascondono. Secondo l’OCSE, nel nostro paese vi sono 30 milioni di bambini che vivono in condizioni di povertà, dato molto allarmante anche perché la percentuale di bambini poveri in Italia (15%) è superiore alla media OCSE (12,7%). Un altro dato che l’agenzia pubblica in questa ricerca ci aiuterà a discutere sul problema, infatti l’Italia spende solo l’1,4% del proprio Pil per il sostegno delle famiglie con bambini, meno della media OCSE (2,2%), mentre la Gran Bretagna spende il 3,5% del proprio Pil e la Francia il 3,8%. Oltre ad essere un paese umiliato, ci scopriamo anche un paese povero, perché le altre nazioni investono i loro capitali nel sostegno alle famiglie con figli (quindi, al futuro), mentre nel nostro paese l’unica cosa che viene abbondantemente finanziata è la politica, con tutti i suoi vizi.

Tutto il discorso fatto sopra ci rivela che il nostro è un paese senza politica, dove burattinai esterni muovono coloro che noi crediamo guide, dove pochi mangiano vendendo la nostra dignità ed il nostro benessere, chiudendoci gli occhi con discussioni assurde su temi che non dovrebbero mai essere messi in discussione, come l’indipendenza delle toghe.


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permalink | inviato da zinonno il 27/4/2011 alle 18:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
25 APRILE: RESISTERE OGGI COME IERI
post pubblicato in diario, il 24 aprile 2011

Le feste pasquali cadono quest’anno in coincidenza con il 25 aprile, anniversario della liberazione dal nazifascismo. È quindi necessario dedicare almeno uno dei giorni di festa per una riflessione su questa data, che soprattutto negli ultimi anni sta acquistando un valore fondamentale. Come da diversi anni a questa parte, da quando cioè una certa fazione politica è salita al potere, facendo capire che anche i topi di fogna possono avere posti importanti nel nostro sballato paese, il 25 aprile coincide tanto con la commemorazione quanto con il disconoscimento dei valori della resistenza.

Proprio pochi giorni prima della festa che ricorda la liberazione del nostro paese dalla piaga del nazifascismo, una dottrina totalitaria derivante dal delirio di onnipotenza di due nani psicotici, a Roma compaiono manifesti anonimi con l’immagine di uno squadrone fascista (ricordiamo questi soggetti che, tolti dalle carceri, furono autorizzati a picchiare, uccidere e stuprare per mantenere la paura del regime) con armi e fez e la scritta “25 aprile – Buona Pasquetta”, negando quindi l’importanza della festa della Liberazione. A rincarare la dose, tanto per ricordarci che questi atti non sono semplici deliri di psicotici repressi, ma che hanno un’origine politica derivante dalle istituzioni democratiche ormai inquinate, ci mette Cirielli, il presidente della Provincia di Salerno. Come ogni anno i manifesti della Provincia si trasformano in un ripugnante strumento di propaganda post-fascista e, soprattutto, in un esercizio di fantapolitica di basso livello. Cirielli, che l’anno scorso parlò della liberazione ad opera degli alleati americani (dimenticando inglesi e, soprattutto, i partigiani) come di una liberazione da fascismo e comunismo, quando il comunismo di certo non stava tenendo il paese sotto dittatura nel 1945, quest’anno ci ha tenuto a ricordare come la liberazione fu l’inizio di un’alleanza euro-americana che impedì l’affermarsi di dittature comuniste nell’occidente italiano. Cirielli, una volta di più, mostra in un solo colpo di non avere il senso della patria e di avere anche grosse pecche riguardo la storia d’Italia, oltre alle pecche politiche che sta ampiamente mostrando nell’amministrazione della provincia. In Italia, come in tutta l’Europa occidentale, il comunismo non avrebbe mai portato alla dittatura, anche perché i leader comunisti dei paesi occidentali (Italia inclusa, con Enrico Berlinguer) presero le distanze dal Partito Comunista russo, mostrando quindi una volontà tutt’altro che totalitaria. Anche la tesi “cirelliana” secondo cui Togliatti debba essere considerato responsabile morale dell’eccidio delle fosse ardeatine è tutt’altro che una verità, diciamo che Cirielli espone una tesi senza motivarla, lasciandola puramente una fandonia di cattivo gusto. Oltre alle falsità storiche scritte sui manifesti della Provincia di Salerno, è contestabile anche il tempismo, infatti il 25 aprile non ha nulla a che fare con una lotta contro i comunisti che in Italia non c’è mai nemmeno stata. Cirielli non è comunque l’unico folle a volere il ritorno di “un altro duce, un altro re”, il 20 aprile il giovane consigliere del PDL ed esponente di Casapound Renato Montagnolo ha celebrato l’anniversario della nascita di Adolf Hitler sul proprio profilo Facebook. Montagnolo non è di certo il primo personaggio politico del centrodestra a mostrare la propria inclinazione alla dittatura nazista, però in un paese normale, dove l’apologia di fascismo è ancora reato (benché qualche deputato del PDL stia lavorando per depenalizzarla), un essere del genere non dovrebbe nemmeno essere ammesso alla vita politica del paese, che di fascismo è stato malato già per troppo tempo.

I dittatori del nostro tempo non stanno comunque lavorando solo al revisionismo storico, portato magistralmente avanti con il progressivo impoverimento ed imbarbarimento della società (una società ignorante, povera e arrabbiata cede facilmente ai richiami degli estremismi, come appunto accadde nel ventennio), anche in questi giorni di festa il centrodestra sta lavorando contro la democrazia. Proprio ieri il direttore della RAI Masi ha richiamato Santoro, Floris e Annunziata perché a suo dire le loro trasmissioni sono troppo sbilanciate a favore dell’opposizione. Il richiamo di Masi è tutt’altro che legittimo, inoltre il tempismo (a meno di un mese dalle amministrative, poco dopo un tentativo fallito di sospensione dei talk-show politici) lascia pensare che si tratti di un ordine dall’alto. Anche per quei pochi folli che troveranno legittimo il richiamo c’è qualcosa che puzza, infatti i tre “favorevoli” all’opposizione sono stati richiamati, mentre Minzolini e Ferrara, che conducono due porcherie che nemmeno più il pubblico segue, possono continuare indisturbati. Il dubbio che il “richiamo” sia partito dalla bocca di Masi solo dopo una chiamata dall’alto è molto più che fondato.

Alla luce di questi fatti, del revisionismo storico e degli attacchi alla democrazia ed alla Costituzione che certi discutibili personaggi stanno portando avanti nel nostro paese, oggi più che ieri è necessario festeggiare il 25 aprile, una data che mai dovremo dimenticare, una data che deve far rinascere in noi l’orgoglio di essere italiani, di aver lottato per riavere una libertà che qualcuno ci stava negando, una data che deve farci riprendere a lottare contro i nazifascisti di oggi, così che questi vengano ricacciati nelle fogne da dove sono usciti e così che costoro non dimentichino piazzale Loreto, una storia VERA (a differenza delle loro fandonie) che ancora oggi gli brucia.

Meditando su questo, passate una buona Pasqua ed una serena festa della Liberazione (25 aprile 1945 – 25 aprile 2011).

SCHENGEN, LA FINTA EMERGENZA E I NAZIONALISMI
post pubblicato in diario, il 23 aprile 2011

In questi giorni si sta parlando tanto di emergenza immigrazione e sono venuti fuori i trattati di Schengen, che ad un tratto a qualcuno sono parsi la soluzione a tutti i problemi mentre per qualcun altro sono stati un problema. Ieri sera è addirittura circolata la notizia che l’esecutivo francese volesse sospendere il trattato stesso, notizia poi smentita, ma non tanto surreale, soprattutto in vista di una probabile salita al potere dell’estrema destra alle prossime elezioni. Tutto è nato dal flusso migratorio proveniente dal nord Africa all’indomani dello scoppio della guerra in Libia. Eppure i più informati notano che qualcosa non quadra. Innanzitutto bisogna capire il problema quale è effettivamente. Tutto è cominciato, ovviamente, dall’Italia. Nel momento in cui il nord Africa è entrato in agitazione, subito il ministro Maroni ci ha tenuto a pronosticare una fuga di massa verso l’Italia, parlò di decine, forse centinaia di migliaia di immigrati in fuga verso le nostre coste. Il flusso migratorio effettivamente c’è stato, ma al momento sulle nostre coste (dopo più di un mese di agitazioni) sono approdati appena 16.000 migranti, molto meno di quelli che aveva annunciato Maroni. Nonostante l’emergenza non sia esplosa, o almeno si sia rivelata meno grave del previsto, il Governo italiano ha cominciato ad appellarsi all’Europa e soprattutto alla Francia, forte del fatto che molti dei tunisini in entrata volesse usare l’Italia solo come “transito”. Per rendere più forte il proprio appello, il Governo, forte dell’aiuto dei mass media politicizzati, ha cominciato a mostrare Lampedusa come un’isola invasa da immigrati, dove ormai scarseggiavano acqua e viveri e dove le condizioni igieniche erano terribili. Gli abitanti di Lampedusa effettivamente questo dramma lo stavano vivendo, infatti tutti quegli immigrati per la piccola isola erano troppi, ma l’Unione Europea e la Francia non hanno voluto aiutare il nostro paese, facendosi giudicare da noi come “brutti e cattivi”. La verità, quella che si trova solo sui giornali stranieri, è che l’Europa non ha voluto aiutarci per il semplice fatto che un’emergenza non c’è, infatti il flusso migratorio che sta investendo il nostro paese è il solito flusso primaverile, quello che si verifica puntualmente quando il tempo migliora e le acque del Mediterraneo si calmano. Un grande spostamento di uomini, quello che ha annunciato Maroni, c’è stato solo tra i diversi paesi del nord Africa, infatti quando la situazione di un paese (prima l’Algeria, poi l’Egitto, poi la Tunisia) si è normalizzata, i cittadini che in passato da lì erano fuggiti verso uno dei paesi vicini hanno colto l’occasione per tornare a casa. Quelli che hanno rischiato la vita per arrivare in Libia e da lì partire per l’Italia sono stati una piccola parte, paragonabile numericamente a quelli che ogni anno fanno lo stesso tragitto. L’emergenza quindi non c’è, per questo motivo l’Unione Europea non è intervenuta. Il comportamento della Francia, a onor del vero, è comunque molto scorretto, infatti i controlli ed i respingimenti che i transalpini stanno portando avanti alla frontiera violano il principio del trattato di Schengen, per questo motivo l’Unione Europea ha fatto l’unica cosa in suo potere, un richiamo ufficiale, mentre l’Italia deve solo tacere perché la politica portata avanti da Sarkozy è quella che alla Lega Nord piacerebbe applicare in Italia.

La situazione che si è creata in queste ultime settimane riguardo la fantomatica emergenza immigrazione non è dovuta a carenze del trattato di Schengen o dell’Unione Europea, è semplicemente l’ennesimo esempio di malgoverno italiano. L’intasamento di Lampedusa, creato ad hoc per fare pressioni sull’Unione Europea, a causa di un normale flusso migratorio non è la conseguenza di una cattiva politica europea, ma è semplicemente il fallimento delle politiche anti-immigrazione del Governo in carica, quindi i “cattivi” della situazione sono Maroni e Berlusconi, non l’Europa e Schengen. Una prospettiva più ampia poi c’è la fornisce il comportamento del governo francese, infatti abbiamo visto anche lì come le politiche isolazioniste e xenofobe possano rendere impossibile risolvere problemi molto semplici da risolvere (ricordiamo che qualche decennio fa la Germania da sola ha dovuto fronteggiare una vera e propria “invasione” di turchi, senza l’aiuto di nessuno). La grande confusione creata da queste isolate politiche nazionaliste dovrebbe farci riflettere, infatti in Europa (Finlandia, Francia, Ungheria, per citare alcune nazioni) i nazionalismi avanzano con l’aggravarsi della crisi, e Beppe Grillo giustamente ricorda in un post del suo blog come una situazione economica analoga, cioè il crollo delle borse del ’29 e le economie nazionali in crisi a causa del primo conflitto mondiale, portò all’ascesa di Hitler in Germania e di altri sanguinari dittatori, pensiamo ora a cosa potrebbe causare una piccola crisi come quella attuale se tutta l’Europa fosse divisa in tanti nuclei nazionalisti e xenofobi…sarebbe la catastrofe.

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