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RICETTA PER IL MEDIORIENTE
post pubblicato in diario, il 19 novembre 2015

In questi giorni proseguono senza sosta i bombardamenti sulla Siria. Grazie agli attentati di Parigi, Hollande è riuscito a tirare Putin dalla sua parte, anche se i due dovranno stabilire se rovesciare Assad (come vorrebbero USA e Francia) o se lasciarlo al governo (come vorrebbe la Russia).

In questo contesto di guerra asimmetrica, un conflitto in cui una parte combatte con uomini e mezzi militari mentre l'altra parte usa terrorismo e guerriglia, viene da chiedersi come si potrebbe fare per riportare la pace in Medioriente.

I problemi del Medioriente nascono dal disfacimento dell'Impero ottomano dopo la fine della Grande Guerra. L'impero ottomano nella sua vastità raggruppava tutti gli stati e le etnie che oggi si fanno guerra tra loro. Dopo la sconfitta in guerra patita dall'Impero ottomano (che era alleato di Germania e Austria), i paesi vincitori ne imposero la dissoluzione. Da quel momento, Francia e Gran Bretagna iniziarono a giocare a Risiko sul Medioriente, disegnarono i confini secondo i loro accordi. I confini ovviamente non tennero minimamente conto delle etnie che abitavano i territori, così ad esempio i curdi si trovarono divisi tra Turchia, Siria e Iraq, venendo perseguitati in tutti e tre i paesi. Questa presenza ingombrante di Francia e Gran Bretagna, che imponevano ai neonati paesi i governanti che dicevano loro, creò ovviamente instabilità. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la dose fu rincarata imponendo gli insediamenti israeliani in Palestina. Da allora è andata sempre peggio e l'Occidente ha perseverato nel suo errore.

La descrizione storica (molto sintetica, andrebbe sicuramente approfondita) serve a rendere subito chiaro quello che è stato ed è ancora oggi il problema: le interferenze straniere nelle dinamiche politiche mediorientali. Finché noi euro-americani continueremo a sostenere o rovesciare governi in Medioriente come più ci piace, creeremo sempre maggiori tensioni perché i gruppi che perderanno il potere (o che perderanno qualcosa nel cambio) non accetteranno mai l'intrusione straniera. L'unico sistema che c'è perché in Medioriente si sistemino le cose è lasciare che se la sbrighino da soli. Nel momento esatto in cui lasceremo quelle zone, scoppieranno rivoluzioni e guerre civili, ci saranno "Primavere arabe" molto lunghe e sanguinose, ma dobbiamo ricordare che nella storia di rivoluzioni brevi e pacifiche ne sono esistite poco. Queste guerre civili termineranno con la formazione di governi stabili. A quel punto dovremo resistere alla tentazione di giudicare quei governi giusti o sbagliati, sia perché saranno i cittadini di quei paesi a dover giudicare secondo le loro idee e le loro culture (in politica, così come in tutto il resto, ciò che a noi può sembrare giusto agli altri può sembrare sbagliato), sia perché l'andamento dei nostri paesi dovrebbe farci capire che non siamo poi tanto capaci di capire come va effettivamente amministrato un paese. Bisognerà perciò rispettare i governi che nasceranno e la loro sovranità, non interferire con loro né in bene né in male. L'area si stabilizzerà e, per quanto i governi che verranno potranno far schifo, i cittadini di quei paesi vivranno di certo meglio di adesso.

Quello che ho detto sopra è piuttosto ovvio, così come è ovvio il motivo per cui fino ad ora si sia fatto esattamente l'opposto. Un Medioriente in guerra perenne compra tante armi che vendiamo noi. Un costante pericolo di attentati terroristici in Europa e negli USA giustificherà altri secoli di guerre. Attraverso le guerre, Europa e USA continueranno a manipolare quelle zone a loro piacimento, rubandogli il petrolio e le altre risorse. Ai nostri politici, non a noi ovviamente, conviene che il Medioriente sia sempre in fiamme, per questo ora la Francia sta bombardando la Siria nonostante i terroristi di Parigi fossero francesi e belgi. Se Hollande volesse davvero risolvere il problema dei terroristi sul territorio francese, dovrebbe lavorare affinché gli immigrati e i figli di immigrati non siano più ghettizzati nelle banlieues, ma vivano integrati con gli altri francesi. Dovrebbe essere il punto primo nel programma di un socialista, ma ormai in Europa del socialismo è rimasto solo il ricordo, regna solo il denaro.


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permalink | inviato da zinonno il 19/11/2015 alle 23:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
GIOCHI DI GUERRA E POLITICA
post pubblicato in diario, il 4 novembre 2015

Dal 21 ottobre di quest’anno, nascosta dal silenzio assordante dei media italiani, ha preso il via la più importante esercitazione militare della NATO dai tempi della guerra fredda, la Trident Juncture 2015. Sono coinvolti nelle operazioni i paesi della NATO più Australia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Finlandia, Macedonia, Svezia e Ucraina.

Come paese NATO, nelle esercitazioni è coinvolta anche l’Italia con 4mila militari. Lo spazio aereo italiano, insieme a quelli di Spagna, Portogallo e Mediterraneo centrale sarà utilizzato dalla NATO. Proprio ieri i paracadutisti della folgore hanno effettuato un lancio di massa in Spagna ed hanno preso il controllo di un perimetro “difensivo”.

Oggi ci sono state manifestazioni di protesta, con tanto di cariche della polizia sui manifestanti pacifisti, a Capo Teulada (Sardegna), dove l’esercitazione porterà a sparare davvero (a differenza che a Trapani e Poggio Renatico). La NATO ha deciso questa esercitazione tanto realistica incurante del paradiso naturale poco distante.In fondo basti ricordare i problemi creati dalla base americana a La Maddalena per capire che la tutela dell’ambiente è secondaria rispetto alla guerra.

Come detto sopra, è la più importante esercitazione militare della NATO dai tempi della guerra fredda.Non stupisce che la Trident Juncture 2015 casa nel pieno di una nuova guerra fredda, con USA e Russia in aperto contrasto sulla questione siriana e su quella ucraina. La tensione tra gli USA, e la NATO di conseguenza, e la Russia ha raggiunto l’apice con l’inizio dei bombardamenti di Putin sulla Siria, l’intervento russo ha infatti guastato i piani di Obama che con la scusa dell’ISIS era pronto a rovesciare il governo di Assad. Che questa esercitazione sia parte di una prova di forza contro la Russia è emerso anche dalle parole del segretario generale della NATO, Jens Stoltemberg, il quale ha dichiarato che “inviamo un messaggio a qualsiasi avversario potenziale: la NATO è pronta a dislocare prontamente le forze armate, possiamo farlo su terra, in mare e in aria”. Ovvio il richiamo a Putin, l’avversario potenziale ora è lui ed era importante far vedere quello che l’alleanza potrebbe schierare in caso di “azzardi” russi in Ucraina o negli altri paesi dell’est Europa dove sono state ufficialmente inaugurate le basi NATO.

Putin e Obama giocano alla guerra fredda, la NATO si conferma cagnolino fedele degli USA. Si gioca al Risiko, intanto si spendono risorse, si inquina l’ambiente e si picchiano i pacifisti. Dio benedica l’America!

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permalink | inviato da zinonno il 4/11/2015 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA GUERRA IN SIRIA
post pubblicato in diario, il 1 ottobre 2015

La guerra civile siriana, che va ormai avanti da diversi anni ed è combattuta tra il governo di Assad ed i suoi oppositori, ha ormai raggiunto un livello quasi globale. Ormai è estremamente riduttivo parlare di guerra civile, in Siria stiamo assistendo a scene di guerra fredda tra Russia e USA molto più gravi rispetto a quelle viste in Ucraina pochi mesi fa. Se in Ucraina c’è stato uno scontro diplomatico tra occidente e Russia, sul campo infatti i soli ucraini si contrapposero alle milizie irregolari inviate da Putin, in Siria invece sono coinvolti direttamente USA e Russia.

Gli USA già qualche anno fa avrebbero voluto appoggiare direttamente sul territorio siriano i ribelli anti-Assad, ma furono bloccati dalla secca opposizione di Russia e Cina che impedirono ad Obama di avere il permesso delle Nazioni Unite di attaccare il paese. Da allora però gli USA non hanno mai cambiato posizione ed ora,favoriti dal fantoccio ISIS importato in Siria dall’Iraq, hanno iniziato i bombardamenti del paese. A rendere più aggressiva la politica in Siria di Obama ci hanno pensato anche le imminenti elezioni presidenziali. Agli occhi dei repubblicani l’amministrazione Obama ha indebolito le difese degli USA, quindi Obama spera con un intervento deciso contro l’ISIS ed Assad di far recuperare consensi ai democratici in vista delle elezioni del 2016. A favorire l’azione americana ci ha pensato anche il governo turco, Erdogan ha infatti offerto le proprie basi aeree per gli aerei americani impegnati nei raid ed in cambio ha preteso solo la libertà di poter bombardare anche i curdi, così da scatenare una reazione dell’odiato PKK e giustificare una repressione violenta del movimento.Ovviamente tutta questa manovra è giustificata come un intervento contro l’ISIS.

La Russia dal canto suo si è sempre opposta all’intervento americano contro Assad. Il presidente siriano è infatti uno storico alleato di Putin, inoltre è un ottimo cliente della Russia da cui compra armi. La guerra civile per la Russia è stata poi un business importante, infatti ha spinto Assad a comprare ancora più armi,aumentando gli introiti nelle casse russe. La Russia si è quindi sempre schierata contro l’interventismo di Obama ed ha appoggiato Assad nella guerra civile vendendogli le armi, incurante dei crimini di guerra di cui si è macchiato il leader siriano. Gli scontri tra Putin e Obama fino ad ora però erano sempre stati di natura diplomatica, invece ora, dopo l’intervento diretto degli USA in Siria, anche la Russia ha deciso di rompere gli indugi. In fondo l’ISIS è potenzialmente più pericolosa per la Russia che non per gli USA, infatti il confine sud russo non è poi tanto distante da Siria ed Iraq e nel territorio russo ci sono popolazioni mussulmane scontente (come i ceceni) che potrebbero subire il fascino dell’ISIS. Anche per questa potenziale contaminazione Putin preferisce mantenere in Siria un governo stabile, piuttosto che creare un vuoto di potere che spalanchi le porte ai gruppi estremisti islamici come in Libia.Forte di queste ragioni, la Russia ha iniziato i suoi raid contro l’ISIS.

Da pochi giorni la Russia ha iniziato i raid e già gli americani la accusano di aver bombardato zone dove non c’è traccia dell’ISIS e di aver solo colpito gli oppositori di Assad. La Russia ovviamente smentisce. È difficile avere una conferma o una smentita attendibile di tali informazioni, nei paesi coinvolti infatti ognuno conferma la versione che serve alla propria politica. Di certo c’è che sia gli esponenti della comunità siriana in Italia che la televisione libanese al-Mayadeen confermano l’accusa statunitense.

La Siria è ormai diventata il centro di un gioco di potere tra Russia e USA cominciato già qualche anno fa, portato avanti in Ucraina e che ora trova il suo momento di maggiore tensione. Quel che è certo è che l’ISIS è una scusa, una sua diffusione al di fuori dei confini di paesi disastrati come Siria, Iraq e Libia è impensabile (già in Iraq perdono terreno). Viene da chiedersi perché gli USA ci abbiano tenuto tanto ad attaccarli in Siria e non altrove, per esempio in Libia (ben più vicini all’Europa occidentale). Sicuramente il fatto che in Siria vi sia il petrolio, visti i precedenti in Iraq, non può essere un caso. Probabilmente il buon Obama avrebbe voluto approfittare della guerra civile per rovesciare Assad e mettere in Siria un governo fantoccio così come hanno fatto in Iraq, con la conseguenza di destabilizzare la zona e lasciare campo libero ai gruppi estremisti. Se però in Iraq fu semplice, perché tutto il mondo occidentale era con gli USA, in Siria c’è la Russia che rovina i piani americani. Putin vuole innanzitutto dimostrare ancora una volta che la Russia,dopo il crollo dell’Unione Sovietica, è tornata ad avere peso internazionale, e per farlo ha scelto di tutelare un suo storico alleato che con l’acquisto di armi sta ben foraggiando il suo paese. Visto che gli USA, spavaldi, hanno iniziato i raid in Siria, la Russia mostra i muscoli e la imita. Ufficialmente stanno entrambe bombardando l’ISIS, ma c’è da giurare che una pioggia di bombe colpirà un po’ ovunque e quei quattro esaltati saranno ancora lì. Alla fine del braccio di ferro, che si concluderà con un accordo politico figlio della prova di forza, saranno morti i curdi nemici della Turchia, saranno morti gli oppositori di Assad e buona parte dei pro-Assad, il paese sarà un mucchio di rovine e ci diranno che l’ISIS è più debole ma vive ancora (così potranno usarlo all’occorrenza come per anni hanno fatto con Al Qaeda).

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permalink | inviato da zinonno il 1/10/2015 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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