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SCHENGEN, LA FINTA EMERGENZA E I NAZIONALISMI
post pubblicato in diario, il 23 aprile 2011

In questi giorni si sta parlando tanto di emergenza immigrazione e sono venuti fuori i trattati di Schengen, che ad un tratto a qualcuno sono parsi la soluzione a tutti i problemi mentre per qualcun altro sono stati un problema. Ieri sera è addirittura circolata la notizia che l’esecutivo francese volesse sospendere il trattato stesso, notizia poi smentita, ma non tanto surreale, soprattutto in vista di una probabile salita al potere dell’estrema destra alle prossime elezioni. Tutto è nato dal flusso migratorio proveniente dal nord Africa all’indomani dello scoppio della guerra in Libia. Eppure i più informati notano che qualcosa non quadra. Innanzitutto bisogna capire il problema quale è effettivamente. Tutto è cominciato, ovviamente, dall’Italia. Nel momento in cui il nord Africa è entrato in agitazione, subito il ministro Maroni ci ha tenuto a pronosticare una fuga di massa verso l’Italia, parlò di decine, forse centinaia di migliaia di immigrati in fuga verso le nostre coste. Il flusso migratorio effettivamente c’è stato, ma al momento sulle nostre coste (dopo più di un mese di agitazioni) sono approdati appena 16.000 migranti, molto meno di quelli che aveva annunciato Maroni. Nonostante l’emergenza non sia esplosa, o almeno si sia rivelata meno grave del previsto, il Governo italiano ha cominciato ad appellarsi all’Europa e soprattutto alla Francia, forte del fatto che molti dei tunisini in entrata volesse usare l’Italia solo come “transito”. Per rendere più forte il proprio appello, il Governo, forte dell’aiuto dei mass media politicizzati, ha cominciato a mostrare Lampedusa come un’isola invasa da immigrati, dove ormai scarseggiavano acqua e viveri e dove le condizioni igieniche erano terribili. Gli abitanti di Lampedusa effettivamente questo dramma lo stavano vivendo, infatti tutti quegli immigrati per la piccola isola erano troppi, ma l’Unione Europea e la Francia non hanno voluto aiutare il nostro paese, facendosi giudicare da noi come “brutti e cattivi”. La verità, quella che si trova solo sui giornali stranieri, è che l’Europa non ha voluto aiutarci per il semplice fatto che un’emergenza non c’è, infatti il flusso migratorio che sta investendo il nostro paese è il solito flusso primaverile, quello che si verifica puntualmente quando il tempo migliora e le acque del Mediterraneo si calmano. Un grande spostamento di uomini, quello che ha annunciato Maroni, c’è stato solo tra i diversi paesi del nord Africa, infatti quando la situazione di un paese (prima l’Algeria, poi l’Egitto, poi la Tunisia) si è normalizzata, i cittadini che in passato da lì erano fuggiti verso uno dei paesi vicini hanno colto l’occasione per tornare a casa. Quelli che hanno rischiato la vita per arrivare in Libia e da lì partire per l’Italia sono stati una piccola parte, paragonabile numericamente a quelli che ogni anno fanno lo stesso tragitto. L’emergenza quindi non c’è, per questo motivo l’Unione Europea non è intervenuta. Il comportamento della Francia, a onor del vero, è comunque molto scorretto, infatti i controlli ed i respingimenti che i transalpini stanno portando avanti alla frontiera violano il principio del trattato di Schengen, per questo motivo l’Unione Europea ha fatto l’unica cosa in suo potere, un richiamo ufficiale, mentre l’Italia deve solo tacere perché la politica portata avanti da Sarkozy è quella che alla Lega Nord piacerebbe applicare in Italia.

La situazione che si è creata in queste ultime settimane riguardo la fantomatica emergenza immigrazione non è dovuta a carenze del trattato di Schengen o dell’Unione Europea, è semplicemente l’ennesimo esempio di malgoverno italiano. L’intasamento di Lampedusa, creato ad hoc per fare pressioni sull’Unione Europea, a causa di un normale flusso migratorio non è la conseguenza di una cattiva politica europea, ma è semplicemente il fallimento delle politiche anti-immigrazione del Governo in carica, quindi i “cattivi” della situazione sono Maroni e Berlusconi, non l’Europa e Schengen. Una prospettiva più ampia poi c’è la fornisce il comportamento del governo francese, infatti abbiamo visto anche lì come le politiche isolazioniste e xenofobe possano rendere impossibile risolvere problemi molto semplici da risolvere (ricordiamo che qualche decennio fa la Germania da sola ha dovuto fronteggiare una vera e propria “invasione” di turchi, senza l’aiuto di nessuno). La grande confusione creata da queste isolate politiche nazionaliste dovrebbe farci riflettere, infatti in Europa (Finlandia, Francia, Ungheria, per citare alcune nazioni) i nazionalismi avanzano con l’aggravarsi della crisi, e Beppe Grillo giustamente ricorda in un post del suo blog come una situazione economica analoga, cioè il crollo delle borse del ’29 e le economie nazionali in crisi a causa del primo conflitto mondiale, portò all’ascesa di Hitler in Germania e di altri sanguinari dittatori, pensiamo ora a cosa potrebbe causare una piccola crisi come quella attuale se tutta l’Europa fosse divisa in tanti nuclei nazionalisti e xenofobi…sarebbe la catastrofe.

OPERAZIONE MEMORIA: ECONOMIA E LAVORO
post pubblicato in diario, il 2 agosto 2010

Da oggi inizia una serie di analisi delle operazioni di questo governo, così da venire incontro alle richieste di Berlusconi, che tempo fa ha invocato un’”operazione memoria” per ricordare agli italiani quanto di buono è stato fatto. Oggi verrà analizzata la politica economica del Governo.

Le legislature berlusconiane, bisogna dirlo, sono state tutte contraddistinte da una terribile sfortuna (almeno così dice il PdL), infatti il terzo governo Berlusconi ha dovuto affrontare la crisi generata dal crollo delle Twin Towers (2001) ed il quarto sta affrontando la crisi economica. Ciò che non si capisce, però, è come mai tali crisi per il nostro paese sono sempre più devastanti. Dal 2002 al 2005 (governo “Berlusconi III”), si ha la crescita del PIL solo nel 2002 (+0,3%) e nel 2004 (+1,1%), mentre nel 2003 e nel 2005 la crescita è pari a zero, ma Berlusconi ci tranquillizza, infatti era solo colpa della crisi mondiale. Il caso vuole, però, che nel 2006 sale al governo Romano Prodi e la crisi svanisce di colpo, infatti in tre anni il PIL è sempre in attivo (2006: +1,5% - 2007: +1,7% - 2008: +0,7%). Poi torna a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi, il ministro dell’economia è di nuovo Tremonti e scoppia, guarda caso, una nuova crisi, così nel 2009 (-2,1%) e nel 2010 (-0,1%) è recessione piena. Nel biennio 2009-2010 tutta l’Eurozona vive un momento di crisi, ma Eurolandia riesce a reagire al 2009 disastroso (-2%) riuscendo a riportare la crescita ad un, pur minimo, attivo (+0,2%). Questa coincidenza delle crisi con le salite al potere di Berlusconi fanno nascere due ipotesi, infatti o Berlusconi porta sfiga, oppure le crisi negli ultimi anni ci sono spesso e lui non è in grado di affrontarle, quindi le usa come alibi. Essendo che un’analisi razionale non può tenere conto della variabile “sfortuna”, appare ovvia la seconda ipotesi. La crisi del 2001 colpì duramente il mondo, ma l’Italia la usò come alibi e si trascinò fino al 2006, poi salì al governo Prodi (che fu tutt’altro che un buon presidente) che riuscì a ristabilire un po’ la situazione, finché il suo fragile governo non cadde, così tornò il centrodestra e partì la crisi mondiale. A questo punto credo sia legittimo chiedersi come sarebbe andata se ad affrontare questa situazione ci fosse stato qualcun altro al posto di Berlusconi. Il fatto è che Prodi non fu un buon governante, perché pur di far quadrare i bilanci metteva in secondo piano il benessere dei cittadini, ma almeno aveva delle competenze in fatto di economia, non era un imprenditore massone e malavitoso salito al governo per sistemare i propri guai giudiziari, quindi almeno sapeva dove sbattere la testa.

Per quanto riguarda la politica economica, degno di nota è anche il modo di porsi di questo governo nei confronti dell’evasione fiscale. Normalmente tutti i governi, in modi più o meno efficaci, hanno portato avanti una lotta all’evasione, Berlusconi e Tremonti invece hanno inaugurato la politica del favoreggiamento, aiutando gli evasori con condoni di ogni genere (di cui spesso il premier è stato il primo ad usufruire). Anche nel caso dell’evasione fiscale il centrodestra perde contro il governo Prodi, che effettivamente su questo fronte si impegnò molto. Durante il governo dell’Unione infatti ci fu un calo dell’evasione, tanto che la Banca d’Italia dichiarò un gettito maggiore del 15% e ne diede il merito all’”intensificarsi dei provvedimenti di contrasto all’evasione”. Dal 2008, anno della caduta di Prodi e del ritorno di Berlusconi, tale magia (sempre per caso, secondo i pidiellini) finisce e l’evasione torna ad aumentare, nonostante condoni e scudo fiscale. Il fallimento dei condoni era ovvio sin dall’inizio, infatti era un colpo di spugna a cui poteva accedere solo chi poteva permettersi il pagamento di una quota proporzionale all’evaso, quindi se ne avvalsero grandi evasori (tipo Valentino Rossi, Giancarlo Fisichella e, guarda caso, Silvio Berlusconi), invece ai piccoli evasori non restò che continuare ad evadere. Lo stesso discorso vale poi per lo scudo fiscale, che è stato semplicemente un grosso regalo alla mafia (a cui Berlusconi ed il PdL sono molto legati), ma i capitali rientrati sono stati molto pochi, forse perché comunque all’estero sono meno tassati.

Un altro fiore all’occhiello di questo governo è stata la politica del lavoro. Trascurando il continuo aumento della disoccupazione, che non ha subito arresti nemmeno durante il triennio di Prodi, è comunque possibile definire “fallimentare” le azioni di questa coalizione di governo. Padre della terribile legge Biagi è infatti Roberto Maroni, allora Ministro del Lavoro ed oggi Ministro degli Interni, che non ha avuto il coraggio di apporvi il suo nome, ma lui ne è l’ideatore ed il firmatario. La Legge Biagi non solo non ha diminuito il numero di disoccupati (diminuzione che avrebbe comunque avuto solo valore statistico), ma ha anche aperto la strada alla schiavizzazione del lavoratore, moltiplicando e legittimando episodi come il licenziamento senza giusta causa e la negazione dei diritti del lavoratore (un dipendente assunto a progetto, spesso con contratto della durata inferiore ai 30 gg, non reclamerà mai i propri diritti). Tale politica della schiavizzazione del lavoratore continua ancora oggi, con uno scellerato Ministro del Lavoro (Sacconi) che non solo non contrasta, ma asseconda il delirio di onnipotenza dell’ad FIAT, Marchionne, dando l’inizio ad un periodo che vedrà i lavoratori tornare alle condizioni precedenti le grandi lotte sindacali degli anni ’60.

Per concludere quest’analisi, voglio prendere in considerazione dei provvedimenti che, magari dopo una grossa pubblicità, sono spariti nel nulla. Come non ricordare la “Social Card”, l’elemosina di 40 € riservata ai poverissimi e vecchissimi. Pochi ne hanno fatto richiesta (intuendone l’inutilità) e grazie al perverso meccanismo del controllo posticipato (prima le assegnavano, poi controllavano se chi le aveva ne aveva realmente diritto, dando per scontato che tutti gli anziani d’Italia siano ragionieri) spesso le hanno date scariche, causando anche episodi umilianti a danno di cittadini già in difficoltà economiche. Il cavallo di battaglia di questo governo sarà comunque l’abolizione dell’ICI sulla prima casa, una norma che poteva essere buona, se fatta bene. Hanno tolto l’ICI, principale fonte di sostentamento degli enti locali, ma non solo non hanno compensato la perdita ai Comuni, gli hanno anche tagliato i fondi, quindi questi si sono rivalsi sui cittadini, aumentando le imposte comunali. Qualcuno dirà che l’aumento delle imposte comunali non è colpa del governo, ma ciò sarebbe vero solo se il Governo non avesse affamato i Comuni, continuando però a fargli carico di numerosi servizi.

Berlusconi si è sempre presentato come un uomo che “non avrebbe messo le mani nelle tasche degli italiani”, ma di nascosto le ha messe eccome, basti pensare all’aumento delle imposte locali dopo che il suo Governo ha tagliato i fondi, basti pensare all’imminente rincaro dei pedaggi autostradali. Non ha creato nuove tasse, ma ha fatto in modo che le imposte indirette salissero alle stelle, guadagnandoci comunque alle nostre spalle. La politica economica berlusconiana si è rivelata ben peggiore della contestatissima politica di Prodi che non ha governato bene, ma almeno dal punto di vista economico qualcosa ha fatto.

C’ERA UNA VOLTA LA FAMIGLIA
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2010

I politici ed i preti parlano continuamente di attacchi alla famiglia, usando il concetto classico (obsoleto, a dir la verità) di famiglia fondata sulla capacità di procreare come strumento per negare diritti fondamentali agli omosessuali che chiedono il matrimonio civile. Eppure una notizia arrivata oggi ci fa capire che i pericoli alla famiglia derivano da ben altri problemi.

La famiglia italiana, si apprende oggi, è composta per il 53,4% da nuclei senza figli; la situazione sarebbe anche peggiore se non vi fossero gli immigrati nel nostro paese. Per il 19,5% delle famiglie la scelta di non avere figli è dovuta alla mancanza di denaro, mentre per l’1,5% la causa è la precarietà del lavoro. Da queste statistiche si capisce che ciò che spaventa le famiglie italiane ed impone loro la scelta di non allargarsi non è il terrorismo o il riconoscimento dei diritti civili ai gay, ma è la mancanza di denaro e di lavoro. Gianfranco Fini, leggendo queste statistiche, ha parlato di situazione da “allarme rosso” e questa volta non gli si può dare torto. Da anni i leghisti parlano di tutelare la famiglia italiana dalla presenza di stranieri, loro al governo però hanno indebolito l’economia italiana ed hanno precarizzato il lavoro (legge Biagi, firmata dall’allora ministro del lavoro, Maroni), rendendosi quindi tra le principali cause di questa situazione di emergenza.

In questo periodo i politici stanno parlando molto di lavoro, qualcuno ha addirittura promesso di creare un milione di posti, ma visti i precedenti non ci crede nessuno. La situazione è critica, il lavoro serve, ma sappiamo benissimo che, finita la campagna elettorale, tutti dimenticheranno le promesse fatte.


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permalink | inviato da zinonno il 24/3/2010 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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