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IL GOVERNO DIVISO NEL PAESE CHE AFFONDA
post pubblicato in diario, il 30 luglio 2010

Ieri c’è stata la rottura ufficiale tra Berlusconi e Fini. Un fatto che non ha sorpreso nessuno, visto che i due fondatori del PdL se le stavano dando di santa ragione già da un po’ di tempo. Ora è cominciata una snervante guerra in Parlamento, con i finiani che si contano per capire quanto possono dare fastidio, con il Governo che (come oggi ha detto lo stesso Fini) dovrà trattare su ogni cosa e con l’opposizione che già sghignazza pensando alle elezioni anticipate o all’ipotesi del governo di transizione.

Gli scenari che ora appaiono più realistici per il prossimo futuro sono 3:

1) il Governo andrà avanti su questa strada;

2) il Governo cadrà e si metterà su un governo di transizione che traghetti il paese alle prossime elezioni;

3) il Governo cadrà e si andrà subito al voto.

Il primo scenario è quello più probabile, infatti Berlusconi non può permettersi di cadere ora, senza che nessuno dei suoi attacchi alla giustizia sia andato a fondo, essendo quindi ancora esposto ai suoi processi. Il premier tenterà prima di far diventare legge il ddl intercettazioni, così da salvare tutti i suoi compari d’affari e per rendersi più semplici gli imbrogli futuri, poi tenterà di far andare a buon fine una delle tante leggi pensate per salvarsi dai processi in corso. A quel punto, il suo Governo potrà anche cadere.

Il secondo scenario è molto apprezzato anche da alcune parti dell’opposizione, in fondo è anche quello migliore per il paese, ma solo se regolato da precise condizioni. Alcuni esponenti del PD hanno dato la benedizione all’ipotesi del governo di transizione, dicendo che è importante non lasciare il paese senza una guida in un momento così delicato. La motivazione avanzata dal PD è assurda, infatti il paese deve avere una guida forte in un momento così difficile, ma tale guida deve essere scelta dal popolo, non dai politici. Inoltre occorre ricordare al PD il “governo tecnico” di Lamberto Dini all’indomani della caduta del primo governo Berlusconi (dopo il famoso strappo con la Lega), che fu addirittura più sciagurato del premier eletto: purtroppo è ovvio che un premier scelto dai politici non potrà mai dare garanzie. La soluzione del governo di transizione può essere la migliore solo a condizione che tale governo si limiti a creare una nuova legge elettorale, evitando così che si voti ancora una volta con il “porcellum” di Calderoli. La legge elettorale attualmente in vigore, infatti, toglie senso alle elezioni perché introduce dei meccanismi perversi che spesso regalano più seggi a chi prende meno voti. Basti ricordare il disastro che questa legge elettorale ha fatto quando fu eletto il secondo governo Prodi che, nonostante avesse preso la maggioranza dei voti, si trovò in minoranza al Senato ed inoltre diede modo all’Udeur (che prese un numero di voti ridicolo) di incidere pesantemente sui giochi del Governo grazie a due seggi alla Camera che divennero decisivi.

Il terzo scenario è quello più affascinante, ma meno adatto alla situazione attuale. Togliersi questo sciagurato premier dalle scatole fa gola a tutti, inoltre questo alle urne si presenterebbe indebolito dalla rottura con Fini, però si andrebbe a votare con una legge elettorale che lo favorisce, inoltre il premier potrà sempre contare sull’assenza di un’alternativa, infatti il PD attuale non è assolutamente in grado di prendere le redini del paese. Il PD di Bersani fino ad ora è stato solo in grado di attaccare le leggi di Berlusconi (in verità, anche in questa attività di pura critica è stato troppo morbido, poco convinto e convincente), al momento non appare in grado di fornire un’alternativa credibile. C’è la candidatura di Vendola, ma questo ha bisogno di tempo per farsi strada nel PD e per inventare un programma serio, se si andasse alle elezioni subito sarà difficile già vederlo candidato premier, figurarsi poi se sarà già in possesso di un programma di governo efficace e strutturato.

Gli scenari sono diversi, la situazione è complicata, intanto il paese continua a scivolare verso il fondo. Mentre Berlusconi e Fini si prendevano a capelli, infatti, il Senato ha approvato la riforma Gelmini che darà il definitivo colpo di grazia all’università, distruggendo il diritto ad un’istruzione pubblica di buon livello; la fase 2 della ricostruzione dell’Abruzzo finisce di nuovo nelle mani della Protezione Civile, nonostante lo schifo che ha fatto in occasione della fase 1; la manovra finanziaria, che distruggerà i diritti dei cittadini privandoli dell’assistenza statale e privando di senso i pagamenti delle tasse, continua il suo iter in Parlamento; la commissione Giustizia della Camera si occupa ancora del “processo breve”, che annullerà un sacco di processi lasciando liberi un sacco di criminali, tra cui il premier. Insomma, mentre i nostri occhi guardano la sit-com “Casa Berlusconi”, i pesci piccoli continuano l’opera di papi smantellando il paese. Va bene guardare ai fatti rilevanti, ma non dobbiamo dimenticare mai che i nostri tg sono condotti dai Minzolini (autore ieri sera di un patetico editoriale in difesa di Berlusconi), Mimun e Vespa che approfittano subito della situazione per farci dimenticare il male che ci stanno facendo.

SEPARATI IN CASA
post pubblicato in diario, il 15 aprile 2010

Il successo del centrodestra alle elezioni regionali ha fatto sparire i problemi per la coalizione di governo dalla tv, ma non dalla vita reale. La Lega ormai ha il controllo del governo, basti ricordare che ad illustrare il piano di riforme a Napolitano non è andato nessuno tra Berlusconi, Bonaiuti o Bocchino, ma al Colle è salito il leghista Roberto Calderoli. Questo definitivo asservimento del PDL alla Lega era ovvio che desse fastidio a qualcuno, ora costui si è manifestato nella persona di Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera dei Deputati. Oggi c’è stato un pranzo tra il premier e Fini, si sa soltanto che il primo ha lanciato al secondo un ultimatum: qualora dovesse decidere di costituire i suoi gruppi, dovrebbe necessariamente lasciare la carica che ricopre. Fini ha risposto che entro una settimana comunicherà la sua decisione al premier ed ora si è trincerato dietro un nervoso silenzio.

A questo punto la spaccatura, che già in passato è apparsa evidente, appare inevitabile. A Fini non andavano giù le politiche folli del premier, sorpreso dalla violenza con cui egli ha attaccato magistratura e Costituzione ed impossibilitato a non pronunciarsi contro, visto il ruolo istituzionale che ricopre; la crescita della Lega e l’asservimento del governo al Carroccio sono state le due gocce che hanno fatto traboccare il vaso, anche perché il vertice di AN per fedeltà a Berlusconi ha fatto sparire il proprio partito facendolo confluire nel PDL, attirandosi non poche critiche da parte dell’elettorato di estrema destra. Berlusconi farebbe male a sottovalutare questa situazione, perché Fini, qualora la spaccatura dovesse divenire definitiva ed ufficiale, potrebbe anche decidere di scendere nuovamente in campo da solo, portando via al PDL uomini e soprattutto voti. La situazione, vista così, potrebbe apparire poco grave, ma non bisogna dimenticare che una doppia manovra simile ha preceduto la disfatta del centrosinistra, infatti il calo costante ed inesorabile del centrosinistra (ad eccezione delle due vittorie di Prodi, in cui vinse più l’uomo che il partito) iniziò quando Rutelli spaccò il PDS formando la Margherita. La situazione non è identica, però i toni lasciano intuire che il rischio è concreto.

Berlusconi ha completamente perso il controllo della sua maggioranza. Lui non vuole cadere, perché non ha ancora risolto completamente i suoi guai con la giustizia, però Fini lo mette in una situazione molto difficile ed il pugno di ferro usato gli si potrebbe ritorcere contro. Qualora Fini dovesse decidere di dare le dimissioni, difficilmente farà comunque cadere il Governo, perché andando alle elezioni subito lui potrebbe candidarsi solo tornando all’ovile, facendo una brutta figura. Gli scenari più probabili sono due:

1) Fini rinuncerà per ora alla creazione dei gruppi e si terrà il posto che occupa;

2) Fini rassegnerà la dimissioni da presidente della Camera dei Deputati e fonderà i suoi gruppi, non farà cadere il governo, ma lavorerà per recuperare credibilità ed elettori, così si candiderà fra tre anni con buone possibilità di fare bene, raccattando i voti della dispersa estrema destra.

Qualunque sia lo scenario, comunque, Berlusconi deve prendere atto di avere un alleato in meno e deve ammettere che il potere attuale della Lega nuoce più a lui che ai suoi avversari.

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permalink | inviato da zinonno il 15/4/2010 alle 19:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
C’ERA UNA VOLTA LA FAMIGLIA
post pubblicato in diario, il 24 marzo 2010

I politici ed i preti parlano continuamente di attacchi alla famiglia, usando il concetto classico (obsoleto, a dir la verità) di famiglia fondata sulla capacità di procreare come strumento per negare diritti fondamentali agli omosessuali che chiedono il matrimonio civile. Eppure una notizia arrivata oggi ci fa capire che i pericoli alla famiglia derivano da ben altri problemi.

La famiglia italiana, si apprende oggi, è composta per il 53,4% da nuclei senza figli; la situazione sarebbe anche peggiore se non vi fossero gli immigrati nel nostro paese. Per il 19,5% delle famiglie la scelta di non avere figli è dovuta alla mancanza di denaro, mentre per l’1,5% la causa è la precarietà del lavoro. Da queste statistiche si capisce che ciò che spaventa le famiglie italiane ed impone loro la scelta di non allargarsi non è il terrorismo o il riconoscimento dei diritti civili ai gay, ma è la mancanza di denaro e di lavoro. Gianfranco Fini, leggendo queste statistiche, ha parlato di situazione da “allarme rosso” e questa volta non gli si può dare torto. Da anni i leghisti parlano di tutelare la famiglia italiana dalla presenza di stranieri, loro al governo però hanno indebolito l’economia italiana ed hanno precarizzato il lavoro (legge Biagi, firmata dall’allora ministro del lavoro, Maroni), rendendosi quindi tra le principali cause di questa situazione di emergenza.

In questo periodo i politici stanno parlando molto di lavoro, qualcuno ha addirittura promesso di creare un milione di posti, ma visti i precedenti non ci crede nessuno. La situazione è critica, il lavoro serve, ma sappiamo benissimo che, finita la campagna elettorale, tutti dimenticheranno le promesse fatte.


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permalink | inviato da zinonno il 24/3/2010 alle 11:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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