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LA PARTITA A SCACCHI SUI DIRITTI CIVILI
post pubblicato in diario, il 18 febbraio 2016
La discussione sul ddl Cirinnà ha subito l'ennesimo rinvio. Il PD accusa il Movimento 5 Stelle che, dal canto suo, rimanda le accuse al mittente. In mezzo la Chiesa cattolica e tutti i suoi scagnozzi in Parlamento gongolano, ancora una volta il loro peso fa scricchiolare la democrazia in Italia.

Come spesso accade sulle questioni spinose italiane, la colpa è praticamente di tutti. Il problema è che il dibattito sui diritti civili ha perso il suo carattere etico ed è diventata una partita a scacchi tra diversi gruppi politici.
Renzi personalmente dei diritti civili non si interessa granché, però adesso sul destino del ddl si gioca la sua credibilità. Fino ad ora è passato come un treno sulle rimostranze degli avversari e dei dissidenti, non riuscirci ora gli farebbe ballare la poltrona sotto il sedere. Per questo il rallentamento è stato voluto dal PD, non vogliono votare il ddl senza prima essere certi che il voto non diventi la loro Caporetto, viste anche le solite divisioni sorte nel partito.
Alfano dal canto suo dà come sempre un colpo al cerchio e uno alla botte. Il suo è sulla carta un partito di centrodestra, quindi contrario al ddl. Alzare troppo la voce però potrebbe causare una crisi di governo, lui ora è ministro e sa benissimo che difficilmente uscirebbe bene dalle elezioni, quindi fa il bravo e non crea problemi all'amico Renzi. L'ex avvocato di Berlusconi deve però pensare a quei quattro italiani che lo votano, sa che sono contrari al ddl. Allora ha scelto la posizione di mezzo, sosterrà il ddl solo se verrà privato della controversa stepchild adoption.
La destra ovviamente è schierata compatta contro il ddl. Per loro si possono accettare i preti pedofili e le tangenti, non i gay che adottano bambini o che si vedono riconosciuti diritti basilari che nel resto d'Europa sono scontati. Per vincere la loro battaglia, i partiti di destra hanno fatto ricorso al caro vecchio ostruzionismo, presentando circa 5000 emendamenti di cui alcuni creati cambiando virgole o singole parole e creando a volte articoli senza senso.
Il Movimento 5 Stelle ha subito preso il ruolo da protagonista. Inizialmente ha dato appoggio al ddl a patto che non venisse modificato, con la giusta prudenza quindi visto che l'interlocutore è il PD. Successivamente però qualcosa ha cominciato a vacillare. Beppe Grillo ha dato libertà di coscienza ai suoi deputati sul tema etico della stepchild adoption. La cosa sembrerebbe normale, ma in un movimento dove i singoli parlamentari non hanno il diritto di scegliersi nemmeno la pizzeria in cui mangiare, suona strano. Adesso addirittura il Movimento ha finito per contrapporsi al Canguro e favorire così l'ostruzionismo delle destre.

Come si vede sopra, la discussione sul ddl Cirinnà ha perso completamente il carattere etico ed è divenuta un terreno di scontro politico.
Chi sta risentendo maggiormente delle proprie scelte è il Movimento 5 Stelle. I grillini hanno chiaramente preferito approfittare delle discussione per far vaccilare Renzi piuttosto che far approvare in tempi brevi un ddl che all'Italia serve come l'aria. Subito i parlamentari, intuendo il malcontento creato dalle loro scelte, si sono scatenati sui social network giustificando la scelta di bocciare il Canguro con la difesa del dibattito democratico. Di Maio ha addirittura citato Voltaire. La verità è che il Canguro è previsto dal comma 8 dell'articolo 85 del regolamento della Camera dei Deputati. Certo, non è il Senato, ma è pur sempre una delle due camere. Per loro però questa "sottigliezza" è ben più pericolosa per la democrazia rispetto alla presentazione di centinaia o migliaia di emendamenti finalizzati solo alla perdita di tempo. La verità è che è molto più anticostituzionale bloccare i lavori di una camera con emendamenti al limite del ridicolo, piuttosto che cancellare detti emendamenti dalla discussione in un sol colpo.
Il Movimento ha preferito vestirsi di coerenza per far vacillare Renzi, sapendo che il presidente del Consiglio avrebbe preferito temporeggiare piuttosto che andare al voto. Questo in barba al buon senso, che avrebbe suggerito di accelerare i tempi scavalcando l'ostruzionismo delle destre e portare al voto un ddl che loro stessi dicono di appoggiare. Delle due, l'una: o il M5S ha la stessa voglia di votare il ddl che ha Renzi, cioè pensa solo agli effetti che potrebbe avere il voto sull'elettorato (non dimentichiamo che nell'elettorato del movimento c'è una bella percentuale di elettori delusi dalla destra), oppure non capiscono niente di politica ed hanno anteposto un cavillo parlamentare al benessere di milioni di persone. 

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LA GRECIA PARALIZZATA E LA POLITICA DISUMANIZZATA
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2016

La Grecia è paralizzata dallo sciopero generale indetto dai sindacati del settore pubblico e di quello privato contro la riforma delle pensioni. I sindacati protestano perché l'aumento dei contributi previsto dalla legge, unito dall'aumento delle tasse, finirebbe per prelevare il 75-80% del reddito dei lavoratori pubblici e privati.

Di certo si tratta di una riforma ben lontana dalle promesse fatte a suo tempo da Tsipras. Ormai l'agenda deve tener conto dei diktat della troika e l'originario progetto di Tsipras è andato a monte nel momento in cui decise di sottomettersi. 

Al di là del fatto in sé, la riflessione che vorrei proporre è però un'altra. In Grecia stanno protestando praticamente tutti (il paese è fermo) contro una riforma voluta dal governo, allora che diritto ha il governo di approvarla? I governi nascono per rappresentare i cittadini, quando tutti i cittadini dicono "no", come può ignorarli e fare di testa propria? Il governo greco, spinto anche dai burocrati europei, sta semplicemente badando a far quadrare i bilanci anche a costo di rubare i soldi al proprio popolo. Un po' come il datore di lavoro che sfrutta e paga una miseria i propri dipendenti, con l'unica differenza che il datore di lavoro è il padrone dell'azienda, invece i governanti dovrebbero essere semplici rappresentanti della volontà popolare. Il governo greco dovrebbe rappresentare il popolo greco, quindi se i greci in massa dicono "no" alla riforma delle pensioni, tale riforma dovrebbe essere cestinata all'istante. Invece è molto più probabile che lo sciopero finisca con le cariche della polizia, la riforma sarà fatta, i greci saranno più poveri ma i bilanci (forse) saranno a posto.

Anche un'altra domanda è d'obbligo. Che senso ha risanare il bilancio di uno Stato a costo di affamare lo Stato stesso? Sarebbe un po' come decidere di morir di fame per tenere da parte i soldi in banca. Uno Stato ha delle ricchezze che servono per garantire una vita decente a tutti, i famosi diritti, non ha perciò senso rendere un inferno la vita dei cittadini per "risanare" i conti pubblici. L'uomo dovrebbe avere la precedenza su tutto, invece oggi siamo stati disumanizzati, siamo diventati "cittadini", cioè dei semplici pezzi di una comunità privi di ogni diritto individuale. Possiamo anche crepare, basta che i conti pubblici siano a posto e lo Stato sia sano.


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permalink | inviato da zinonno il 4/2/2016 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA SHARIA ITALIANA
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2016

Al Circo Massimo oggi l'Italia ha mostrato ancora una volta il peggio di sé. Tutto l'estremismo religioso che ha contraddistinto la nostra storia, lo stesso estremismo che rimproveriamo ai mussulmani, ha sfilato in piazza per chiedere che un'assurda discriminazione continui ad essere legale. 

Cominciamo col porci subito una domanda: cosa hanno di diverso i partecipanti al Family Day con gli estremisti islamici che chiedono la sharia? Inorridiamo quando in un paese viene promulgata una legge in nome dell'Islam, però una parte di noi chiede che una legge non sia approvata in nome del Cristianesimo. Secondo quelli in piazza una coppia non deve avere diritti perché è fuori dai canoni previsti da un libro che racconta di un Dio che ci guarda e ci giudica. Che poi, a voler essere pignoli, lo stesso libro dipinge un Dio tanto misericordioso da accettare che suo figlio venga massacrato per lavare i peccati dall'umanità. Però uccidere suo figlio va bene, innamorarsi di una persona dello stesso sesso invece no. Comunque, mettendo da parte il discorso teologico-filosofico, il succo è che in nome della religione vanno negati dei diritti fondamentali agli omosessuali. In pratica una sharia in salsa cattolica, niente di più. Se perciò l'Iran è un paese estremista, lo siamo anche noi. Almeno secondo quelli del Circo Massimo, per fortuna c'è un'Italia che si guarda bene dal portare avanti certe teorie.

Al Family Day sono presenti comunque personalità di spessore, tra cui posso citare Giovanardi, Brunetta e Gasparri. Per loro la famiglia tradizionale non va toccata, due omosessuali non possono mettere su famiglia. Questo perché lo hanno letto su Famiglia Cristiana. Tanto zelo da parte loro si vede solo quando si parla di gay, droghe e profughi, tendono al silenzio invece quando si parla di pedofilia o dello sfascio economico generato dai loro mega-stipendi. Con personalità di questo livello non potevano comunque mancare contenuti di livello altissimo. Giovanardi ha sfidato due uomini a mettere al mondo un figlio su un'isola deserta. Questa dichiarazione, seppur idiota come nello stile di chi l'ha pronunciata, deve essere letta perché rivela qualcosa di importante. Chi sta sfilando in piazza al Circo Massimo tutto sommato sta manifestando contro il concetto di famiglia fondata sull'amore, preferendole quello di famiglia fondata sulla capacità di procreare. Per fare una famiglia non basta che ci si ami e ci si rispetti, che si abbia voglia di condividere la vita, ma serve essere in grado di fare figli, altrimenti non si può essere famiglia per la legge italiana. Quindi c'è da temere che propongano anche l'abolizione dei matrimoni tra coppie di cui un elemento è sterile, o il diventare sterile di un coniuge da ora in avanti potrebbe dare all'altro il diritto all'annullamento del matrimonio. 

La piazza ha parlato, o sta parlando, e Brunetta invita Renzi ad ascoltarla. Quando però sono i lavoratori a manifestare, a nessuno interessa della piazza.

In tutto questo trambusto, molti cittadini devono farsi un'opinione senza conoscere i contenuti del ddl Cirinnà (che è il motivo di questo putiferio). Questo decreto legge non fa nient'altro che estendere alle coppie omosessuali alcuni diritti che hanno quelle "tradizionali", cioè quello ad avere un'unione legalmente riconosciuta e ad acquisire alcuni doveri e diritti in funzione della stessa (reversibilità della pensione, subentro nei contratti d'affitto, comunione e separazione dei beni, ecc.). Anche la stepchild adoption, presentata dalla piazza del Circo Massimo come scritta dalla penna del Demonio, non fa nient'altro che riconoscere ai genitori omosessuali il diritto di adottare un bambino figlio biologico di uno dei due. Non si stanno spalancando quindi le porte dell'Inferno, si stanno riconoscendo diritti base a delle persone a cui fino ad ora erano negati solo in virtù delle preferenze sessuali. Si sta cercando di uscire un po' di più dal Medioevo ed entrare nell'età moderna, ma come sempre il popolo cattolico (solo quello estremista, per fortuna non mancano i cattolici favorevoli al ddl) ostacola il rinnovamento. In tanti temono che i bambini cresciuti da genitori omosessuali possano venir su irrimediabilmente traumatizzati, ma nei paesi dove questa pratica è in uso da anni si è visto l'opposto, crescono bene e più tolleranti (probabilmente non andranno mai al Family Day).

Molti sui social hanno ironizzato sul fatto che siano scesi in piazza a difendere la famiglia tradizionale tanti ultra-divorziati (Salvini e Casini su tutti) ed anche la Mussolini, il cui marito pagava le minorenni per fare sesso. Il fatto più grave però non è questo, a mio parere la cosa più grave è che delle persone stanno cercando di negare un diritto a delle persone solo perché non ne condividono lo stile di vita, una cosa che si scontra assolutamente con il concetto di democrazia. Avessimo un governo davvero convinto della bontà del ddl Cirinnà, non ci sarebbe da preoccuparsi, ma essendo Renzi molto più attento ai consensi che all'efficacia dei provvedimenti, essendo già spaccato il PD, c'è da temere che motivi di strategia politica potrebbero spingere il governo a rallentare l'iter della legge. 


 

LA PRUDENZA NON E' MAI TROPPA
post pubblicato in diario, il 15 dicembre 2015

Premetto che non giustifico in alcun modo le banche che truffano i correntisti, così come non giustifico in alcun modo i politici che le aiutano. Non trovo accettabile che in un paese dove esistono decine di organi di controllo, il cliente di una banca sia abbandonato a sé stesso in balìa di chi dovrebbe solo tenerne al sicuro i risparmi. Non posso però astenermi dall'analizzare la situazione sotto un altro punto di vista.

Mi riesce difficile capire come delle persone abbiano potuto accettare di investire i propri risparmi in cose di cui sanno poco o nulla. Mi spiego meglio. La maggior parte dei piccoli risparmiatori che, grazie alle manovre delle banche ed all'intervento di Renzi, sono rimasti con i risparmi prosciugati, di finanza, titoli e obbligazioni ne sanno quanto me, cioè a stento capiscono cosa siano. A queste persone la banca ha presentato le obbligazioni come investimento super-sicuro e loro si sono fidati. Ma in questo caso la banca stava cercando di vendergli qualcosa, era ovvio dicesse che era tutto sicurissimo, anche le compagnie telefoniche quando vendono le loro tariffe parlano solo di super-sconti e servizi in regalo, nascondendo vincoli e clausole vari. La verità è che in questo caso, come in tutte le truffe, c'è stato un truffatore scaltro e un truffato fesso. Come potrebbe mai venire in mente a me, che non conosco nemmeno la differenza tra un BOT e un CCT, di investire in titoli o obbligazioni tutti i miei risparmi? Nel momento in cui si entra nel mondo della finanza, a meno che non si sia del ramo, si entra in un mondo difficilmente comprensibile dove chiunque può fregarti in mille modi diversi. Le banche sono state ladre, il Governo è complice, ma le vittime sono come minimo da considerarsi sprovvedute.

A rendermi più sicuro di quel che dico, c'è stato stasera un servizio di Ballarò dove il giornalista ha intervistato i correntisti truffati da una banca (un caso simile a quello di Banca Etruria). Da questo servizio è emerso che i correntisti avevano acquistato titoli non sapendo che questi non avrebbero potuto venderli non appena lo avessero ritenuto opportuno. La banca non li aveva informati, truffandoli, e loro hanno acquistato qualcosa di cui non avevano la minima conoscenza. Io di auto da corsa non capisco niente, perciò non investirei mai i miei risparmi per comprarne una. Se alla banca è venuta meno l'onestà, ai correntisti è venuta meno la prudenza.

La politica poi affronta la questione a modo suo. Già è pronta la mozione di sfiducia per il ministro Boschi. Tutti a parlare di sfiducia e PD vicino alle banche (quando poi le banche le hanno salvate tutti con Monti), nessuno a dire la cosa più semplice e più giusta, cioè che ancora una volta si è palesato come il problema dell'Italia sia la mancanza di una legge sul conflitto di interessi. Il PD ha sempre indicato il conflitto di interessi come un problema di Berlusconi, la verità invece è che in mancanza di una legge specifica il nostro paese ha un Parlamento pieno di conflitti d'interesse. Se tra i banchi di Montecitorio siedono azionisti di banche, soci di banche e parenti di banchieri, come potremmo mai pretendere che il Governo operi nell'interesse dei cittadini e contro quello delle banche? La maggior parte dei parlamentari italiani hanno azioni di diverse grandi aziende italiane, pensate davvero che questi voterebbero una legge deleteria per le aziende grazie a cui si arricchiscono? Il parlamentare in conflitto di interessi è un personaggio di cui non si ci può fidare, perché egli ha degli interessi che possono cozzare con quelli dei cittadini. In un paese davvero democratico, dovrebbe esserci una legge che impedisca tutto ciò. In Italia la legge non c'è, è stata invocata dal PD solo quando al governo c'era Berlusconi, adesso che al governo ci sono loro non ci pensano nemmeno a presentare un disegno di legge. Intanto però si parla di sfiducia, tutto finirà con le solite manovre di palazzo e con una penosa e sporca compravendita di voti.


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SALVIAMO IL NATALE
post pubblicato in diario, il 27 novembre 2015

In Italia da anni si sta combattendo una guerra in nome della laicità dello Stato. Da una parte c’è chi vorrebbe istituzioni laiche in linea con i dettami della nostra Costituzione, dall’altra parte una lobby cattolica reazionaria che introdurrebbe il rogo per chi solo pensa di togliere il crocefisso dall’aula. Il dibattito è serio, però come tutte le cose italiane tende a scivolare nella farsa.

Ci stiamo avvicinando al Natale, la più importante festa cristiana, e come sempre il dibattito tende ad inasprirsi. Natale è una festa religiosa, è inutile prenderci in giro, ma chiedere che non sia festeggiata nelle scuole o in altri istituti statali è pura follia. In Europa il Natale è un’occasione di festa per tutti, fa ormai parte della nostra cultura ed ha perlopiù perso il suo significato religioso.Basti pensare, per capire quel che voglio dire, a quante persone vadano effettivamente a Messa il giorno di Natale. Se la festa ce la godiamo tutti, a Messa probabilmente non va nemmeno il 10% di noi. Parlo di europei, quindi non sto considerando paesi dove i cristiani sono una minoranza. La frequenza alla Messa natalizia dimostra quanto ci freghi poco del lato religioso della festa.Eppure tutti festeggiamo, questo perché fa ormai parte della nostra cultura. Il Natale non è più la commemorazione della nascita di Gesù Cristo, è semplicemente una festa tradizionale dei nostri paesi. Non si possono quindi cancellare le festività natalizie dai calendari pubblici, sarebbe una violazione delle nostre tradizioni secolari, non della nostra religione.

Il Natale è ormai una festa ben radicata nelle nostre tradizioni e la dimensione religiosa è ormai secondaria, fa parte della nostra storia e per questo bisogna continuare a festeggiarlo. Natale in Italia non significa Messa, dove va una minoranza, ma significa canti tradizionali (cancellarli sarebbe come cancellare l’Eroica di Beethoven per non commemorare Napoleone), ricette tradizionali che oggi sono veri e propri patrimoni della nostra cultura (struffoli, mostaccioli, roccocò, castagnaccio, panettone, pandoro, pan forte, ecc.), usanze di origine antica come il presepe, espressioni di arte come alcuni presepi antichi e abbellimento delle città con opere come le Luci d’Artista di Salerno. Cancellare il Natale non vuol dire smettere di festeggiare la nascita di Gesù, vuol dire cancellare tutto quello che ho elencato sopra, tanto delle nostre tradizioni e tanto della nostra cultura. Cancellare le festività natalizie sarebbe altrettanto folle quanto cancellare il Capodanno.

In conclusione, non mene vogliano i fratelli non cristiani, ma dalle nostre parti il Natale deve sopravvivere. Non è una questione religiosa, della favola del bambin Gesù non frega più niente a nessuno, ma per una questione culturale e storica. Non vi offendete, voi non cattolici, anche perché a dirlo è un ateo. Anzi, voglio fare un invito a chi non è cattolico. Condividete con noi la tradizione del Natale, ovviamente escludendo la parte religiosa, godetevi le nostre città illuminate,guardate i presepi come opere d’arte, gustate i nostri piatti tradizionali e immergetevi nel clima di festa, di certo vi gioverà e sarà anche un’occasione per conoscere uno dei pochi lati belli della nostra cultura. Sarà il primo passo da percorrere per la laicità, festeggiare tutti insieme al di là dei significati religiosi. Non credo che Allah o chi per lui si offenderà se mangerete a tavola con noi una fetta di panettone o un dolce ripieno di castagnaccio. Sarà un’occasione di dialogo, un buon punto di partenza, e chissà che un domani non saremo tutti insieme a stringerci la mano durante una vostra festività, finalmente come se fossimo davvero fratelli.

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RICETTA PER IL MEDIORIENTE
post pubblicato in diario, il 19 novembre 2015

In questi giorni proseguono senza sosta i bombardamenti sulla Siria. Grazie agli attentati di Parigi, Hollande è riuscito a tirare Putin dalla sua parte, anche se i due dovranno stabilire se rovesciare Assad (come vorrebbero USA e Francia) o se lasciarlo al governo (come vorrebbe la Russia).

In questo contesto di guerra asimmetrica, un conflitto in cui una parte combatte con uomini e mezzi militari mentre l'altra parte usa terrorismo e guerriglia, viene da chiedersi come si potrebbe fare per riportare la pace in Medioriente.

I problemi del Medioriente nascono dal disfacimento dell'Impero ottomano dopo la fine della Grande Guerra. L'impero ottomano nella sua vastità raggruppava tutti gli stati e le etnie che oggi si fanno guerra tra loro. Dopo la sconfitta in guerra patita dall'Impero ottomano (che era alleato di Germania e Austria), i paesi vincitori ne imposero la dissoluzione. Da quel momento, Francia e Gran Bretagna iniziarono a giocare a Risiko sul Medioriente, disegnarono i confini secondo i loro accordi. I confini ovviamente non tennero minimamente conto delle etnie che abitavano i territori, così ad esempio i curdi si trovarono divisi tra Turchia, Siria e Iraq, venendo perseguitati in tutti e tre i paesi. Questa presenza ingombrante di Francia e Gran Bretagna, che imponevano ai neonati paesi i governanti che dicevano loro, creò ovviamente instabilità. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la dose fu rincarata imponendo gli insediamenti israeliani in Palestina. Da allora è andata sempre peggio e l'Occidente ha perseverato nel suo errore.

La descrizione storica (molto sintetica, andrebbe sicuramente approfondita) serve a rendere subito chiaro quello che è stato ed è ancora oggi il problema: le interferenze straniere nelle dinamiche politiche mediorientali. Finché noi euro-americani continueremo a sostenere o rovesciare governi in Medioriente come più ci piace, creeremo sempre maggiori tensioni perché i gruppi che perderanno il potere (o che perderanno qualcosa nel cambio) non accetteranno mai l'intrusione straniera. L'unico sistema che c'è perché in Medioriente si sistemino le cose è lasciare che se la sbrighino da soli. Nel momento esatto in cui lasceremo quelle zone, scoppieranno rivoluzioni e guerre civili, ci saranno "Primavere arabe" molto lunghe e sanguinose, ma dobbiamo ricordare che nella storia di rivoluzioni brevi e pacifiche ne sono esistite poco. Queste guerre civili termineranno con la formazione di governi stabili. A quel punto dovremo resistere alla tentazione di giudicare quei governi giusti o sbagliati, sia perché saranno i cittadini di quei paesi a dover giudicare secondo le loro idee e le loro culture (in politica, così come in tutto il resto, ciò che a noi può sembrare giusto agli altri può sembrare sbagliato), sia perché l'andamento dei nostri paesi dovrebbe farci capire che non siamo poi tanto capaci di capire come va effettivamente amministrato un paese. Bisognerà perciò rispettare i governi che nasceranno e la loro sovranità, non interferire con loro né in bene né in male. L'area si stabilizzerà e, per quanto i governi che verranno potranno far schifo, i cittadini di quei paesi vivranno di certo meglio di adesso.

Quello che ho detto sopra è piuttosto ovvio, così come è ovvio il motivo per cui fino ad ora si sia fatto esattamente l'opposto. Un Medioriente in guerra perenne compra tante armi che vendiamo noi. Un costante pericolo di attentati terroristici in Europa e negli USA giustificherà altri secoli di guerre. Attraverso le guerre, Europa e USA continueranno a manipolare quelle zone a loro piacimento, rubandogli il petrolio e le altre risorse. Ai nostri politici, non a noi ovviamente, conviene che il Medioriente sia sempre in fiamme, per questo ora la Francia sta bombardando la Siria nonostante i terroristi di Parigi fossero francesi e belgi. Se Hollande volesse davvero risolvere il problema dei terroristi sul territorio francese, dovrebbe lavorare affinché gli immigrati e i figli di immigrati non siano più ghettizzati nelle banlieues, ma vivano integrati con gli altri francesi. Dovrebbe essere il punto primo nel programma di un socialista, ma ormai in Europa del socialismo è rimasto solo il ricordo, regna solo il denaro.


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LA REAZIONE DI PARIGI
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2015

La Francia ha risposto agli attacchi di Parigi bombardando Raqqa. Al terrorismo Hollande ha pensato bene di rispondere con il terrore. Secondo il governo francese, in un solo raid hanno colpito un quartier generale, un campo base e tanto altro. La domanda sorge spontanea: se davvero erano così sicuri che lì ci fosse annidata l'ISIS, perché hanno aspettato la strage di Parigi per attaccare? La Francia è impegnata nei raid in Siria già da molti mesi, eppure solo oggi è arrivata la pioggia di bombe su Raqqa. A questo punto è legittimo il dubbio che il governo francese abbia voluto solo mostrare una reazione forte, che nella migliore delle ipotesi abbia il sospetto che in quella città ci fosse l'ISIS. In realtà, anche volendo fingere di credere all'esistenza di questo califfato tanto potente da poter attaccare l'Occidente, si tratta della solita vecchia storia: l'attentato di Parigi viene usato come scusa per intensificare i bombardamenti, intanto innocenti civili siriani muoiono sotto le bombe e i terroristi, che vivono e crescono in Europa, rimangono lì. 

Vista la pronta e violenta reazione, e vista anche la determinazione di Hollande che al Parlamento ha chiesto addirittura una riforma costituzionale per preparare il paese alla guerra, viene il sospetto che gli attentati di Parigi per i guerrafondai euro-americani siano stati una manna dal cielo. Ora i governi saranno più liberi di bombardare, così Obama e Hollande potranno intensificare gli sforzi per rovesciare in modo assolutamente antidemocratico Assad, le aziende produttrici di armi si arricchiranno e i civili mediorientali continueranno a crepare. Vincono tutti, considerando che in Occidente dei civili siriani non ci frega niente.

La terza guerra mondiale non c'è, quello di Parigi è stato un normale attacco terroristico, solo che è stato ben organizzato (chissà se non con l'aiuto dei servizi segreti di qualche paese occidentale...). A vedere però le reazioni, sembra quasi che la premiata ditta Obama - Hollande non veda l'ora di farla scoppiare. In fondo potrebbe essere un pretesto per eliminare quei paesi in Medio Oriente che non vanno d'accordo con Israele, così l'alleato occidentale sarà tranquillo e gli interessi euro-americani saranno al sicuro. Le aziende produttrici di armi intanto si arricchiranno e i civili mediorientali moriranno, ma a noi dei civili mediorientali non ci frega niente.


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LA NUOVA RESISTENZA FRANCESE
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2015

La Francia, dopo gli attentati di Parigi, sta ancora vivendo delle ore buie, tra le più buie della sua storia. Come prevedibile, è in corso l’attacco delle destre che cercano di accaparrarsi consensi e voti nutrendosi dei cadaveri ancora caldi delle vittime degli attentati.

Già stamattina Marine Le Pen ha dichiarato che la Francia “deve riprendere il controllo delle proprie frontiere”. Peccato che stia emergendo che a Parigi, così come fu a gennaio per gli attentati contro Charlie Hebdo, non abbiano operato personaggi provenienti da Siria o Iran, ma cittadini belgi o francesi. Anche nel pomeriggio le destre estreme hanno provato a rendersi protagoniste. In un corteo per ricordare le vittime degli attentati a Parigi tenutosi a Lille, si sono infiltrati subito gruppi di estrema destra che cantavano a gran voce contro l’Islam. Fortunatamente la Francia fino ad ora ha mostrato di avere gli anticorpi contro questa irrazionalità nera, a Lille gli stessi manifestanti hanno cacciato via i gruppi di destra. Situazione analoga si è vista a Metz, dove la polizia ha disperso un corteo fascista per incitamento all’odio razziale.

Come era prevedibile,una marea nera sta tentando di appropriarsi del lutto e dello sdegno che legittimamente nascono da eventi terribili come quelli di Parigi, fortunatamente fino ad ora i francesi sembrano pronti a resistere. Sta ora al governo e ad Hollande mostrarsi degni del loro popolo e non rispondere al terrorismo con i soliti bombardamenti e la solita cieca violenza contro popolazioni inermi (perché i bombardamenti in sostanza sono questi). La Francia è impegnata in una resistenza, deve resistere ai fascisti ed agli americani. Ce la farà?

Un analogo tentativo delle destre è in corso in Italia,dove i vari Salvini e Meloni cercano di vendere nuovamente la favola che il terrorismo si sconfigge con le bombe e respingendo i migranti. Memorabile il tweet di Gasparri in cui l’ex ministro, che firmava le leggi senza leggerle, propone di bombardare l’ISIS (dove?! come?!) e raderlo al suolo in 24 ore. La tv ha già ceduto e sta dando ampio spazio a questi soggetti, sapremo noi resistere alla comodità del pensiero immediato? Sapremo resistere alla tentazione di rispondere alla violenza con la violenza? Sapremo per una volta mostrarci meno terroristi dei jihadisti? Ai posteri l’ardua sentenza.


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ALLAH E' GRANDE?
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2015

Terribili le notizie che arrivano in questi minuti da Parigi, dove in una serie di attentati sono morte più di trenta persone e qualche centinaio sono tenute in ostaggio in un teatro. Testimoni hanno sentito i terroristi gridare “Allah è grande” prima di sparare, quindi sembra quasi certa la pista che porta al terrorismo islamico.Sicuramente è la pista più probabile, almeno per ora. Sono state registrate anche esplosioni fuori allo Stade de France, dove si stava giocando la partita di calcio Francia – Germania.

Per commentare i fatti è presto, parlando ora si finirebbe solo per dire cretinate. Probabilmente sono terroristi islamici, probabilmente c’entra la Siria o la nuova guerra fredda tra USA e Russia. L’unica cosa certa al momento è che dei poveri innocenti sono stati ammazzati mentre cenavano al ristorante, godendosi l’inizio di un fine settimana. Famiglie. Uomini, donne, bambini. Che sia politica, religione o semplice fanatismo, di certo e tangibile resta solo un mucchio di cadaveri,persone che forse dell’Islam, della guerra in Siria e dei dissidi Putin – Obama nemmeno si interessavano.

Se per l’analisi dei fatti è presto, è già tempo per una riflessione. Non è ancora certo che dietro gli attentati ci sia la matrice islamica, però è al momento la pista più probabile. Premetto che io non sono credente, ma sono rispettoso nei confronti di chi crede. Non credo nelle religioni, ma rispetto chi crede nella presenza di una divinità onnipotente. Io però mi chiedo come sia possibile credere che un Dio, che si chiami Allah o meno non è importante, si sia preso la briga di crearci per poi farci scannare in suo nome. Che Egli ci ami o che sia vendicativo, è comunque ridicolo pensare a questo Dio che passa il tempo a giocare con il mondo così come noi giochiamo ai giochi di guerra online,cercando di far prendere il sopravvento ai suoi seguaci. Credere in un Dio così desideroso che si riconosca la sua superiorità, così felice di far ammazzare chi non crede in Lui da chi invece ci crede, lo trovo offensivo sia per la ragione umana che per i credenti stessi. Chi crede in Dio dovrebbe credere in qualcosa di sovrumano, qualcosa ben al di sopra dei nostri sentimenti e delle nostre brame di potere. Credere in Dio è degno di rispetto, credere nel Dio cheti dice “ammazza l’infedele” è da idiota. Chi urla che il proprio Allah è grande con il kalashnikov in braccio smentisce sé stesso nel secondo successivo,quando apre il fuoco sugli infedeli. Un’entità superiore non getta chi non crede nelle fiamme, un’entità superiore non cerca il riconoscimento,semplicemente crea. Se poi l’entità superiore, come quasi tutti i fedeli sostengono, ama il genere umano, di certo non lo fa scannare per avere più preghiere. Dio, se c’è, non conta quante volte pensiamo a lui. Sia chiaro che non mi riferisco ai soli mussulmani, ma a tutti i credenti che uccidono o puniscono in nome di fantomatiche divinità.

Come già detto sopra, è troppo presto per fare bilanci. Quello che però si può fare è cercare di prevedere le conseguenze di quello che sta succedendo in queste ore. Di sicuro gli sciacalli cercheranno di trarre vantaggi politici dagli attentati, Salvini su Twitter si è già scatenato condannando i terroristi islamici e chiedendo più controlli alle frontiere. Già molti inneggiano alla guerra contro i terroristi,trovando necessario che si rompano gli indugi. Di sicuro i governi plasmeranno la verità a loro vantaggio, quasi sicuramente quello che sta succedendo a Parigi servirà agli USA ed ai suoi alleati (tra cui c’è la Francia) ad intensificare i raid aerei sulla Siria, acuendo ancor di più gli attriti con la Russia. Quello che è certo è che gli xenofobi troveranno nuove giustificazioni alle loro irrazionali paure e sarà ancor più di moda l’identificazione tra mussulmani e terroristi. Eppure proprio qui noi dovremmo davvero mostrare di essere degni d’essere chiamati civili. Nel momento triste, nel momento di paura, l’incivile e l’ignorante cedono alle loro paure ed ai loro peggiori istinti, diventando violenti. Potremmo dirci davvero civili solo quando saremo in grado di analizzare fatti tristi come quelli di Parigi senza cedere alla paura o alla comodità dell’istinto, del non-pensiero, solo quando saremo capaci di distinguere tra i responsabili e quelli che non c’entrano niente, solo quando sapremo inquadrare un semplice atto di barbarie senza scivolare nei soliti deliri di “scontro di civiltà”. Quando di fronte a fatti come quello di Parigi saremo in grado di provare solo immensa tristezza per le povere vittime,senza invece scadere nella cieca rabbia contro i diversi, allora potremo davvero dirci civili. Finché non saremo in grado di farlo, saremo solo un inferocito gruppo di imbecilli che alla barbarie rispondono con la barbarie,continuando ad alimentare una spirale di violenza che non finirà mai.

Per concludere la mia riflessione, voglio solo ripetere in poche parole quello che è il concetto espresso per esteso sopra. A Parigi non c’è stato un attacco in nome di Dio, ma un terribile atto di barbarie opera di esaltati. Non è incolpando mussulmani e stranieri che si risolve il problema, Islam non vuol dire terrorismo e non è condannando a morte gli immigrati che si blocca il terrorismo. Da domani le politiche sui migranti e sulla guerra in Siria saranno molto più estreme, tutto sarà giustificato da quello che è successo stasera.

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permalink | inviato da zinonno il 13/11/2015 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
GIOCHI DI GUERRA E POLITICA
post pubblicato in diario, il 4 novembre 2015

Dal 21 ottobre di quest’anno, nascosta dal silenzio assordante dei media italiani, ha preso il via la più importante esercitazione militare della NATO dai tempi della guerra fredda, la Trident Juncture 2015. Sono coinvolti nelle operazioni i paesi della NATO più Australia, Austria, Bosnia-Erzegovina, Finlandia, Macedonia, Svezia e Ucraina.

Come paese NATO, nelle esercitazioni è coinvolta anche l’Italia con 4mila militari. Lo spazio aereo italiano, insieme a quelli di Spagna, Portogallo e Mediterraneo centrale sarà utilizzato dalla NATO. Proprio ieri i paracadutisti della folgore hanno effettuato un lancio di massa in Spagna ed hanno preso il controllo di un perimetro “difensivo”.

Oggi ci sono state manifestazioni di protesta, con tanto di cariche della polizia sui manifestanti pacifisti, a Capo Teulada (Sardegna), dove l’esercitazione porterà a sparare davvero (a differenza che a Trapani e Poggio Renatico). La NATO ha deciso questa esercitazione tanto realistica incurante del paradiso naturale poco distante.In fondo basti ricordare i problemi creati dalla base americana a La Maddalena per capire che la tutela dell’ambiente è secondaria rispetto alla guerra.

Come detto sopra, è la più importante esercitazione militare della NATO dai tempi della guerra fredda.Non stupisce che la Trident Juncture 2015 casa nel pieno di una nuova guerra fredda, con USA e Russia in aperto contrasto sulla questione siriana e su quella ucraina. La tensione tra gli USA, e la NATO di conseguenza, e la Russia ha raggiunto l’apice con l’inizio dei bombardamenti di Putin sulla Siria, l’intervento russo ha infatti guastato i piani di Obama che con la scusa dell’ISIS era pronto a rovesciare il governo di Assad. Che questa esercitazione sia parte di una prova di forza contro la Russia è emerso anche dalle parole del segretario generale della NATO, Jens Stoltemberg, il quale ha dichiarato che “inviamo un messaggio a qualsiasi avversario potenziale: la NATO è pronta a dislocare prontamente le forze armate, possiamo farlo su terra, in mare e in aria”. Ovvio il richiamo a Putin, l’avversario potenziale ora è lui ed era importante far vedere quello che l’alleanza potrebbe schierare in caso di “azzardi” russi in Ucraina o negli altri paesi dell’est Europa dove sono state ufficialmente inaugurate le basi NATO.

Putin e Obama giocano alla guerra fredda, la NATO si conferma cagnolino fedele degli USA. Si gioca al Risiko, intanto si spendono risorse, si inquina l’ambiente e si picchiano i pacifisti. Dio benedica l’America!

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permalink | inviato da zinonno il 4/11/2015 alle 23:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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