.
Annunci online

PUZZA DI DITTATURA
post pubblicato in diario, il 29 settembre 2015

Berlusconi è caduto da qualche anno, diversi primi ministri si sono avvicendati dopo di lui, eppure quella fastidiosa puzza di dittatura non sembra voler andar via. Potrebbe sembrare solo uno scherzo della mente, che ci fa riaffiorare i brutti ricordi di un passato recente, invece i fatti dimostrano che il pericolo dittatura non è sparito con Berlusconi.

Con il subdolo aiuto della Lega Nord, Matteo Renzi sta riuscendo ad accelerare lo sfascio del Senato. I milioni di emendamenti presentati da Calderoli sono stati presentati dalla Lega come un estremo atto di resistenza, ma è ovvio invece come il numero spropositato sia servito per obbligare il presidente Grasso ad applicare la ghigliottina, tagliando i tempi del dibattito in aula e vanificando almeno in parte il previsto ostruzionismo del Movimento 5 Stelle e di SEL.

Mentre il peso della volontà popolare viene distrutta dalla riforma del Senato e da quella elettorale, un’altra parte del PD imita il vecchio dittatore (che intanto cerca ancora di convincerci che Renzi è di sinistra ed è suo nemico) ed attacca la libera informazione. Qualche giorno fa il Presidente della Regione Campania, l’impresentabile Vincenzo De Luca, ha accusato Raitre di “camorrismo giornalistico” perché quei cattivoni di Report avevano osato parlare ai telespettatori del processo in cui è imputato. De Luca, che come sempre non risponde a critiche ed accuse ma diffama o minaccia chi le lancia, si è poi detto orgoglioso dei suoi processi. Nell’Italia di oggi è normale, presto forse comincerà a fare orge con prostitute minorenni sperando di diventare premier.

Ricordando che Renzi,ai tempi della Leopolda, aveva detto che i partiti dovevano uscir fuori dalla Rai, un po’ tutti si sarebbero aspettati un intervento del PD a favore di Raitre, rete tra l’altro molto cara al centrosinistra quando al centro degli scandali c’era l’altra parte politica. Invece il deputato PD Anzaldi rincara la dose, accusa il canale di non essersi allineato al partito e di non tessere le lodi dell’attuale premier, il canale a suo dire “dovrebbe fare servizio pubblico”. Qualcuno spieghi ad Anzaldi che fare sviolinate al leader di turno è l’antitesi del servizio pubblico, è un servizio ai partiti, all’oligarchia che ci governa. Anzaldi conclude poi il suo intervento con una minaccia tutt’altro che velata al direttore di Raitre, Vianello: “l’importante è che Vianello non faccia altri errori”. Meno male che è Raitre a fare camorrismo, queste minaccesembrano poco adatte ad un confronto politico-dialettico di un paese democratico.

C’era una volta l’editto bulgaro, con un attacco vile Berlusconi cacciò dalla Rai Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, colpevoli di aver fatto informazione in modo poco gradito ai piani alti. All’epoca il PD gridò al fascismo ed al governo totalitario. Ora c’è Renzi, tutto è uguale, però i capelli sono veri.

Visto il clima che si respira ai piani alti, anche la lobby cristiana sente di poter fare la parte del leone. È di qualche giorno fa la notizia di uno studente gay costretto a seguire le lezioni dal corridoio in una scuola cattolica di Monza perché influenzava negativamente gli altri ragazzi. Come sempre, dopo le prime reazioni imbarazzate e contraddittorie, i responsabili negano ci sia stata discriminazione e dicono di aver voluto tutelare lo studente. In questo clima così ostile alla libera informazione, è però parso normale a Francesco Macrì,segretario generale della Fidae (associazione che riunisce 2500 istituti cattolici in Italia), dire che i giornali andrebbero oscurati, che non dovrebbero parlare del fatto o almeno non dovrebbero “entrare nel merito della scuola e della famiglia”. Insomma, Macrì non ci tiene tanto a punire chi ha sbagliato o a dimostrare che non c’è stata discriminazione, è preoccupato che se ne parli. Per non stupirsi basta ricordare il comportamento della Chiesa cattolica nei confronti dei preti pedofili prima dello scoppio degli scandali.

Berlusconi è caduto già da un po’, ma così come le riforme scellerate, anche la politica contro la libera informazione gli è sopravvissuta ed è oggi portata avanti da chi un tempo fingeva di osteggiarla. Il succo è che la censura non è né di destra né di sinistra, ce lo insegna anche la storia, è semplicemente l’arma di chi vuole il consenso per tenere il potere, di chi vuole sfavorire il popolo e favorire una casta ristretta. La politica contro la libera informazione è nel DNA dei governi anti-democratici.
Sfoglia agosto        ottobre
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca