.
Annunci online

LEGGE BAVAGLIO 2 E IL SILENZIO DEGLI INTELLETTUALI
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2015

Corsi e ricorsi storici, diremmo. Nel 2010 Berlusconi provò a promulgare una legge che avrebbe tolto ai magistrati la potente arma delle intercettazioni telefoniche, cinque anni dopo ci prova Renzi. Non tutto però è uguale, nonostante il risultato atteso dai due leader è lo stesso.

Nel 2010 Berlusconi fece precedere l’approdo in aula della cosiddetta “legge bavaglio” da una potente campagna di stampa. Come sempre si produsse in estenuanti (per i cittadini) maratone televisive in cui sciorinò cifre fasulle e le interpretò in modo ancor meno veritiero. Cercò insomma di lavarci il cervello, di venderci la favola secondo la quale siamo tutti spiati, ci disse che la nostra privacy era in pericolo e partì all’attacco in Parlamento. Renzi oggi ha scelto una strada diversa, delle intercettazioni infatti non ha mai parlato, non c’è poi alla Camera una legge specifica, c’è una riforma del codice penale in cui dentro rientrano anche le tanto odiate intercettazioni. Inoltre del dibattito alla Camera si è parlato pochissimo, è stato oscurato dal dibattito sulla riforma del Senato e dall’emergenza immigrazione. Per non correre rischi, il governo ha lanciato anche il dibattito sullo “ius soli”. Berlusconi si giocava tutto sul pezzo forte, attirava tutta l’attenzione sulla sua crociata e cercava di tirare tutti dalla sua parte sfruttando i mass media. Renzi invece sgancia riforme a grappolo, così l’opinione pubblica si distrae e qualcosa se lo perde. Due tattiche diverse per lo stesso fine.

Differente è anche la reazione contro le due leggi bavaglio. Nel 2010 il governo Berlusconi fu messo alla gogna, il quotidiano “la Repubblica” l’11 giugno 2010 mise la prima pagina in bianco con la sola scritta: “la legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati”. Tutto il centrosinistra e quel che restava della sinistra(che dopo il secondo governo Prodi è diventata una comparsa, quasi un’entità ectoplasmatica) si schierarono contro quella legge e, grazie ad una massiccia opera di informazione, riuscirono a bloccarla. All’epoca anche il mondo della cultura si schierò contro la legge bavaglio, con alcuni interventi diretti tra cui si ricorda quello di Roberto Benigni. Oggi, con Renzi che propone una legge uguale se non peggiore, l’opposizione alla legge è molto blanda. Alla Camera si è registrata la solita opposizione plateale del Movimento 5 Stelle, quella della sinistra (SEL) e quella quasi ridicola di Lega Nord e Forza Italia (che non hanno però contestato la legge in quanto liberticida, la Lega ha sostenuto che non era prioritaria e i berlusconiani temono possa invece favorire i magistrati). I giornali di sinistra sono stavolta molto meno duri, la Repubblica ha pubblicato la normale prima pagina senza alcun proclama contro la legge. Assordante anche il silenzio del mondo della cultura, nessuno adesso sente il bisogno di contestare la legge.

Ci sono quindi grosse differenze tra i due iter, eppure la sostanza della legge è la stessa. Cosa è cambiato? Prima di tutto la tattica seguita dai premier. Berlusconi accentrò tutta l’attenzione sulla legge bavaglio, tirò molti cittadini dalla sua parte,ma inasprì anche i sentimenti contrari di chi conosceva la poca affidabilità del personaggio, quindi fu più facile per le opposizioni fare leva sui sentimenti degli italiani anti-berlusconiani. Renzi è stato invece più furbo, ha caricato tutte le polemiche e le attenzioni sulla riforma del Senato, ha fatto andare le due riforme insieme in Parlamento e il capitolo riguardante le intercettazioni l’ha inserito come pezzo di una riforma più ampia, dandole meno importanza ha evitato che i cittadini percepissero in pieno il pericolo che essa rappresenta. Berlusconi nel 2010 fu anche più sfortunato. Lui infatti aveva un’opposizione di facciata (il PD che gli dava addosso, che però si guardava bene dal votare compatto quando poteva farlo cadere) che colse l’occasione di aumentare i consensi dandogli addosso in nome della libertà di stampa. La stessa Serracchiani, vicepresidente del PD che oggi difende la legge a spada tratta, nel 2010 arrivò a dire che il diritto di cronaca veniva prima del diritto alla privacy dei cittadini. Oggi invece il PD ha alla Camera la maggioranza assoluta, inoltre ha il NCD che appoggerebbe qualsiasi cosa pur distare al governo, quindi il potere delle opposizioni è poco. Oltretutto sin dall’inizio della legislatura è chiaro che Renzi non ha una vera opposizione,infatti la minoranza dem gli sbraita contro ma non lo fa cadere, Forza Italia non ha alcun interesse ad andare alle urne ora (ha i consensi al 10%) e oltretutto vede realizzate da Renzi tante riforme che le fanno comodo, la Lega finge di opporsi pur gradendo la riforma. Vera opposizione rimangono quelli di SEL (un gruppo sparuto) e quelli del Movimento 5 Stelle, che però possono solo fare baccano.

Da più parti piovono critiche sul mondo culturale di sinistra. È facile capire perché il PD in cinque anni abbia cambiato così radicalmente idea (se davvero sono stati contrari in passato), basta ricordare le intercettazioni riguardanti Renzi, quelle che portarono alle dimissioni di Lupi e quelle che ottennero lo stesso effetto sulla De Girolamo. Non si capisce però perché gli intellettuali tacciano oggi dopo il baccano fatto nel 2010. Il merito è sempre della differenza di tattica usata da Renzi, infatti tutti ci sentiamo in pericolo perle nostre libertà, però la riforma che ci fa più paura è quella del Senato sia perché colpisce direttamente la rappresentanza politica sia perché se ne parla molto di più. Siamo bombardati dalla riforma del Senato, della legge bavaglio si è invece parlato pochissimo. Ecco perché la percepiamo come qualcosa di brutto, ma non di così terribile, e finiamo per sottovalutarla. Ecco perché gli intellettuali (quelli in buona fede, ovviamente) non stanno parlando, perché non hanno capito la gravità della situazione.
Sfoglia agosto        ottobre
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca