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LA REAZIONE DI PARIGI
post pubblicato in diario, il 16 novembre 2015

La Francia ha risposto agli attacchi di Parigi bombardando Raqqa. Al terrorismo Hollande ha pensato bene di rispondere con il terrore. Secondo il governo francese, in un solo raid hanno colpito un quartier generale, un campo base e tanto altro. La domanda sorge spontanea: se davvero erano così sicuri che lì ci fosse annidata l'ISIS, perché hanno aspettato la strage di Parigi per attaccare? La Francia è impegnata nei raid in Siria già da molti mesi, eppure solo oggi è arrivata la pioggia di bombe su Raqqa. A questo punto è legittimo il dubbio che il governo francese abbia voluto solo mostrare una reazione forte, che nella migliore delle ipotesi abbia il sospetto che in quella città ci fosse l'ISIS. In realtà, anche volendo fingere di credere all'esistenza di questo califfato tanto potente da poter attaccare l'Occidente, si tratta della solita vecchia storia: l'attentato di Parigi viene usato come scusa per intensificare i bombardamenti, intanto innocenti civili siriani muoiono sotto le bombe e i terroristi, che vivono e crescono in Europa, rimangono lì. 

Vista la pronta e violenta reazione, e vista anche la determinazione di Hollande che al Parlamento ha chiesto addirittura una riforma costituzionale per preparare il paese alla guerra, viene il sospetto che gli attentati di Parigi per i guerrafondai euro-americani siano stati una manna dal cielo. Ora i governi saranno più liberi di bombardare, così Obama e Hollande potranno intensificare gli sforzi per rovesciare in modo assolutamente antidemocratico Assad, le aziende produttrici di armi si arricchiranno e i civili mediorientali continueranno a crepare. Vincono tutti, considerando che in Occidente dei civili siriani non ci frega niente.

La terza guerra mondiale non c'è, quello di Parigi è stato un normale attacco terroristico, solo che è stato ben organizzato (chissà se non con l'aiuto dei servizi segreti di qualche paese occidentale...). A vedere però le reazioni, sembra quasi che la premiata ditta Obama - Hollande non veda l'ora di farla scoppiare. In fondo potrebbe essere un pretesto per eliminare quei paesi in Medio Oriente che non vanno d'accordo con Israele, così l'alleato occidentale sarà tranquillo e gli interessi euro-americani saranno al sicuro. Le aziende produttrici di armi intanto si arricchiranno e i civili mediorientali moriranno, ma a noi dei civili mediorientali non ci frega niente.


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permalink | inviato da zinonno il 16/11/2015 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
LA NUOVA RESISTENZA FRANCESE
post pubblicato in diario, il 15 novembre 2015

La Francia, dopo gli attentati di Parigi, sta ancora vivendo delle ore buie, tra le più buie della sua storia. Come prevedibile, è in corso l’attacco delle destre che cercano di accaparrarsi consensi e voti nutrendosi dei cadaveri ancora caldi delle vittime degli attentati.

Già stamattina Marine Le Pen ha dichiarato che la Francia “deve riprendere il controllo delle proprie frontiere”. Peccato che stia emergendo che a Parigi, così come fu a gennaio per gli attentati contro Charlie Hebdo, non abbiano operato personaggi provenienti da Siria o Iran, ma cittadini belgi o francesi. Anche nel pomeriggio le destre estreme hanno provato a rendersi protagoniste. In un corteo per ricordare le vittime degli attentati a Parigi tenutosi a Lille, si sono infiltrati subito gruppi di estrema destra che cantavano a gran voce contro l’Islam. Fortunatamente la Francia fino ad ora ha mostrato di avere gli anticorpi contro questa irrazionalità nera, a Lille gli stessi manifestanti hanno cacciato via i gruppi di destra. Situazione analoga si è vista a Metz, dove la polizia ha disperso un corteo fascista per incitamento all’odio razziale.

Come era prevedibile,una marea nera sta tentando di appropriarsi del lutto e dello sdegno che legittimamente nascono da eventi terribili come quelli di Parigi, fortunatamente fino ad ora i francesi sembrano pronti a resistere. Sta ora al governo e ad Hollande mostrarsi degni del loro popolo e non rispondere al terrorismo con i soliti bombardamenti e la solita cieca violenza contro popolazioni inermi (perché i bombardamenti in sostanza sono questi). La Francia è impegnata in una resistenza, deve resistere ai fascisti ed agli americani. Ce la farà?

Un analogo tentativo delle destre è in corso in Italia,dove i vari Salvini e Meloni cercano di vendere nuovamente la favola che il terrorismo si sconfigge con le bombe e respingendo i migranti. Memorabile il tweet di Gasparri in cui l’ex ministro, che firmava le leggi senza leggerle, propone di bombardare l’ISIS (dove?! come?!) e raderlo al suolo in 24 ore. La tv ha già ceduto e sta dando ampio spazio a questi soggetti, sapremo noi resistere alla comodità del pensiero immediato? Sapremo resistere alla tentazione di rispondere alla violenza con la violenza? Sapremo per una volta mostrarci meno terroristi dei jihadisti? Ai posteri l’ardua sentenza.


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permalink | inviato da zinonno il 15/11/2015 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
ALLAH E' GRANDE?
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2015

Terribili le notizie che arrivano in questi minuti da Parigi, dove in una serie di attentati sono morte più di trenta persone e qualche centinaio sono tenute in ostaggio in un teatro. Testimoni hanno sentito i terroristi gridare “Allah è grande” prima di sparare, quindi sembra quasi certa la pista che porta al terrorismo islamico.Sicuramente è la pista più probabile, almeno per ora. Sono state registrate anche esplosioni fuori allo Stade de France, dove si stava giocando la partita di calcio Francia – Germania.

Per commentare i fatti è presto, parlando ora si finirebbe solo per dire cretinate. Probabilmente sono terroristi islamici, probabilmente c’entra la Siria o la nuova guerra fredda tra USA e Russia. L’unica cosa certa al momento è che dei poveri innocenti sono stati ammazzati mentre cenavano al ristorante, godendosi l’inizio di un fine settimana. Famiglie. Uomini, donne, bambini. Che sia politica, religione o semplice fanatismo, di certo e tangibile resta solo un mucchio di cadaveri,persone che forse dell’Islam, della guerra in Siria e dei dissidi Putin – Obama nemmeno si interessavano.

Se per l’analisi dei fatti è presto, è già tempo per una riflessione. Non è ancora certo che dietro gli attentati ci sia la matrice islamica, però è al momento la pista più probabile. Premetto che io non sono credente, ma sono rispettoso nei confronti di chi crede. Non credo nelle religioni, ma rispetto chi crede nella presenza di una divinità onnipotente. Io però mi chiedo come sia possibile credere che un Dio, che si chiami Allah o meno non è importante, si sia preso la briga di crearci per poi farci scannare in suo nome. Che Egli ci ami o che sia vendicativo, è comunque ridicolo pensare a questo Dio che passa il tempo a giocare con il mondo così come noi giochiamo ai giochi di guerra online,cercando di far prendere il sopravvento ai suoi seguaci. Credere in un Dio così desideroso che si riconosca la sua superiorità, così felice di far ammazzare chi non crede in Lui da chi invece ci crede, lo trovo offensivo sia per la ragione umana che per i credenti stessi. Chi crede in Dio dovrebbe credere in qualcosa di sovrumano, qualcosa ben al di sopra dei nostri sentimenti e delle nostre brame di potere. Credere in Dio è degno di rispetto, credere nel Dio cheti dice “ammazza l’infedele” è da idiota. Chi urla che il proprio Allah è grande con il kalashnikov in braccio smentisce sé stesso nel secondo successivo,quando apre il fuoco sugli infedeli. Un’entità superiore non getta chi non crede nelle fiamme, un’entità superiore non cerca il riconoscimento,semplicemente crea. Se poi l’entità superiore, come quasi tutti i fedeli sostengono, ama il genere umano, di certo non lo fa scannare per avere più preghiere. Dio, se c’è, non conta quante volte pensiamo a lui. Sia chiaro che non mi riferisco ai soli mussulmani, ma a tutti i credenti che uccidono o puniscono in nome di fantomatiche divinità.

Come già detto sopra, è troppo presto per fare bilanci. Quello che però si può fare è cercare di prevedere le conseguenze di quello che sta succedendo in queste ore. Di sicuro gli sciacalli cercheranno di trarre vantaggi politici dagli attentati, Salvini su Twitter si è già scatenato condannando i terroristi islamici e chiedendo più controlli alle frontiere. Già molti inneggiano alla guerra contro i terroristi,trovando necessario che si rompano gli indugi. Di sicuro i governi plasmeranno la verità a loro vantaggio, quasi sicuramente quello che sta succedendo a Parigi servirà agli USA ed ai suoi alleati (tra cui c’è la Francia) ad intensificare i raid aerei sulla Siria, acuendo ancor di più gli attriti con la Russia. Quello che è certo è che gli xenofobi troveranno nuove giustificazioni alle loro irrazionali paure e sarà ancor più di moda l’identificazione tra mussulmani e terroristi. Eppure proprio qui noi dovremmo davvero mostrare di essere degni d’essere chiamati civili. Nel momento triste, nel momento di paura, l’incivile e l’ignorante cedono alle loro paure ed ai loro peggiori istinti, diventando violenti. Potremmo dirci davvero civili solo quando saremo in grado di analizzare fatti tristi come quelli di Parigi senza cedere alla paura o alla comodità dell’istinto, del non-pensiero, solo quando saremo capaci di distinguere tra i responsabili e quelli che non c’entrano niente, solo quando sapremo inquadrare un semplice atto di barbarie senza scivolare nei soliti deliri di “scontro di civiltà”. Quando di fronte a fatti come quello di Parigi saremo in grado di provare solo immensa tristezza per le povere vittime,senza invece scadere nella cieca rabbia contro i diversi, allora potremo davvero dirci civili. Finché non saremo in grado di farlo, saremo solo un inferocito gruppo di imbecilli che alla barbarie rispondono con la barbarie,continuando ad alimentare una spirale di violenza che non finirà mai.

Per concludere la mia riflessione, voglio solo ripetere in poche parole quello che è il concetto espresso per esteso sopra. A Parigi non c’è stato un attacco in nome di Dio, ma un terribile atto di barbarie opera di esaltati. Non è incolpando mussulmani e stranieri che si risolve il problema, Islam non vuol dire terrorismo e non è condannando a morte gli immigrati che si blocca il terrorismo. Da domani le politiche sui migranti e sulla guerra in Siria saranno molto più estreme, tutto sarà giustificato da quello che è successo stasera.

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permalink | inviato da zinonno il 13/11/2015 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA CULTURA DELLA VIOLENZA
post pubblicato in diario, il 28 gennaio 2015
L’attentato del 7 gennaio contro la rivista satirica francese Charlie Hebdo ha riaperto il dibattito sul terrorismo, liberando tutto quello che c’è dentro. C’è chi annuncia la lotta contro l’ISIS, chi punta il dito contro tutto l’Islam (il quotidiano Libero, l’8 gennaio, titolava in prima pagina “Questo è l’Islam”), chi predica controlli sulla costruzione delle moschee e blocco dei flussi migratori. Per capire il fenomeno terrorismo è in realtà sufficiente fermarsi e gettare uno sguardo d’insieme, non guardare i singoli episodi ma soffermarsi su quello che succede nel mondo intero. In Europa gruppi di estremisti mussulmani fanno saltare in aria chi deride Maometto. Sempre nel nostro civilizzatissimo continente, i cattolici facevano saltare in aria i protestanti e si vedevano restituito il favore da questi ultimi fino a pochi anni fa, questo accadeva nella civilissima Gran Bretagna (Irlanda del Nord, per la precisione). In Africa le tribù islamiche massacrano i cristiani, ma in alcuni paesi sono le tribù cristiane a massacrare i mussulmani. In Tibet i comunisti cinesi massacrano i tibetani. I poliziotti statunitensi ammazzano le persone di colore. Ogni nazione, ogni area geografica, ha il suo terrorismo e spesso quelli che in un paese sono i buoni in un altro fanno la parte dei cattivi. Questo accade perché la vera divisione nel caso del terrorismo, e in tutti i casi di violenza, non è tra cristiani e mussulmani, tra comunisti e capitalisti o tra religiosi e atei, c’è un’unica divisione reale che è quella tra carnefici e vittime. Ci sono i violenti che, per le ragioni più diverse, sentono che è arrivato il momento di fare una strage e c’è chi ha la sola sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il ragionamento fatto sopra porta ad un’unica conclusione, cioè che la causa del terrorismo non sono le differenze culturali, ma semplicemente la cultura della violenza. Il mondo è purtroppo pieno di esaltati che sentono dentro di sé il bisogno di fare del male, tutto il resto è solo una giustificazione. Chi ha attaccato la sede di Charlie Hebdo con i kalashnikov ha nascosto la sua sete di sangue dietro l’Islam, in realtà aveva solo voglia di uccidere, di sentirsi potente, giudice della vita e della morte. I carnefici di Parigi, qualora non fosse esistito l’Islam, avrebbero trovato un’altra ragione ed altre vittime, magari avrebbero ucciso i ricchi per punirli della fame nel mondo o chissà chi per chissà quale folle ragione. Il movente della strage è una scusa che il terrorista fornisce a sé stesso per sentirsi nel giusto, ma non c’è mai ragione nella violenza. I carnefici della Charlie Hebdo non sono diversi dagli ultras violenti che vanno allo stadio con il solo intento di picchiare: il tifoso giustifica la sua violenza con l’appartenenza a squadre di calcio diverse, i terroristi invece con la vignetta su Maometto. Al terrorista della vittima e della ragione non interessa niente, sono decorazioni come la pasta di zucchero sulle torte, quello che conta è solo fare fuoco con il suo kalashnikov e veder scorrere il sangue, magari finendo poi sui giornali. Al violento in genere non interessa niente della vittima e del motivo, l’importante è buttare calci e pugni sperando di lasciare qualcuno disteso nel proprio sangue. Non è l’Islam che arma le mani dei terroristi, non è il calcio che arma le mani degli ultras e non c’è nessun Dio che arma le mani di nessuno, ci sono solo mani che si vogliono armare e vogliono colpire. È colpa dell’uomo, nessun ideale ha colpa. Ciò detto, è evidente che non si può combattere il terrorismo con i controlli alla frontiera o con l’abbattimento delle moschee, anche perché i carnefici di Parigi non erano immigrati e oggi con internet non c’è bisogno di essere reclutati in moschea o di andare a prendere le armi in Siria. Bisognerebbe invece porre fine alla cultura della violenza, lavorare cambiando la società e l’educazione. Finché continueremo a crescere in un mondo che prima ci opprime e poi ci vende a più riprese l’idea della guerra giusta, della lotta armata o di altre fesserie del genere, sarà impossibile crescere sani e senza impulsi violenti dentro di noi. Finché esisteranno le frustrazioni che ci dà il mondo in cui mai possiamo essere noi stessi, finché saremo obbligati a vivere scegliendo tra la muta obbedienza alle convenzioni o l’isolamento, finché saremo costretti a scegliere di reprimerci per il quieto vivere, esisterà sempre la voglia di violenza che in molti troveranno modo di sfogare nei modi più cruenti e fantasiosi. Nel mondo di oggi non c’è bisogno di più polizia o di controlli sui disperati, c’è bisogno di tornare a vivere davvero, ad imparare ad ascoltare noi stessi, a capire cosa davvero ci renderebbe felici e a non cedere al fascino dell’ignoranza e delle risposte facili, solo così gli episodi violenti si ridurranno drasticamente. Impareremmo infatti a vivere nel mondo, non a lottare contro il mondo.

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permalink | inviato da zinonno il 28/1/2015 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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