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LA GRECIA PARALIZZATA E LA POLITICA DISUMANIZZATA
post pubblicato in diario, il 4 febbraio 2016

La Grecia è paralizzata dallo sciopero generale indetto dai sindacati del settore pubblico e di quello privato contro la riforma delle pensioni. I sindacati protestano perché l'aumento dei contributi previsto dalla legge, unito dall'aumento delle tasse, finirebbe per prelevare il 75-80% del reddito dei lavoratori pubblici e privati.

Di certo si tratta di una riforma ben lontana dalle promesse fatte a suo tempo da Tsipras. Ormai l'agenda deve tener conto dei diktat della troika e l'originario progetto di Tsipras è andato a monte nel momento in cui decise di sottomettersi. 

Al di là del fatto in sé, la riflessione che vorrei proporre è però un'altra. In Grecia stanno protestando praticamente tutti (il paese è fermo) contro una riforma voluta dal governo, allora che diritto ha il governo di approvarla? I governi nascono per rappresentare i cittadini, quando tutti i cittadini dicono "no", come può ignorarli e fare di testa propria? Il governo greco, spinto anche dai burocrati europei, sta semplicemente badando a far quadrare i bilanci anche a costo di rubare i soldi al proprio popolo. Un po' come il datore di lavoro che sfrutta e paga una miseria i propri dipendenti, con l'unica differenza che il datore di lavoro è il padrone dell'azienda, invece i governanti dovrebbero essere semplici rappresentanti della volontà popolare. Il governo greco dovrebbe rappresentare il popolo greco, quindi se i greci in massa dicono "no" alla riforma delle pensioni, tale riforma dovrebbe essere cestinata all'istante. Invece è molto più probabile che lo sciopero finisca con le cariche della polizia, la riforma sarà fatta, i greci saranno più poveri ma i bilanci (forse) saranno a posto.

Anche un'altra domanda è d'obbligo. Che senso ha risanare il bilancio di uno Stato a costo di affamare lo Stato stesso? Sarebbe un po' come decidere di morir di fame per tenere da parte i soldi in banca. Uno Stato ha delle ricchezze che servono per garantire una vita decente a tutti, i famosi diritti, non ha perciò senso rendere un inferno la vita dei cittadini per "risanare" i conti pubblici. L'uomo dovrebbe avere la precedenza su tutto, invece oggi siamo stati disumanizzati, siamo diventati "cittadini", cioè dei semplici pezzi di una comunità privi di ogni diritto individuale. Possiamo anche crepare, basta che i conti pubblici siano a posto e lo Stato sia sano.


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permalink | inviato da zinonno il 4/2/2016 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CENTROSINISTRA VS LAVORATORI
post pubblicato in diario, il 20 settembre 2015

C’erano una volta le lotte dei lavoratori, portate avanti attraverso i sindacati e appoggiate, a volte per interesse reale, molto più spesso per opportunismo politico, dai partiti di sinistra. Queste lotte portarono i lavoratori all’acquisizione di diritti importanti, lo stesso Statuto dei Lavoratori è loro figlio. Un duro colpo alla stagione delle lotte sindacali fu dato dallo “sciopero dei colletti bianchi”, in pratica una categoria di lavoratori (impiegati) si schierò apertamente contro una categoria più svantaggiata per difendere i propri diritti.

Gli anni sono passati,il clima è cambiato e tante cose oggi sono diverse. Stiamo assistendo da qualche mese alla demonizzazione dei lavoratori del settore turistico. Qualche mese fa si diffuse la notizia di un’assemblea sindacale improvvisa e non autorizzata che lasciò chiusi gli scavi a Pompei e lasciò i turisti fuori ai cancelli con un palmo di naso. Subito salì l’indignazione e si inveì contro gli scioperi selvaggi ed i lavoratori fannulloni, salvo poi scoprire che l’assemblea era stata autorizzata da ben un mese e che i turisti erano rimasti fuori solo per un errore di comunicazione, in pratica aveva sbagliato chi aveva autorizzato lo sciopero e aveva dimenticato di comunicarlo. Qualche mese dopo la storia si ripete a Roma, con turisti rimasti fuori al Colosseo e ai Fori Imperiali e un’assemblea sindacale che prima viene definita improvvisa, salvo poi scoprire che era programmata.

Visti gli episodi sopracitati, la soluzione appare semplice. Bisogna potenziare la comunicazione,avvisare i turisti delle variazioni agli orari di apertura non solo tramite fogli di carta appesi ai cancelli (e con strafalcioni in inglese!), ma anche con avvisi ben evidenti sui siti internet così che i turisti possano sempre informarsi prima di organizzare la visita.

Sappiamo però che le cose semplici non piacciono all’Italia e poi, analizzando bene la situazione,si capisce subito che c’è qualcosa che puzza. Sia nel caso di Pompei che in quello di Roma, l’assemblea sindacale era stata organizzata regolarmente ed era stata approvata, poi c’è stato l’errore di comunicazione e i disagi che ne sono conseguiti. Stranamente però, i mass media hanno evidenziato i disagi arrecati ai poveri turisti, hanno sottolineato la figuraccia fatta a livello internazionale, ma si sono ben guardati dal rettificare la notizia dello sciopero selvaggio di cui non si sapeva niente, solo pochi giornali lo hanno poi specificato. Siccome niente viene fatto per caso, questo ci fa capire che c’è da parte di qualcuno la volontà di screditare sia i sindacati che i lavoratori.

Figlio di questa disinformazione voluta è il decreto urgente emanato dal ministro Franceschini, il quale equipara i musei e le attrazioni turistico-culturali agli ospedali, i lavoratori potranno scioperare e riunirsi in assemblea, però garantendo sempre l’apertura della struttura e la fruizione ai turisti. In pratica viene distrutto il diritto allo sciopero, perché se non causa disagi lo sciopero è una vuota manifestazione paragonabile ai congressi dei partiti. I sindacati ovviamente promettono guerra, ma visto il loro operato negli ultimi anni è difficile che riescano a pervenire a risultati concreti.

Il governo, manipolando l’opinione pubblica attraverso i mass media, attacca un diritto sindacale. Fin qui niente di nuovo, ci verrebbe da dire. Ciò che fa rabbrividire, che fino a qualche decennio fa sarebbe apparso antistorico, ma che oggi non sorprende per niente, è che a portare avanti contro questa guerra è un governo che si dichiara di centrosinistra. Non è Berlusconi il padre di questo decreto anti-lavoratori, è Renzi, lo stesso che ha distrutto l’articolo 18 e lo Statuto dei Lavoratori. Viene da sorprendersi e da rabbrividire, in realtà però dobbiamo ricordare che il centrosinistra storicamente ha poco a che fare con i comunisti, quando nacque abbracciava democristiani e socialisti. Ora i socialisti vagano dispersi per il paese, senza una vera rappresentanza politica, e i democristiani governano. Diciamo che il centrosinistra di oggi è molto più centro che sinistra.
LA CULTURA DELLO SCIOPERO
post pubblicato in diario, il 26 luglio 2015
In Italia non esiste più la cultura dello sciopero e della lotta sindacale.
 
Ieri a Pompei i turisti sono rimasti fuori dagli scavi a causa di un'assemblea sindacale che ha tenuto i cancelli chiusi per ore. Ovviamente sono esplose le polemiche.

Premetto di non conoscere con precisione le motivazioni che hanno portato i lavoratori degli scavi di Pompei ad un'azione del genere, quindi mi asterrò dal commentare nello specifico il loro atto, il mio discorso invece verterà sulla questione degli scioperi e delle lotte sindacali.

Subito Renzi, dopo i fatti di ieri, ha dichiarato che i sindacati così si fanno del male e lui è pronto a "proteggerli da sé stessi", frase che non suona incoraggiante visto che è uscita dalla bocca di un uomo messo lì da Confindustria. Ancor più inquietante è però l'assoluta mancanza di solidarietà che si registra in questi casi (mi riferisco infatti anche a casi simili) tra lavoratori, quindi tra persone appartenenti alla stessa categoria. Tutti hanno condannato senza esitazione l'atto dei lavoratori di Pompei, fomentati dai media di regime che non hanno mancato di ricordarci che brutta figura ci fa l'Italia e che disagio hanno creato ai turisti, nessuno si è chiesto quale motivo abbia spinto i lavoratori ad un atto tanto grave.

Il fatto che molti (quasi tutti, direi) abbiano condannato uno sciopero per i disagi che ha creato è la dimostrazione che in Italia si è persa la cultura della lotta per i diritti dei lavoratori. Uno sciopero può essere condannato per le motivazioni che lo hanno generato, si può infatti essere convinti che la richiesta dei lavoratori non sia sensata o non giustifichi un gesto tanto eclatante, ma non per i danni che crea. Lo sciopero ha senso solo se crea disagi e danni, la dimostrazione sta nel fatto che, da quando le regole hanno molto ammorbidito le manifestazioni sindacali, i diritti dei lavoratori sono malinconicamente scivolati nella pattumiera. Quando in Italia fu approvata la legge Biagi, i sindacati fecero un paio di innocui scioperetti che nemmeno furono sentiti dalle orecchie dei politici. Nello stesso periodo in Francia su varato il CPE, i sindacati scesero in piazza e misero Parigi sotto assedio a oltranza e non arretrarono di fronte alle cariche della polizia, finché Chiraq non fu costretto a ritirare la legge. Questo esempio dimostra come uno sciopero, per essere efficace, debba creare disagi. Se non c'è il disagio, lo sciopero è un bisbiglio di disappunto, con i disagi può diventare un urlo che perfora i timpani di chi schiaccia i diritti del lavoratore. Ovviamente i danni che crea lo sciopero, in caso di richiesta legittima degli scioperanti, sono colpa di chi ha costretto i lavoratori a scioperare, quindi di chi non ha accolto la legittima richiesta (i padroni o i governi, in parole povere).

In Italia bisognerebbe tornare a fare gli scioperi seri, solo così potremmo evitare che nel silenzio generale distruggano lo Statuto dei Lavoratori e l'articolo 18. Ma l'italiano non vuole agire, l'italiano vuole essere immobilizzato così da poter delegare ad altri la difesa dei suoi diritti. Intanto però nel nostro paese non esiste un vero partito socialista (quello di Nenni e Pertini è finito divorato da Craxi e i suoi scagnozzi), non esiste un vero partito comunista e in generale non esiste una vera forza vicina ai diritti dei lavoratori, delle fasce deboli ed alle tematiche ambientaliste. In questo contesto di mancata rappresentanza, il cittadino pigro fa il gioco dei vari regimi che da decenni si susseguono. Berlusconi provò a toglierci l'articolo 18, fallì, ma anni dopo c'è riuscito Renzi senza nemmeno troppa fatica. Il Jobs Act regala la pelle del lavoratore a Confindustria, ma nessuno ne parla. Oggi il cittadino cerca consolazione nei Salvini e nei Grillo, che trovano il nemico comodo e gettano tutta l'attenzione lì, facendoci credere che se siamo nella merda è colpa dell'euro, dei migranti o della Merkel.

Lo sciopero di sabato dei lavoratori di Pompei, di cui non do un giudizio dato che non ne conosco le motivazioni, è stato comunque una manna dal cielo per Renzi. In Parlamento è in discussione una legge-bavaglio in stile Berlusconi (promossa infatti da Alfano, che di Berlusconi fu l'erede designato) che distruggerà l'informazione e renderà il nostro paese ancora meno democratico, ma per giorni si dibatterà sui sindacati brutti e cattivi e sulla necessità di fermare questi mostri (i lavoratori) che hanno anche il coraggio di chiedere cose senza senso (i diritti).
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