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ALLAH E' GRANDE?
post pubblicato in diario, il 13 novembre 2015

Terribili le notizie che arrivano in questi minuti da Parigi, dove in una serie di attentati sono morte più di trenta persone e qualche centinaio sono tenute in ostaggio in un teatro. Testimoni hanno sentito i terroristi gridare “Allah è grande” prima di sparare, quindi sembra quasi certa la pista che porta al terrorismo islamico.Sicuramente è la pista più probabile, almeno per ora. Sono state registrate anche esplosioni fuori allo Stade de France, dove si stava giocando la partita di calcio Francia – Germania.

Per commentare i fatti è presto, parlando ora si finirebbe solo per dire cretinate. Probabilmente sono terroristi islamici, probabilmente c’entra la Siria o la nuova guerra fredda tra USA e Russia. L’unica cosa certa al momento è che dei poveri innocenti sono stati ammazzati mentre cenavano al ristorante, godendosi l’inizio di un fine settimana. Famiglie. Uomini, donne, bambini. Che sia politica, religione o semplice fanatismo, di certo e tangibile resta solo un mucchio di cadaveri,persone che forse dell’Islam, della guerra in Siria e dei dissidi Putin – Obama nemmeno si interessavano.

Se per l’analisi dei fatti è presto, è già tempo per una riflessione. Non è ancora certo che dietro gli attentati ci sia la matrice islamica, però è al momento la pista più probabile. Premetto che io non sono credente, ma sono rispettoso nei confronti di chi crede. Non credo nelle religioni, ma rispetto chi crede nella presenza di una divinità onnipotente. Io però mi chiedo come sia possibile credere che un Dio, che si chiami Allah o meno non è importante, si sia preso la briga di crearci per poi farci scannare in suo nome. Che Egli ci ami o che sia vendicativo, è comunque ridicolo pensare a questo Dio che passa il tempo a giocare con il mondo così come noi giochiamo ai giochi di guerra online,cercando di far prendere il sopravvento ai suoi seguaci. Credere in un Dio così desideroso che si riconosca la sua superiorità, così felice di far ammazzare chi non crede in Lui da chi invece ci crede, lo trovo offensivo sia per la ragione umana che per i credenti stessi. Chi crede in Dio dovrebbe credere in qualcosa di sovrumano, qualcosa ben al di sopra dei nostri sentimenti e delle nostre brame di potere. Credere in Dio è degno di rispetto, credere nel Dio cheti dice “ammazza l’infedele” è da idiota. Chi urla che il proprio Allah è grande con il kalashnikov in braccio smentisce sé stesso nel secondo successivo,quando apre il fuoco sugli infedeli. Un’entità superiore non getta chi non crede nelle fiamme, un’entità superiore non cerca il riconoscimento,semplicemente crea. Se poi l’entità superiore, come quasi tutti i fedeli sostengono, ama il genere umano, di certo non lo fa scannare per avere più preghiere. Dio, se c’è, non conta quante volte pensiamo a lui. Sia chiaro che non mi riferisco ai soli mussulmani, ma a tutti i credenti che uccidono o puniscono in nome di fantomatiche divinità.

Come già detto sopra, è troppo presto per fare bilanci. Quello che però si può fare è cercare di prevedere le conseguenze di quello che sta succedendo in queste ore. Di sicuro gli sciacalli cercheranno di trarre vantaggi politici dagli attentati, Salvini su Twitter si è già scatenato condannando i terroristi islamici e chiedendo più controlli alle frontiere. Già molti inneggiano alla guerra contro i terroristi,trovando necessario che si rompano gli indugi. Di sicuro i governi plasmeranno la verità a loro vantaggio, quasi sicuramente quello che sta succedendo a Parigi servirà agli USA ed ai suoi alleati (tra cui c’è la Francia) ad intensificare i raid aerei sulla Siria, acuendo ancor di più gli attriti con la Russia. Quello che è certo è che gli xenofobi troveranno nuove giustificazioni alle loro irrazionali paure e sarà ancor più di moda l’identificazione tra mussulmani e terroristi. Eppure proprio qui noi dovremmo davvero mostrare di essere degni d’essere chiamati civili. Nel momento triste, nel momento di paura, l’incivile e l’ignorante cedono alle loro paure ed ai loro peggiori istinti, diventando violenti. Potremmo dirci davvero civili solo quando saremo in grado di analizzare fatti tristi come quelli di Parigi senza cedere alla paura o alla comodità dell’istinto, del non-pensiero, solo quando saremo capaci di distinguere tra i responsabili e quelli che non c’entrano niente, solo quando sapremo inquadrare un semplice atto di barbarie senza scivolare nei soliti deliri di “scontro di civiltà”. Quando di fronte a fatti come quello di Parigi saremo in grado di provare solo immensa tristezza per le povere vittime,senza invece scadere nella cieca rabbia contro i diversi, allora potremo davvero dirci civili. Finché non saremo in grado di farlo, saremo solo un inferocito gruppo di imbecilli che alla barbarie rispondono con la barbarie,continuando ad alimentare una spirale di violenza che non finirà mai.

Per concludere la mia riflessione, voglio solo ripetere in poche parole quello che è il concetto espresso per esteso sopra. A Parigi non c’è stato un attacco in nome di Dio, ma un terribile atto di barbarie opera di esaltati. Non è incolpando mussulmani e stranieri che si risolve il problema, Islam non vuol dire terrorismo e non è condannando a morte gli immigrati che si blocca il terrorismo. Da domani le politiche sui migranti e sulla guerra in Siria saranno molto più estreme, tutto sarà giustificato da quello che è successo stasera.

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permalink | inviato da zinonno il 13/11/2015 alle 23:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'EUROPA CIECA
post pubblicato in diario, il 2 settembre 2015

Il mondo cambia, è una realtà dinamica e non statica, la virtù primaria di un buon politico dovrebbe essere la capacità di capire i cambiamenti e saperli affrontare. L’Unione Europea però non sembra assolutamente in grado di farlo.

È di ieri la reprimenda fatta a dell’UE a Renzi, colpevole di aver annunciato un taglio delle tasse sulla casa che sta già facendo tremare i Comuni italiani. L’Europa ha ricordato a Renzi di aver “consigliato” di spostare il carico fiscale su immobili e consumi per alleggerirlo su lavoro e capitale. In pratica l’Europa raccomanda all’Italia, ed ovviamente anche agli altri stati membri, di alleggerire le tasse ai ricchi (capitale) ed alle aziende (lavoro) per salassare le classi medio-basse che a fatica (e pagando mutui al limite dell’usura) riescono a costruirsi una prima casa e devono ridurre al minimo i consumi, spesso risparmiando sulla qualità.

Non passerà molto tempo che partiranno all’attacco i cani anti-Europa Salvini e Grillo, abbaiando che è l’Europa delle banche e che bisogna uscirne. Non gli sarà difficile farsi credere, il sospetto di fronte ad un’indicazione del genere è che ci siano poteri forti ad indicare la strada ai politici dell’UE. Non sarebbe poi nemmeno una novità che le lobby pesino tanto sulle politiche dei paesi, tutti conosciamo le manovre oscure di compagnie assicurative e lobby delle armi negli USA, giusto per non tirare in ballo sempre esempi di casa nostra.

Ma se per una volta volessimo tralasciare il cattivo pensiero, come potremmo spiegare la scelta che l’Europa difende a spada tratta e senza la minima vergogna? Si potrebbe spiegare solo con una cecità politica da far rabbrividire, infatti i politici UE vogliono favorire chi crea lavoro sperando che questi portino la ricchezza necessaria alle classi medio-basse, creando così condizioni economiche favorevoli che renderebbero meno incisive le tassazioni su immobili e consumi.Ma l’UE dove è stata negli ultimi anni? Come può non accorgersi che tale strategia,che i governi occidentali stanno usando già da decenni, non ha portato né benessere né più lavoro, ma solo maggiore sfruttamento e povertà dei lavoratori? L’UE continua ad usare una strategia che da anni si sta rivelando fallimentare, poi la storia ci dirà se solo per cecità o per malafede (o per entrambe).

Mi perdonino i grillini, i leghisti e gli anti-europei in generale, ma nonostante l’assoluta cecità politica mostrata dall’UE sulle politiche economiche, io continuo ad essere contrario all’uscita. Non è scappando di fronte alle difficoltà che si risolvono i problemi. Nonostante Renzi sia poco credibile, e lo stesso si può dire della sua sparata sulle tasse, stavolta ha dato la migliore risposta possibile dicendo che le decisioni sulle tasse spettano allo Stato sovrano, non all’UE. Solo così si possono correggere le miopi decisioni europee, andando perla propria strada e mostrando con i fatti che si ha ragione. Ovviamente Renzi, contravvenendo alle indicazioni europee, si assumerà una grande responsabilità,in caso le condizioni economiche italiane dovessero peggiorare si rischierebbe di fare la stessa fine della Grecia, finendo indirettamente per dare ragione ai fan dell’austerity. Renzi dovrà fare un taglio delle tasse serio, trovando coperture da altre parti e migliorando i parametri economici del paese, solo così darà una lezione all’UE.

Quello che è mancato fino ad ora in Europa, e che mi riesce difficile credere che sarà incarnato dall’Italia renziana, è una nazione forte (o una coalizione di partiti trans-nazionale forte) che riesca a proporre una via alternativa alle politiche economiche fino ad ora pensate dall’UE. Una forza politica che inizi a pensare alla politica non solo in funzione del PIL, dello spread e degli indicatori economico-finanziari, ma anche ai numeri impressionanti di europei che vivono sotto la soglia di povertà ed alla qualità della vita. In questo momento in Europa manca una forza politica forte che analizzi la realtà attuale e capisca che è l’economia a dover servire il cittadino, non viceversa.

Anche sulla questione dei migranti l’UE sta mostrando una gravissima cecità politica. I vari stati europei stanno infatti ragionando solo in funzione delle proprie esigenze e del proprio peso politico, nessuno sta mettendo al primo posto l’aiuto di persone che scappano da zone di guerra o che muoiono di bombe e povertà che spesso sono colpa dell’Europa stessa. I politici europei ragionano ancora secondo logiche nazionaliste buone per l’Ottocento, nessuno si è accorto che il mondo è cambiato, le distanze si sono azzerate e che ogni nazione ha persone in entrata e persone in uscita, di certo non gestibili con logiche di due secoli fa.

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permalink | inviato da zinonno il 2/9/2015 alle 10:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LE NAZIONI NON ESISTONO
post pubblicato in diario, il 1 settembre 2015

Ancora oggi c’è chi sifa un vanto del proprio nazionalismo. Si tratta di un’idea tipicamente associata alle destre, che se ne vantano e la sbandierano spesso associata al patriottismo, ma in realtà anche la sinistra ne ha subito e ne subisce tuttora gli effetti, basti ricordare che la Seconda Internazionale nel 1914 fallì perché i partiti socialisti di alcuni paesi (Germania, Austria, Gran Bretagna e Francia) preferirono appoggiare le politiche nazionali piuttosto che schierarsi apertamente contro la guerra.

Siamo così abituati all’idea del nazionalismo e del patriottismo che abbiamo ormai perso il contatto con la realtà moderna, non rendendoci conto che sono due ideali superati, non compatibili con la realtà socio-politica del mondo moderno. Lo scrittore Mario Rigoni Stern nei suoi Racconti di guerra racconta di una montagna la cui vetta segnava il confine tra Regno d’Italia e Impero austro-ungarico. Tale vetta, poi presa dall’Austria prima che scoppiasse il primo conflitto mondiale, fu al centro di numerose azioni patriottiche italiane. Mentre però nazionalisti italiani e austriaci litigavano, i pastori che la abitavano vivevano tranquillamente, non esitavano a passare il confine e fraternizzare con i loro omologhi, incuranti delle diverse nazionalità. Era la politica che divideva Italia e Austria, ma per i pastori, gente concreta e lavoratrice, non esisteva alcun confine e non c’erano italiani e austriaci, c’erano solo uomini e donne.

L’esempio citato sopra mostra come le nazioni siano solo categorie create da chi detiene il potere. A chi interessava infatti che la vetta fosse di una nazione piuttosto che dell’altra? A chi governava la nazione. A chi interessava davvero che le miniere di Alsazia e Lorena fossero tedesche o francesi? A chi governava Germania e Francia,infatti a chi viveva in quelle zone interessava solo lavorare e vivere, non importava sotto quale bandiera. Ovviamente i movimenti nazionalistici e patriottici dei vari paesi appoggiano e spesso spingono le mire espansionistiche dei potenti, questo succede perché molti cittadini dimenticano la loro stessa vita e identificano sé stessi con il paese in cui vivono, associando quindi la potenza della propria nazione ad una propria potenza.Questo fenomeno è figlio della società, chi la governa infatti da sempre cerca di farci dimenticare la nostra individualità per farci diventare un’unica massa, molto più semplice da controllare. Così facendo, “educandoci” al patriottismo ed al nazionalismo, re avidi di potere hanno potuto contare su fedeli soldati pronti a morire per loro.

Ho citato esempi un po’datati (di Alsazia e Lorena si parla fino alla Seconda Guerra Mondiale), la questione della vetta contesa risale addirittura a prima del 1914, ma oggi le cose non sono molto diverse. È cambiato il modo di porre la questione patriottica e nazionalista, ma la sostanza è fondamentalmente la stessa. Quandogli USA attaccarono l’Iraq nel 2003, i patrioti ed i nazionalisti americani giustificarono l’intervento con la necessità di difendersi dal terrorismo e di “esportare la democrazia”. Ora, per quanto importante possa essere una nazione, davvero può avere il diritto di uccidere per prevenire di essere ferita o di esportare forme di governo? Se io vedessi un energumeno per la strada a pochi passi dame, il solo sospetto che egli sia un delinquente mi autorizzerebbe ad ucciderlo? Intanto, in nome di questi ideali folli, i cittadini hanno giustificato guerre che poi si sono rivelate solo pretesti dei politici americani per arricchirsi di petrolio.

La verità è una sola. Le nazioni nella realtà non esistono, esistono solo uomini e donne, i confini li crea chi ha bisogno di definire il proprio potere. Le nazioni però sono state create e politicamente e storicamente sono esistite, ma solo un cieco oggi può non essersi accorto che gli stati nazionali sono finiti. Il mondo è diventato troppo piccolo, le persone si spostano in poco tempo da un continente all'altro, le migrazioni sono tanto massive da essere incontrollabili. I soliti incrollabili fan degli stati nazionali vorrebbero porre un freno alle migrazioni per difendere i loro confini, come l’Ungheria che erge il muro di filo spinato o l’Italia che vuole difendere la propria italianità. È però un’idea anacronistica figlia di scarse conoscenze del mondo reale, infatti tutti i paesi hanno flussi in entrata e flussi in uscita, ed è impossibile fermare tali flussi. Porto ad esempio sempre Italia ed Ungheria. Ci fa specie vedere i migranti che sbarcano da noi, vorremmo rimandarli a casa, eppure i giovani italiani emigrano in tutta Europa, Inghilterra e Germania sono piene di italiani. Lo stesso per l’Ungheria, che non vuole far entrare i serbi, dimenticando però che la vicina Romania è piena di ungheresi (nemmeno tanto benvisti dai “cugini” rumeni). Le nazioni sono state un concetto inventato dai politici che a retto finché i flussi sono stati minimi e controllabili, ma coni moderni mezzi di trasporto si muoveranno sempre più persone in entrata e in uscita e sarà impossibile controllarle. Inevitabilmente questi flussi porteranno mutamenti nelle culture di ogni spazio geografico e, se tali mutamenti saranno figli di un confronto costruttivo, sarà solo un bene. A tutti i nostalgici di Faccetta nera ed a quelli che amano sentire la frase l’Italia agli italiani dico di mettersi l’animo in pace: gli stati nazionali non esistono più.

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permalink | inviato da zinonno il 1/9/2015 alle 10:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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