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LA GUERRA IN SIRIA
post pubblicato in diario, il 1 ottobre 2015

La guerra civile siriana, che va ormai avanti da diversi anni ed è combattuta tra il governo di Assad ed i suoi oppositori, ha ormai raggiunto un livello quasi globale. Ormai è estremamente riduttivo parlare di guerra civile, in Siria stiamo assistendo a scene di guerra fredda tra Russia e USA molto più gravi rispetto a quelle viste in Ucraina pochi mesi fa. Se in Ucraina c’è stato uno scontro diplomatico tra occidente e Russia, sul campo infatti i soli ucraini si contrapposero alle milizie irregolari inviate da Putin, in Siria invece sono coinvolti direttamente USA e Russia.

Gli USA già qualche anno fa avrebbero voluto appoggiare direttamente sul territorio siriano i ribelli anti-Assad, ma furono bloccati dalla secca opposizione di Russia e Cina che impedirono ad Obama di avere il permesso delle Nazioni Unite di attaccare il paese. Da allora però gli USA non hanno mai cambiato posizione ed ora,favoriti dal fantoccio ISIS importato in Siria dall’Iraq, hanno iniziato i bombardamenti del paese. A rendere più aggressiva la politica in Siria di Obama ci hanno pensato anche le imminenti elezioni presidenziali. Agli occhi dei repubblicani l’amministrazione Obama ha indebolito le difese degli USA, quindi Obama spera con un intervento deciso contro l’ISIS ed Assad di far recuperare consensi ai democratici in vista delle elezioni del 2016. A favorire l’azione americana ci ha pensato anche il governo turco, Erdogan ha infatti offerto le proprie basi aeree per gli aerei americani impegnati nei raid ed in cambio ha preteso solo la libertà di poter bombardare anche i curdi, così da scatenare una reazione dell’odiato PKK e giustificare una repressione violenta del movimento.Ovviamente tutta questa manovra è giustificata come un intervento contro l’ISIS.

La Russia dal canto suo si è sempre opposta all’intervento americano contro Assad. Il presidente siriano è infatti uno storico alleato di Putin, inoltre è un ottimo cliente della Russia da cui compra armi. La guerra civile per la Russia è stata poi un business importante, infatti ha spinto Assad a comprare ancora più armi,aumentando gli introiti nelle casse russe. La Russia si è quindi sempre schierata contro l’interventismo di Obama ed ha appoggiato Assad nella guerra civile vendendogli le armi, incurante dei crimini di guerra di cui si è macchiato il leader siriano. Gli scontri tra Putin e Obama fino ad ora però erano sempre stati di natura diplomatica, invece ora, dopo l’intervento diretto degli USA in Siria, anche la Russia ha deciso di rompere gli indugi. In fondo l’ISIS è potenzialmente più pericolosa per la Russia che non per gli USA, infatti il confine sud russo non è poi tanto distante da Siria ed Iraq e nel territorio russo ci sono popolazioni mussulmane scontente (come i ceceni) che potrebbero subire il fascino dell’ISIS. Anche per questa potenziale contaminazione Putin preferisce mantenere in Siria un governo stabile, piuttosto che creare un vuoto di potere che spalanchi le porte ai gruppi estremisti islamici come in Libia.Forte di queste ragioni, la Russia ha iniziato i suoi raid contro l’ISIS.

Da pochi giorni la Russia ha iniziato i raid e già gli americani la accusano di aver bombardato zone dove non c’è traccia dell’ISIS e di aver solo colpito gli oppositori di Assad. La Russia ovviamente smentisce. È difficile avere una conferma o una smentita attendibile di tali informazioni, nei paesi coinvolti infatti ognuno conferma la versione che serve alla propria politica. Di certo c’è che sia gli esponenti della comunità siriana in Italia che la televisione libanese al-Mayadeen confermano l’accusa statunitense.

La Siria è ormai diventata il centro di un gioco di potere tra Russia e USA cominciato già qualche anno fa, portato avanti in Ucraina e che ora trova il suo momento di maggiore tensione. Quel che è certo è che l’ISIS è una scusa, una sua diffusione al di fuori dei confini di paesi disastrati come Siria, Iraq e Libia è impensabile (già in Iraq perdono terreno). Viene da chiedersi perché gli USA ci abbiano tenuto tanto ad attaccarli in Siria e non altrove, per esempio in Libia (ben più vicini all’Europa occidentale). Sicuramente il fatto che in Siria vi sia il petrolio, visti i precedenti in Iraq, non può essere un caso. Probabilmente il buon Obama avrebbe voluto approfittare della guerra civile per rovesciare Assad e mettere in Siria un governo fantoccio così come hanno fatto in Iraq, con la conseguenza di destabilizzare la zona e lasciare campo libero ai gruppi estremisti. Se però in Iraq fu semplice, perché tutto il mondo occidentale era con gli USA, in Siria c’è la Russia che rovina i piani americani. Putin vuole innanzitutto dimostrare ancora una volta che la Russia,dopo il crollo dell’Unione Sovietica, è tornata ad avere peso internazionale, e per farlo ha scelto di tutelare un suo storico alleato che con l’acquisto di armi sta ben foraggiando il suo paese. Visto che gli USA, spavaldi, hanno iniziato i raid in Siria, la Russia mostra i muscoli e la imita. Ufficialmente stanno entrambe bombardando l’ISIS, ma c’è da giurare che una pioggia di bombe colpirà un po’ ovunque e quei quattro esaltati saranno ancora lì. Alla fine del braccio di ferro, che si concluderà con un accordo politico figlio della prova di forza, saranno morti i curdi nemici della Turchia, saranno morti gli oppositori di Assad e buona parte dei pro-Assad, il paese sarà un mucchio di rovine e ci diranno che l’ISIS è più debole ma vive ancora (così potranno usarlo all’occorrenza come per anni hanno fatto con Al Qaeda).

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permalink | inviato da zinonno il 1/10/2015 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'ISIS E' UN BLUFF
post pubblicato in diario, il 19 agosto 2015

Oggi la notizia dell’ennesima decapitazione dell’ISIS. Lo spauracchio creato dai giornalisti per appoggiare quelle frange di estrema destra che da troppo tempo non si impegnano in unabella guerra. Grazie a questa invenzione, che ha sostituito l’ormai logora Al Qaeda, gli USA possono ingrassare i loro produttori di armi bombardando Iraq e Siria, magari facendo cadere qualche bomba in testa ai curdi del PKK, tanto per accontentare l’alleato Erdogan.

La strategia dei media è la solita, massima visibilità per ogni rivendicazione a firma ISIS, anche se scritta da un pastore annoiato delle montagne afgane, subito rimpolpare la paura con dichiarazioni bellicose dei politici e ricordandoci che la nostra sicurezza interna è garantita da un certo Angelino Alfano.

È un continuo susseguirsi di “l’ISIS vuole attaccare Roma”, “uccideranno il Papa” e cose simili. Intanto l’ISIS cosa ha fatto di concreto? Ha conquistato militarmente delle città. Ha in effetti vinto battaglie in Iraq, dove grazie alla recente invasione americana e al governo fantoccio che gli stessi americani hanno messo in piedi non c’è una leadership forte (tanti sono infatti i gruppi etnici non rappresentati in Parlamento, quindi le divisioni nel paese sono forti), in Libia, dove addirittura ci sono due governi in lotta tra loro, e in Siria, paese da anni sferzato dalla durissima guerra civile tra il governo di Assad ei ribelli. Ci sono stati poi degli attentati, uno dei quali in Francia, vicino casa nostra. Ma che attentato è stato? Due esaltati che da anni risiedevano nel paese hanno fatto saltare in aria la redazione di un giornale satirico.Tradotto, niente di nuovo, sono decenni che in tutto il mondo si ha a che fare con questo terrorismo. Se poi vogliamo ancora stupirci degli attentati contro i turisti europei in nord Africa, dimenticando le tante stragi compiute negli anni passati da gruppi terroristici vari in Egitto (dove da anni le agenzie di viaggio sconsigliano di uscire dai villaggi turistici) e ignorando che molti di quei paesi stanno passando periodi tumultuosi, allora possiamo continuare a vivere nella nostra beata ingenuità e credere al buon Salvini.

La verità è che l’ISIS è una montagna di fumo creata per distrarci dalla disastrosa situazione politica ed economica del nostro paese, serve infatti un argomento che ci impegni nelle discussioni, ci divida in pro e contro Islam e immigrazione,facendoci dimenticare il Jobs Act e la distruzione dello Statuto dei Lavoratori. Serve inoltre ad alimentare la nostra paura dello straniero, così continueremo a scegliere un’insensata ed impossibile chiusura delle frontiere,alimentando perciò l’immigrazione clandestina e favorendo chi sui clandestini mangia, creando altri mille sistemi come Roma capitale.

Io non vedo nell’ISIS un pericolo per l’Europa, temo molto di più l’austerity imposta con la forza a paesi in crisi, al crollo di paesi che diventano terra di conquista per i capitalisti di altre nazioni (vedi la Grecia e la vendita di alcuni suoi aeroporti ad una compagnia tedesca), alle politiche liberiste e neo-liberiste che ingrassano i potenti e dissanguano i poveri cittadini. Non dobbiamo temere l’ISIS, oggi le guerre non si combattono con i fucili e le bombe, si combattono con le Borse valori, con i prestiti e con il monopolio delle materie prime. La vera guerra c’è in Grecia, dove la Germania sta conquistando il paese imponendogli politiche economiche che affamano il popolo e indebolendolo alle fondamenta; la vera guerra è in Africa, dove la Cina sta comprando migliaia di ettari di terreni coltivabili, togliendoli così agli africani che non possono più nemmeno fare gli agricoltori; la vera guerra è nel mondo intero, dove i governi stanno negoziando il TTIP che consegnerà l’intero mercato alimentare e agricolo nelle mani delle multinazionali (in testa la Monsanto, ovviamente),togliendo ogni potere ai consumatori ed aprendo la strada all’imposizione di porcherie come gli OGM. La vera guerra è tutta intorno a noi, con i ricchi e i potenti che vogliono togliere a noi “classe media” (che ci crediamo chissà cosa, ma siamo l’equivalente dei cafoni di Fontamara) quel poco che ci è rimasto, il libero arbitrio, per renderci automi del tutto manipolabili a seconda delle loro esigenze.

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permalink | inviato da zinonno il 19/8/2015 alle 10:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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