.
Annunci online

ITALIA SADOMASO
post pubblicato in diario, il 30 marzo 2010

Dopo le elezioni regionali di ieri, abbiamo ormai un’idea molto chiara della “personalità” dell’elettore medio italiano: una persona che ama fare e farsi del male. Questa vocazione al dolore dell’italiano è indicata sia dall’affermazione in sei regioni del centrodestra, sia dalla crescita di partiti come la Lega Nord. L’analisi di un voto è comunque una questione molto più complessa di quella che appare nei talk-show politici, quindi prima di perdermi in commenti fini a sé stessi, sarà il caso di analizzare punto per punto i tratti salienti di questo risultato elettorale che vede il centrosinistra affermarsi in sette regioni ed il centrodestra vincere in sei, risultato molto positivo per i berlusconiani se si pensa che prima di questa tornata elettorale solo due regioni erano nelle “mani azzurre”.

Il dato più significativo che emerge da queste elezioni è di certo l’astensionismo record. Ad ogni elezione, da un po’ di tempo a questa parte, aumenta il numero di persone che decide di non andare a votare, fatto molto significativo, perché chi rinuncia al voto è, in buona parte dei casi, una persona che non sa a chi affidare il proprio destino, dato che non vede nulla di buono in nessun candidato. Come biasimare chi vede grosse pecche sia nei candidati di centrodestra che in quelli di centrosinistra, entrambi i partiti, infatti, sono composti prima di tutto da persone che hanno un rapporto “conflittuale” con la giustizia, inoltre spesso si tratta di persone che hanno già governato, facendo male. Il dato più significativo si è registrato in un paese della Calabria, dove hanno votato solo 74 persone (il 2,4% degli aventi diritto) a causa di uno “sciopero del voto” organizzato per protestare contro la politica che li aveva abbandonati. Molte sono state poi le schede nulle, su cui sono stati in alcuni casi lasciati anche dei messaggi che non danno spazio ad equivoci, come il “Tornerò a votare quando la politica costerà di meno” che un elettore ha scritto sulla scheda in Lazio. Questo alto numero di persone che non vota è segno di una politica sempre più distante dai cittadini e per questo sempre più odiata.

Un partito che dovrebbe imparare molto da queste elezioni è il PD. Il centrosinistra ha vinto in sette regioni e perso in sei, ma questo non si può giudicare un risultato positivo, visto che prima del voto governava in undici di queste tredici regioni. In molte regioni di centrosinistra il PD ha perso miseramente, ciò è accaduto sia perché ancora oggi questo partito non riesce a mostrarsi come una reale alternativa al PDL, sia perché in alcune regioni amministrate dal centrosinistra ci sono state amministrazioni vergognose. L’esempio che calza a pennello è quello della Campania, dove Caldoro è riuscito a vincere su De Luca. Su entrambi i candidati aleggia tetro lo spettro della Camorra, ma ciò in molte zone della regione non è percepito come un problema, inoltre loro erano i candidati principali e da questo punto di vista partivano in parità. I campani non hanno promosso il PDL (per esserne sicuri basti ricordare i flop delle manifestazioni di centrodestra in Campania), ma hanno bocciato senza appello il PD, volendolo punire per le scandalose amministrazioni Bassolino da cui esce. L’ex presidente della regione ha combinato diversi disastri, ora è sotto processo per le consulenze d’oro ed è stato uno dei principali responsabili della crisi dei rifiuti, quindi era ovvia la bocciatura. Il PD, sapendo di correre un grosso rischio, ha scomodato un uomo pesante, Vincenzo De Luca, che però non garantiva una vera discontinuità da Bassolino, visto che non era da meno in quanto a rapporti malavitosi e viste le ombre che aleggiano sulla sua gestione della città di Salerno. Il centrosinistra, per avere qualche possibilità di vittoria, avrebbe dovuto innanzitutto aprire una seria questione morale al suo interno, mostrandosi quindi più incline alla legalità rispetto al PDL, avrebbe poi dovuto concentrarsi meno sui guai giudiziari del premier e più sull’ammissione delle proprie mancanze e sulla proposizione di alternative, conquistandosi così la fiducia di una parte di quelle persone che hanno deciso di non votarlo.

Un altro partito che deve fare “mea culpa” è l’Italia dei Valori, perché si è sempre proposto come baluardo della legalità in politica, ma in queste elezioni regionali per quieto vivere ha deciso di correre a fianco di persone poco pulite, come De Luca in Campania, o decisamente distanti dalla politica dipietrista, come Bresso in Piemonte.

Per quanto riguarda il centrodestra, ora si sta gongolando per il buon risultato, però Berlusconi ha tutti i motivi per non essere sereno. Il PDL, infatti, nonostante le affermazioni, continua a perdere punti a vantaggio della Lega Nord, che in tre provincie del Veneto lo ha addirittura doppiato. Ciò accade perché la figura di Berlusconi comincia a stancare di più a destra, così i fascisti scontenti trovano come interlocutori principali i leghisti, che sono la reincarnazione delle idee xenofobe ed estremiste delle regioni del nord e che sono l’unico partito di centrodestra che si preoccupa di essere radicato sul territorio e di parlare con i cittadini. Berlusconi, per sottolineare il trionfo, lo ha associato alla sua discesa in campo. La verità, molto più amara per il PDL, è che le vittorie sono dovute perlopiù alle alleanze con la Lega, che al nord ha sfondato, e con l’UDC, che ha preso i soliti voti che, però, in molte regioni hanno fatto la differenza. Il contributo dell’UDC deve preoccupare il premier, dato che a livello nazionale l’alleanza non c’è, ma nelle regioni i centristi hanno seggi pesanti, ciò potrebbe far acquisire anche a livello nazionale un peso non trascurabile a Casini.

Una buona performance è anche quella dei Movimenti a 5 Stelle di Beppe Grillo, che in Emilia-Romagna arrivano al 7% ed in Piemonte al 4%. Beppe Grillo motiva tale affermazione con la vicinanza del partito alle persone, in effetti il risultato in Piemonte da questo punto di vista diventa molto significativo, dato che il movimento di Grillo è da sempre il baluardo dei No-Tav. Ora il movimento, con rinnovata fiducia, si prepara alle comunali ed alle provinciali.

Per concludere questa analisi è necessario capire cosa comporterà questo voto. Come detto sopra, in molti casi il voto è stata una bocciatura al PD, ma il risultato del voto rivela la vena masochista dell’italiano medio. Hanno vinto personaggi come Luca Zaia o partiti come il PDL, che sono i partiti della polvere sotto il tappeto: fingono di risolvere le crisi, in realtà si preoccupano solo di non renderle visibili. Soprattutto Zaia si è preoccupato, durante la campagna elettorale, di trascurare il suo ruolo di Ministro dell’Agricoltura, lasciando il sospeso la delicata questione degli OGM. Lazio, Campania e Calabria si sono convertite al PDL, chissà se sono consapevoli che hanno messo al governo delle proprie regioni persone che di certo renderanno disponibili territori già massacrati dal punto di vista ambientale all’istallazione delle centrali nucleari. L’elettore italiano ha voluto protestare, ma si è dato una poderosa zappata sui piedi: non ci resta che restare vigili ed essere pronti a tutto.

Sfoglia febbraio        aprile
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca