.
Annunci online

LA PARTITA A SCACCHI SUI DIRITTI CIVILI
post pubblicato in diario, il 18 febbraio 2016
La discussione sul ddl Cirinnà ha subito l'ennesimo rinvio. Il PD accusa il Movimento 5 Stelle che, dal canto suo, rimanda le accuse al mittente. In mezzo la Chiesa cattolica e tutti i suoi scagnozzi in Parlamento gongolano, ancora una volta il loro peso fa scricchiolare la democrazia in Italia.

Come spesso accade sulle questioni spinose italiane, la colpa è praticamente di tutti. Il problema è che il dibattito sui diritti civili ha perso il suo carattere etico ed è diventata una partita a scacchi tra diversi gruppi politici.
Renzi personalmente dei diritti civili non si interessa granché, però adesso sul destino del ddl si gioca la sua credibilità. Fino ad ora è passato come un treno sulle rimostranze degli avversari e dei dissidenti, non riuscirci ora gli farebbe ballare la poltrona sotto il sedere. Per questo il rallentamento è stato voluto dal PD, non vogliono votare il ddl senza prima essere certi che il voto non diventi la loro Caporetto, viste anche le solite divisioni sorte nel partito.
Alfano dal canto suo dà come sempre un colpo al cerchio e uno alla botte. Il suo è sulla carta un partito di centrodestra, quindi contrario al ddl. Alzare troppo la voce però potrebbe causare una crisi di governo, lui ora è ministro e sa benissimo che difficilmente uscirebbe bene dalle elezioni, quindi fa il bravo e non crea problemi all'amico Renzi. L'ex avvocato di Berlusconi deve però pensare a quei quattro italiani che lo votano, sa che sono contrari al ddl. Allora ha scelto la posizione di mezzo, sosterrà il ddl solo se verrà privato della controversa stepchild adoption.
La destra ovviamente è schierata compatta contro il ddl. Per loro si possono accettare i preti pedofili e le tangenti, non i gay che adottano bambini o che si vedono riconosciuti diritti basilari che nel resto d'Europa sono scontati. Per vincere la loro battaglia, i partiti di destra hanno fatto ricorso al caro vecchio ostruzionismo, presentando circa 5000 emendamenti di cui alcuni creati cambiando virgole o singole parole e creando a volte articoli senza senso.
Il Movimento 5 Stelle ha subito preso il ruolo da protagonista. Inizialmente ha dato appoggio al ddl a patto che non venisse modificato, con la giusta prudenza quindi visto che l'interlocutore è il PD. Successivamente però qualcosa ha cominciato a vacillare. Beppe Grillo ha dato libertà di coscienza ai suoi deputati sul tema etico della stepchild adoption. La cosa sembrerebbe normale, ma in un movimento dove i singoli parlamentari non hanno il diritto di scegliersi nemmeno la pizzeria in cui mangiare, suona strano. Adesso addirittura il Movimento ha finito per contrapporsi al Canguro e favorire così l'ostruzionismo delle destre.

Come si vede sopra, la discussione sul ddl Cirinnà ha perso completamente il carattere etico ed è divenuta un terreno di scontro politico.
Chi sta risentendo maggiormente delle proprie scelte è il Movimento 5 Stelle. I grillini hanno chiaramente preferito approfittare delle discussione per far vaccilare Renzi piuttosto che far approvare in tempi brevi un ddl che all'Italia serve come l'aria. Subito i parlamentari, intuendo il malcontento creato dalle loro scelte, si sono scatenati sui social network giustificando la scelta di bocciare il Canguro con la difesa del dibattito democratico. Di Maio ha addirittura citato Voltaire. La verità è che il Canguro è previsto dal comma 8 dell'articolo 85 del regolamento della Camera dei Deputati. Certo, non è il Senato, ma è pur sempre una delle due camere. Per loro però questa "sottigliezza" è ben più pericolosa per la democrazia rispetto alla presentazione di centinaia o migliaia di emendamenti finalizzati solo alla perdita di tempo. La verità è che è molto più anticostituzionale bloccare i lavori di una camera con emendamenti al limite del ridicolo, piuttosto che cancellare detti emendamenti dalla discussione in un sol colpo.
Il Movimento ha preferito vestirsi di coerenza per far vacillare Renzi, sapendo che il presidente del Consiglio avrebbe preferito temporeggiare piuttosto che andare al voto. Questo in barba al buon senso, che avrebbe suggerito di accelerare i tempi scavalcando l'ostruzionismo delle destre e portare al voto un ddl che loro stessi dicono di appoggiare. Delle due, l'una: o il M5S ha la stessa voglia di votare il ddl che ha Renzi, cioè pensa solo agli effetti che potrebbe avere il voto sull'elettorato (non dimentichiamo che nell'elettorato del movimento c'è una bella percentuale di elettori delusi dalla destra), oppure non capiscono niente di politica ed hanno anteposto un cavillo parlamentare al benessere di milioni di persone. 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. ddl Cirinnà M5S Renzi PD

permalink | inviato da zinonno il 18/2/2016 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA SHARIA ITALIANA
post pubblicato in diario, il 30 gennaio 2016

Al Circo Massimo oggi l'Italia ha mostrato ancora una volta il peggio di sé. Tutto l'estremismo religioso che ha contraddistinto la nostra storia, lo stesso estremismo che rimproveriamo ai mussulmani, ha sfilato in piazza per chiedere che un'assurda discriminazione continui ad essere legale. 

Cominciamo col porci subito una domanda: cosa hanno di diverso i partecipanti al Family Day con gli estremisti islamici che chiedono la sharia? Inorridiamo quando in un paese viene promulgata una legge in nome dell'Islam, però una parte di noi chiede che una legge non sia approvata in nome del Cristianesimo. Secondo quelli in piazza una coppia non deve avere diritti perché è fuori dai canoni previsti da un libro che racconta di un Dio che ci guarda e ci giudica. Che poi, a voler essere pignoli, lo stesso libro dipinge un Dio tanto misericordioso da accettare che suo figlio venga massacrato per lavare i peccati dall'umanità. Però uccidere suo figlio va bene, innamorarsi di una persona dello stesso sesso invece no. Comunque, mettendo da parte il discorso teologico-filosofico, il succo è che in nome della religione vanno negati dei diritti fondamentali agli omosessuali. In pratica una sharia in salsa cattolica, niente di più. Se perciò l'Iran è un paese estremista, lo siamo anche noi. Almeno secondo quelli del Circo Massimo, per fortuna c'è un'Italia che si guarda bene dal portare avanti certe teorie.

Al Family Day sono presenti comunque personalità di spessore, tra cui posso citare Giovanardi, Brunetta e Gasparri. Per loro la famiglia tradizionale non va toccata, due omosessuali non possono mettere su famiglia. Questo perché lo hanno letto su Famiglia Cristiana. Tanto zelo da parte loro si vede solo quando si parla di gay, droghe e profughi, tendono al silenzio invece quando si parla di pedofilia o dello sfascio economico generato dai loro mega-stipendi. Con personalità di questo livello non potevano comunque mancare contenuti di livello altissimo. Giovanardi ha sfidato due uomini a mettere al mondo un figlio su un'isola deserta. Questa dichiarazione, seppur idiota come nello stile di chi l'ha pronunciata, deve essere letta perché rivela qualcosa di importante. Chi sta sfilando in piazza al Circo Massimo tutto sommato sta manifestando contro il concetto di famiglia fondata sull'amore, preferendole quello di famiglia fondata sulla capacità di procreare. Per fare una famiglia non basta che ci si ami e ci si rispetti, che si abbia voglia di condividere la vita, ma serve essere in grado di fare figli, altrimenti non si può essere famiglia per la legge italiana. Quindi c'è da temere che propongano anche l'abolizione dei matrimoni tra coppie di cui un elemento è sterile, o il diventare sterile di un coniuge da ora in avanti potrebbe dare all'altro il diritto all'annullamento del matrimonio. 

La piazza ha parlato, o sta parlando, e Brunetta invita Renzi ad ascoltarla. Quando però sono i lavoratori a manifestare, a nessuno interessa della piazza.

In tutto questo trambusto, molti cittadini devono farsi un'opinione senza conoscere i contenuti del ddl Cirinnà (che è il motivo di questo putiferio). Questo decreto legge non fa nient'altro che estendere alle coppie omosessuali alcuni diritti che hanno quelle "tradizionali", cioè quello ad avere un'unione legalmente riconosciuta e ad acquisire alcuni doveri e diritti in funzione della stessa (reversibilità della pensione, subentro nei contratti d'affitto, comunione e separazione dei beni, ecc.). Anche la stepchild adoption, presentata dalla piazza del Circo Massimo come scritta dalla penna del Demonio, non fa nient'altro che riconoscere ai genitori omosessuali il diritto di adottare un bambino figlio biologico di uno dei due. Non si stanno spalancando quindi le porte dell'Inferno, si stanno riconoscendo diritti base a delle persone a cui fino ad ora erano negati solo in virtù delle preferenze sessuali. Si sta cercando di uscire un po' di più dal Medioevo ed entrare nell'età moderna, ma come sempre il popolo cattolico (solo quello estremista, per fortuna non mancano i cattolici favorevoli al ddl) ostacola il rinnovamento. In tanti temono che i bambini cresciuti da genitori omosessuali possano venir su irrimediabilmente traumatizzati, ma nei paesi dove questa pratica è in uso da anni si è visto l'opposto, crescono bene e più tolleranti (probabilmente non andranno mai al Family Day).

Molti sui social hanno ironizzato sul fatto che siano scesi in piazza a difendere la famiglia tradizionale tanti ultra-divorziati (Salvini e Casini su tutti) ed anche la Mussolini, il cui marito pagava le minorenni per fare sesso. Il fatto più grave però non è questo, a mio parere la cosa più grave è che delle persone stanno cercando di negare un diritto a delle persone solo perché non ne condividono lo stile di vita, una cosa che si scontra assolutamente con il concetto di democrazia. Avessimo un governo davvero convinto della bontà del ddl Cirinnà, non ci sarebbe da preoccuparsi, ma essendo Renzi molto più attento ai consensi che all'efficacia dei provvedimenti, essendo già spaccato il PD, c'è da temere che motivi di strategia politica potrebbero spingere il governo a rallentare l'iter della legge. 


 

MARINO DALLA POLVERE ALL'ALTARE
post pubblicato in diario, il 30 ottobre 2015

Ignazio Marino ritira le sue dimissioni. Dopo esser stato gettato nella polvere dal suo stesso partito e dai mass media, è stato aiutato dagli stessi media ad acquisire nuova credibilità ed è di nuovo lì. Certo le sue dimissioni erano ingiuste, siamo infatti in un paese dove nessuno si dimette per 20mila euro di rimborsi spese e qualche comportamento eticamente non corretto, siamo il paese dove un presidente del Consiglio è rimasto in carica nonostante le orge con prostitute (di cui una minorenne) e i tanti illeciti commessi da imprenditore.

Anche Renzi lavora per ricordarci che siamo un paese dove 20mila euro rubati ai cittadini non giustificano alcuna condanna, infatti con la legge di stabilità il Governo ha stabilito che ottenere risparmi indebiti sulle tasse non è più un reato penale,assolvendo di fatto il gruppo Riva (i padroni dell’ILVA, per intenderci) che subirà al massimo una sanzione amministrativa. L’uomo nuovo della politica ancora una volta accontenta i suoi padroni di Confindustria, mostrando ancor di più la sua anima politica collocabile tutt’altro che a sinistra. Lo stesso Renzi poi, da sindaco di Firenze, spese ben 600mila euro in pranzi di lavoro,ben 30 volte più di quanto abbia speso Marino (che però è ancora al secondo anno di carica, ha tutto il tempo per rimontare).

Di sicuro nel confronto tra Renzi e Marino c’è da tenere conto di alcune differenze, quando si parla del primo infatti si parla di un periodo di tempo più lungo, inoltre bisognerebbe contare anche le spese dei viaggi. La sostanza comunque rimane,entrambi sono degli spendaccioni quando a pagare sono i contribuenti. Di sicuro c’è poi che dietro i guai di Marino c’è lo stesso Renzi. Nel nostro paese, come ho già scritto prima, c’è poca attenzione dell’etica e di sicuro per 20mila euro di rimborsi e qualche viaggio a scrocco non si dimette nessuno. Il polverone a Roma è stato sollevato dal Movimento 5 Stelle, però il PD e lo stesso Renzi hanno subito iniziato a pressare il povero Marino, mentre in Sicilia hanno avuto il coraggio e la faccia tosta di difendere Crocetta ed in Campania hanno portato alle elezioni contro ogni etica politica il condannato in primo grado Vincenzo De Luca. Qual è perciò la differenza tra Marino e Crocetta? O tra Marino e De Luca? Sarà una coincidenza, ma come fa notare anche Il Tempo in un articolo di questa mattina tra la base del PD e Marino è già da un annetto che le cose non girano più. Tralasciando i dettagli sulle cause dell’inimicizia,dovuta perlopiù a nomine e poltrone, è chiaro che Renzi ha approfittato del polverone causato dal M5S per disarcionare il sindaco. Lo ha fatto nonostante le elezioni anticipate a Roma potrebbero aprire ad una clamorosa caduta del partito, a vantaggio del M5S, ma lui del partito ha più volte mostrato di infischiarsene, lui come Berlusconi pensa a sé stesso e non può tollerare in alcun modo che all’interno del PD qualcuno agisca senza seguire le sue direttive.

Marino è rimasto perciò vittima prima di tutto dell’instabilità politica all’interno del suo partito,poi la sua situazione è stata peggiorata da altri due fattori: la sua sprovvedutezza e la mancanza di consenso. Le manifestazioni a favore di Marino sono nate perché ai romani che lo votarono non andava giù che il loro voto fosse sovvertito da Renzi, uno che già risiede a Palazzo Chigi senza che l’abbia votato nessuno. Per quanto riguarda poi la persona di Marino, la sua colpa più grande nella vicenda è stata quella di non riuscire a leggere la situazione. Un politico più scaltro, vistosi nell’occhio del ciclone per le spese pazze, non sarebbe andato negli USA per il Papa o sarebbe andato a sue spese, lui invece si è disegnato in petto un bersaglio e si è esposto al fuoco dei suoi detrattori. Ora ha ritirato le dimissioni, sfruttando anche il nuovo amore sbocciato nei mass media per lui (e motivato probabilmente dalla voglia dimettere in difficoltà Renzi), ma questo non può che far male a Roma e sollevare nuovi interrogativi. Come continuerà il lavoro di Marino se non ha più la maggioranza? E che credibilità può avere Marino come sindaco? Ed un politico(questo vale per tutti, non solo per Marino) che sperpera i soldi pubblici, non dovrebbe dimettersi il giorno dopo essere stato scoperto? Alla terza domanda la risposta è ovviamente “si”, però siamo in Italia e per ricordarlo basta vedere chi è governatore della Campania. Per quanto riguarda le prime due domande, lo vedremo nel corso dei prossimi mesi, anche se non si prospetta niente di buono.Di certo c’è solo che è molto improbabile che Marino regga fino a fine mandato,a meno che non decida di tenere il potere facendo un rimpasto stile Renzi e alleandosi con elementi del centrodestra.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. roma renzi marino

permalink | inviato da zinonno il 30/10/2015 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
PUZZA DI DITTATURA
post pubblicato in diario, il 29 settembre 2015

Berlusconi è caduto da qualche anno, diversi primi ministri si sono avvicendati dopo di lui, eppure quella fastidiosa puzza di dittatura non sembra voler andar via. Potrebbe sembrare solo uno scherzo della mente, che ci fa riaffiorare i brutti ricordi di un passato recente, invece i fatti dimostrano che il pericolo dittatura non è sparito con Berlusconi.

Con il subdolo aiuto della Lega Nord, Matteo Renzi sta riuscendo ad accelerare lo sfascio del Senato. I milioni di emendamenti presentati da Calderoli sono stati presentati dalla Lega come un estremo atto di resistenza, ma è ovvio invece come il numero spropositato sia servito per obbligare il presidente Grasso ad applicare la ghigliottina, tagliando i tempi del dibattito in aula e vanificando almeno in parte il previsto ostruzionismo del Movimento 5 Stelle e di SEL.

Mentre il peso della volontà popolare viene distrutta dalla riforma del Senato e da quella elettorale, un’altra parte del PD imita il vecchio dittatore (che intanto cerca ancora di convincerci che Renzi è di sinistra ed è suo nemico) ed attacca la libera informazione. Qualche giorno fa il Presidente della Regione Campania, l’impresentabile Vincenzo De Luca, ha accusato Raitre di “camorrismo giornalistico” perché quei cattivoni di Report avevano osato parlare ai telespettatori del processo in cui è imputato. De Luca, che come sempre non risponde a critiche ed accuse ma diffama o minaccia chi le lancia, si è poi detto orgoglioso dei suoi processi. Nell’Italia di oggi è normale, presto forse comincerà a fare orge con prostitute minorenni sperando di diventare premier.

Ricordando che Renzi,ai tempi della Leopolda, aveva detto che i partiti dovevano uscir fuori dalla Rai, un po’ tutti si sarebbero aspettati un intervento del PD a favore di Raitre, rete tra l’altro molto cara al centrosinistra quando al centro degli scandali c’era l’altra parte politica. Invece il deputato PD Anzaldi rincara la dose, accusa il canale di non essersi allineato al partito e di non tessere le lodi dell’attuale premier, il canale a suo dire “dovrebbe fare servizio pubblico”. Qualcuno spieghi ad Anzaldi che fare sviolinate al leader di turno è l’antitesi del servizio pubblico, è un servizio ai partiti, all’oligarchia che ci governa. Anzaldi conclude poi il suo intervento con una minaccia tutt’altro che velata al direttore di Raitre, Vianello: “l’importante è che Vianello non faccia altri errori”. Meno male che è Raitre a fare camorrismo, queste minaccesembrano poco adatte ad un confronto politico-dialettico di un paese democratico.

C’era una volta l’editto bulgaro, con un attacco vile Berlusconi cacciò dalla Rai Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, colpevoli di aver fatto informazione in modo poco gradito ai piani alti. All’epoca il PD gridò al fascismo ed al governo totalitario. Ora c’è Renzi, tutto è uguale, però i capelli sono veri.

Visto il clima che si respira ai piani alti, anche la lobby cristiana sente di poter fare la parte del leone. È di qualche giorno fa la notizia di uno studente gay costretto a seguire le lezioni dal corridoio in una scuola cattolica di Monza perché influenzava negativamente gli altri ragazzi. Come sempre, dopo le prime reazioni imbarazzate e contraddittorie, i responsabili negano ci sia stata discriminazione e dicono di aver voluto tutelare lo studente. In questo clima così ostile alla libera informazione, è però parso normale a Francesco Macrì,segretario generale della Fidae (associazione che riunisce 2500 istituti cattolici in Italia), dire che i giornali andrebbero oscurati, che non dovrebbero parlare del fatto o almeno non dovrebbero “entrare nel merito della scuola e della famiglia”. Insomma, Macrì non ci tiene tanto a punire chi ha sbagliato o a dimostrare che non c’è stata discriminazione, è preoccupato che se ne parli. Per non stupirsi basta ricordare il comportamento della Chiesa cattolica nei confronti dei preti pedofili prima dello scoppio degli scandali.

Berlusconi è caduto già da un po’, ma così come le riforme scellerate, anche la politica contro la libera informazione gli è sopravvissuta ed è oggi portata avanti da chi un tempo fingeva di osteggiarla. Il succo è che la censura non è né di destra né di sinistra, ce lo insegna anche la storia, è semplicemente l’arma di chi vuole il consenso per tenere il potere, di chi vuole sfavorire il popolo e favorire una casta ristretta. La politica contro la libera informazione è nel DNA dei governi anti-democratici.
LEGGE BAVAGLIO 2 E IL SILENZIO DEGLI INTELLETTUALI
post pubblicato in diario, il 24 settembre 2015

Corsi e ricorsi storici, diremmo. Nel 2010 Berlusconi provò a promulgare una legge che avrebbe tolto ai magistrati la potente arma delle intercettazioni telefoniche, cinque anni dopo ci prova Renzi. Non tutto però è uguale, nonostante il risultato atteso dai due leader è lo stesso.

Nel 2010 Berlusconi fece precedere l’approdo in aula della cosiddetta “legge bavaglio” da una potente campagna di stampa. Come sempre si produsse in estenuanti (per i cittadini) maratone televisive in cui sciorinò cifre fasulle e le interpretò in modo ancor meno veritiero. Cercò insomma di lavarci il cervello, di venderci la favola secondo la quale siamo tutti spiati, ci disse che la nostra privacy era in pericolo e partì all’attacco in Parlamento. Renzi oggi ha scelto una strada diversa, delle intercettazioni infatti non ha mai parlato, non c’è poi alla Camera una legge specifica, c’è una riforma del codice penale in cui dentro rientrano anche le tanto odiate intercettazioni. Inoltre del dibattito alla Camera si è parlato pochissimo, è stato oscurato dal dibattito sulla riforma del Senato e dall’emergenza immigrazione. Per non correre rischi, il governo ha lanciato anche il dibattito sullo “ius soli”. Berlusconi si giocava tutto sul pezzo forte, attirava tutta l’attenzione sulla sua crociata e cercava di tirare tutti dalla sua parte sfruttando i mass media. Renzi invece sgancia riforme a grappolo, così l’opinione pubblica si distrae e qualcosa se lo perde. Due tattiche diverse per lo stesso fine.

Differente è anche la reazione contro le due leggi bavaglio. Nel 2010 il governo Berlusconi fu messo alla gogna, il quotidiano “la Repubblica” l’11 giugno 2010 mise la prima pagina in bianco con la sola scritta: “la legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati”. Tutto il centrosinistra e quel che restava della sinistra(che dopo il secondo governo Prodi è diventata una comparsa, quasi un’entità ectoplasmatica) si schierarono contro quella legge e, grazie ad una massiccia opera di informazione, riuscirono a bloccarla. All’epoca anche il mondo della cultura si schierò contro la legge bavaglio, con alcuni interventi diretti tra cui si ricorda quello di Roberto Benigni. Oggi, con Renzi che propone una legge uguale se non peggiore, l’opposizione alla legge è molto blanda. Alla Camera si è registrata la solita opposizione plateale del Movimento 5 Stelle, quella della sinistra (SEL) e quella quasi ridicola di Lega Nord e Forza Italia (che non hanno però contestato la legge in quanto liberticida, la Lega ha sostenuto che non era prioritaria e i berlusconiani temono possa invece favorire i magistrati). I giornali di sinistra sono stavolta molto meno duri, la Repubblica ha pubblicato la normale prima pagina senza alcun proclama contro la legge. Assordante anche il silenzio del mondo della cultura, nessuno adesso sente il bisogno di contestare la legge.

Ci sono quindi grosse differenze tra i due iter, eppure la sostanza della legge è la stessa. Cosa è cambiato? Prima di tutto la tattica seguita dai premier. Berlusconi accentrò tutta l’attenzione sulla legge bavaglio, tirò molti cittadini dalla sua parte,ma inasprì anche i sentimenti contrari di chi conosceva la poca affidabilità del personaggio, quindi fu più facile per le opposizioni fare leva sui sentimenti degli italiani anti-berlusconiani. Renzi è stato invece più furbo, ha caricato tutte le polemiche e le attenzioni sulla riforma del Senato, ha fatto andare le due riforme insieme in Parlamento e il capitolo riguardante le intercettazioni l’ha inserito come pezzo di una riforma più ampia, dandole meno importanza ha evitato che i cittadini percepissero in pieno il pericolo che essa rappresenta. Berlusconi nel 2010 fu anche più sfortunato. Lui infatti aveva un’opposizione di facciata (il PD che gli dava addosso, che però si guardava bene dal votare compatto quando poteva farlo cadere) che colse l’occasione di aumentare i consensi dandogli addosso in nome della libertà di stampa. La stessa Serracchiani, vicepresidente del PD che oggi difende la legge a spada tratta, nel 2010 arrivò a dire che il diritto di cronaca veniva prima del diritto alla privacy dei cittadini. Oggi invece il PD ha alla Camera la maggioranza assoluta, inoltre ha il NCD che appoggerebbe qualsiasi cosa pur distare al governo, quindi il potere delle opposizioni è poco. Oltretutto sin dall’inizio della legislatura è chiaro che Renzi non ha una vera opposizione,infatti la minoranza dem gli sbraita contro ma non lo fa cadere, Forza Italia non ha alcun interesse ad andare alle urne ora (ha i consensi al 10%) e oltretutto vede realizzate da Renzi tante riforme che le fanno comodo, la Lega finge di opporsi pur gradendo la riforma. Vera opposizione rimangono quelli di SEL (un gruppo sparuto) e quelli del Movimento 5 Stelle, che però possono solo fare baccano.

Da più parti piovono critiche sul mondo culturale di sinistra. È facile capire perché il PD in cinque anni abbia cambiato così radicalmente idea (se davvero sono stati contrari in passato), basta ricordare le intercettazioni riguardanti Renzi, quelle che portarono alle dimissioni di Lupi e quelle che ottennero lo stesso effetto sulla De Girolamo. Non si capisce però perché gli intellettuali tacciano oggi dopo il baccano fatto nel 2010. Il merito è sempre della differenza di tattica usata da Renzi, infatti tutti ci sentiamo in pericolo perle nostre libertà, però la riforma che ci fa più paura è quella del Senato sia perché colpisce direttamente la rappresentanza politica sia perché se ne parla molto di più. Siamo bombardati dalla riforma del Senato, della legge bavaglio si è invece parlato pochissimo. Ecco perché la percepiamo come qualcosa di brutto, ma non di così terribile, e finiamo per sottovalutarla. Ecco perché gli intellettuali (quelli in buona fede, ovviamente) non stanno parlando, perché non hanno capito la gravità della situazione.
CENTROSINISTRA VS LAVORATORI
post pubblicato in diario, il 20 settembre 2015

C’erano una volta le lotte dei lavoratori, portate avanti attraverso i sindacati e appoggiate, a volte per interesse reale, molto più spesso per opportunismo politico, dai partiti di sinistra. Queste lotte portarono i lavoratori all’acquisizione di diritti importanti, lo stesso Statuto dei Lavoratori è loro figlio. Un duro colpo alla stagione delle lotte sindacali fu dato dallo “sciopero dei colletti bianchi”, in pratica una categoria di lavoratori (impiegati) si schierò apertamente contro una categoria più svantaggiata per difendere i propri diritti.

Gli anni sono passati,il clima è cambiato e tante cose oggi sono diverse. Stiamo assistendo da qualche mese alla demonizzazione dei lavoratori del settore turistico. Qualche mese fa si diffuse la notizia di un’assemblea sindacale improvvisa e non autorizzata che lasciò chiusi gli scavi a Pompei e lasciò i turisti fuori ai cancelli con un palmo di naso. Subito salì l’indignazione e si inveì contro gli scioperi selvaggi ed i lavoratori fannulloni, salvo poi scoprire che l’assemblea era stata autorizzata da ben un mese e che i turisti erano rimasti fuori solo per un errore di comunicazione, in pratica aveva sbagliato chi aveva autorizzato lo sciopero e aveva dimenticato di comunicarlo. Qualche mese dopo la storia si ripete a Roma, con turisti rimasti fuori al Colosseo e ai Fori Imperiali e un’assemblea sindacale che prima viene definita improvvisa, salvo poi scoprire che era programmata.

Visti gli episodi sopracitati, la soluzione appare semplice. Bisogna potenziare la comunicazione,avvisare i turisti delle variazioni agli orari di apertura non solo tramite fogli di carta appesi ai cancelli (e con strafalcioni in inglese!), ma anche con avvisi ben evidenti sui siti internet così che i turisti possano sempre informarsi prima di organizzare la visita.

Sappiamo però che le cose semplici non piacciono all’Italia e poi, analizzando bene la situazione,si capisce subito che c’è qualcosa che puzza. Sia nel caso di Pompei che in quello di Roma, l’assemblea sindacale era stata organizzata regolarmente ed era stata approvata, poi c’è stato l’errore di comunicazione e i disagi che ne sono conseguiti. Stranamente però, i mass media hanno evidenziato i disagi arrecati ai poveri turisti, hanno sottolineato la figuraccia fatta a livello internazionale, ma si sono ben guardati dal rettificare la notizia dello sciopero selvaggio di cui non si sapeva niente, solo pochi giornali lo hanno poi specificato. Siccome niente viene fatto per caso, questo ci fa capire che c’è da parte di qualcuno la volontà di screditare sia i sindacati che i lavoratori.

Figlio di questa disinformazione voluta è il decreto urgente emanato dal ministro Franceschini, il quale equipara i musei e le attrazioni turistico-culturali agli ospedali, i lavoratori potranno scioperare e riunirsi in assemblea, però garantendo sempre l’apertura della struttura e la fruizione ai turisti. In pratica viene distrutto il diritto allo sciopero, perché se non causa disagi lo sciopero è una vuota manifestazione paragonabile ai congressi dei partiti. I sindacati ovviamente promettono guerra, ma visto il loro operato negli ultimi anni è difficile che riescano a pervenire a risultati concreti.

Il governo, manipolando l’opinione pubblica attraverso i mass media, attacca un diritto sindacale. Fin qui niente di nuovo, ci verrebbe da dire. Ciò che fa rabbrividire, che fino a qualche decennio fa sarebbe apparso antistorico, ma che oggi non sorprende per niente, è che a portare avanti contro questa guerra è un governo che si dichiara di centrosinistra. Non è Berlusconi il padre di questo decreto anti-lavoratori, è Renzi, lo stesso che ha distrutto l’articolo 18 e lo Statuto dei Lavoratori. Viene da sorprendersi e da rabbrividire, in realtà però dobbiamo ricordare che il centrosinistra storicamente ha poco a che fare con i comunisti, quando nacque abbracciava democristiani e socialisti. Ora i socialisti vagano dispersi per il paese, senza una vera rappresentanza politica, e i democristiani governano. Diciamo che il centrosinistra di oggi è molto più centro che sinistra.
L'EUROPA CIECA
post pubblicato in diario, il 2 settembre 2015

Il mondo cambia, è una realtà dinamica e non statica, la virtù primaria di un buon politico dovrebbe essere la capacità di capire i cambiamenti e saperli affrontare. L’Unione Europea però non sembra assolutamente in grado di farlo.

È di ieri la reprimenda fatta a dell’UE a Renzi, colpevole di aver annunciato un taglio delle tasse sulla casa che sta già facendo tremare i Comuni italiani. L’Europa ha ricordato a Renzi di aver “consigliato” di spostare il carico fiscale su immobili e consumi per alleggerirlo su lavoro e capitale. In pratica l’Europa raccomanda all’Italia, ed ovviamente anche agli altri stati membri, di alleggerire le tasse ai ricchi (capitale) ed alle aziende (lavoro) per salassare le classi medio-basse che a fatica (e pagando mutui al limite dell’usura) riescono a costruirsi una prima casa e devono ridurre al minimo i consumi, spesso risparmiando sulla qualità.

Non passerà molto tempo che partiranno all’attacco i cani anti-Europa Salvini e Grillo, abbaiando che è l’Europa delle banche e che bisogna uscirne. Non gli sarà difficile farsi credere, il sospetto di fronte ad un’indicazione del genere è che ci siano poteri forti ad indicare la strada ai politici dell’UE. Non sarebbe poi nemmeno una novità che le lobby pesino tanto sulle politiche dei paesi, tutti conosciamo le manovre oscure di compagnie assicurative e lobby delle armi negli USA, giusto per non tirare in ballo sempre esempi di casa nostra.

Ma se per una volta volessimo tralasciare il cattivo pensiero, come potremmo spiegare la scelta che l’Europa difende a spada tratta e senza la minima vergogna? Si potrebbe spiegare solo con una cecità politica da far rabbrividire, infatti i politici UE vogliono favorire chi crea lavoro sperando che questi portino la ricchezza necessaria alle classi medio-basse, creando così condizioni economiche favorevoli che renderebbero meno incisive le tassazioni su immobili e consumi.Ma l’UE dove è stata negli ultimi anni? Come può non accorgersi che tale strategia,che i governi occidentali stanno usando già da decenni, non ha portato né benessere né più lavoro, ma solo maggiore sfruttamento e povertà dei lavoratori? L’UE continua ad usare una strategia che da anni si sta rivelando fallimentare, poi la storia ci dirà se solo per cecità o per malafede (o per entrambe).

Mi perdonino i grillini, i leghisti e gli anti-europei in generale, ma nonostante l’assoluta cecità politica mostrata dall’UE sulle politiche economiche, io continuo ad essere contrario all’uscita. Non è scappando di fronte alle difficoltà che si risolvono i problemi. Nonostante Renzi sia poco credibile, e lo stesso si può dire della sua sparata sulle tasse, stavolta ha dato la migliore risposta possibile dicendo che le decisioni sulle tasse spettano allo Stato sovrano, non all’UE. Solo così si possono correggere le miopi decisioni europee, andando perla propria strada e mostrando con i fatti che si ha ragione. Ovviamente Renzi, contravvenendo alle indicazioni europee, si assumerà una grande responsabilità,in caso le condizioni economiche italiane dovessero peggiorare si rischierebbe di fare la stessa fine della Grecia, finendo indirettamente per dare ragione ai fan dell’austerity. Renzi dovrà fare un taglio delle tasse serio, trovando coperture da altre parti e migliorando i parametri economici del paese, solo così darà una lezione all’UE.

Quello che è mancato fino ad ora in Europa, e che mi riesce difficile credere che sarà incarnato dall’Italia renziana, è una nazione forte (o una coalizione di partiti trans-nazionale forte) che riesca a proporre una via alternativa alle politiche economiche fino ad ora pensate dall’UE. Una forza politica che inizi a pensare alla politica non solo in funzione del PIL, dello spread e degli indicatori economico-finanziari, ma anche ai numeri impressionanti di europei che vivono sotto la soglia di povertà ed alla qualità della vita. In questo momento in Europa manca una forza politica forte che analizzi la realtà attuale e capisca che è l’economia a dover servire il cittadino, non viceversa.

Anche sulla questione dei migranti l’UE sta mostrando una gravissima cecità politica. I vari stati europei stanno infatti ragionando solo in funzione delle proprie esigenze e del proprio peso politico, nessuno sta mettendo al primo posto l’aiuto di persone che scappano da zone di guerra o che muoiono di bombe e povertà che spesso sono colpa dell’Europa stessa. I politici europei ragionano ancora secondo logiche nazionaliste buone per l’Ottocento, nessuno si è accorto che il mondo è cambiato, le distanze si sono azzerate e che ogni nazione ha persone in entrata e persone in uscita, di certo non gestibili con logiche di due secoli fa.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. tasse renzi unione europea migranti

permalink | inviato da zinonno il 2/9/2015 alle 10:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
LA CARICA DEI DODICI
post pubblicato in diario, il 13 agosto 2015

Proprio mentre l’Associazione dei Medici per l’Ambiente pubblica un documento in cui definisce gli inceneritori (quelli che i governi amano chiamare “termovalorizzatori”) antieconomici e dannosi per la salute, il Governo Renzi programma la costruzione di 12 nuovi inceneritori in 10 regioni italiane (due in Toscana e Sicilia, uno in Piemonte,Liguria, Veneto, Campania, Umbria, Marche, Abruzzo e Puglia). In Italia ce ne sono già 42 in funzione e 6 in costruzione.

Noi abbiamo un ministro dell’Ambiente che, come suggerisce il nome della carica, dovrebbe preoccuparsi della tutela dell’ambiente italiano. Magari in questo momento dovrebbe preoccuparsi della cementificazione selvaggia, dovrebbe chiedersi perché da noi frana una montagna o si allaga una città ogni volta che fa un temporale. Gian Luca Galletti però non si interessa di alluvioni e frane, la priorità è dare una mano al suo capo, quindi non ha mancato di mettere fretta alle Regioni perché arrivino le autorizzazioni e si costruiscano questi benedetti inceneritori. Forse la paura di Galletti è che la Corte Costituzionale abbia il tempo di accogliere il ricorso fatto proprio dalle Regioni contro la costruzione degli inceneritori e di bloccare le autorizzazioni. Renzi in fondo è un po’ come Berlusconi, con la magistratura e in special modo con la Corte Costituzionale non ha un bel rapporto.

Le regioni però sembrano tutt’altro che pronte a raccogliere l’appello di Galletti. Nonostante molte siano governate dal PD, nessuno sembra intenzionato a recepire il dl del Governo. Alcuni dicono di voler puntare sul riciclaggio, altri invece non ne fanno un problema di ecologia, semplicemente fanno notare che non servono. La risposta più chiara in merito è quella di Vincenzo De Luca, governatore PDdella Campania, che fa notare attraverso il suo staff come tra 4 anni, quando sarà pronto il nuovo inceneritore voluto dal Governo, ci saranno da smaltire 700mila tonnellate di rifiuti e per una tale quantità è più che sufficiente l’impianto già in funzione ad Acerra. E pensare De Luca è uno dei fedelissimi di Renzi, di certo non appartiene a quei cattivoni della sedicente sinistra PD (fa ridere sentir parlare di sinistra nel PD!).

Il Governo cerca di trincerarsi dietro il famoso “ce lo chiede l’Europa”, infatti quando una cosa non va bene noi italiani diamo sempre la colpa agli altri. Il Governo si giustifica dicendo che la costruzione di nuovi inceneritori arriva a causa della direttiva UE del 2008, dove però l’UE chiedeva potenziamento del riciclaggio dei rifiuti e trattamenti a freddo, mentre la “termovalorizzazione” andrebbe considerata solo in casi estremi. Inoltre un documento più recente della Commissione Europea (2 luglio 2014) sollecitava gli Stati membri ad adottare proposte finalizzate allo sviluppo di un’economia più circolare e a promuovere il riciclaggio. In parole povere, l’Europa ci chiede di riciclare,di fare in modo che i rifiuti non organici vengano rivalorizzati senza entrare nella biosfera e quelli biologici vengano invece integrati nella stessa. L’UE ci chiede esattamente l’opposto di quello che stiamo facendo, però i nostri politici la ascoltano solo quando c’è da tagliare le pensioni, così loro si abbuffano ed a noi ci presentano l’Europa brutta e cattiva che ci riduce alla fame. La cosa grave è che noi ci crediamo.

Per riassumere la situazione in parole povere, l’UE ci chiede di abbandonare l’incenerimento e puntare su soluzioni più ecologiche, i medici dicono che l’incenerimento dei rifiuti fa male, le Regioni dicono di non avere più bisogno di altri inceneritori, ma il Governo vuole costruire altri inceneritori e va anche di fretta. Ricordiamo poi che lo Sblocca Italia rende gli inceneritori infrastrutture di interesse nazionale, quindi le autorizzazioni per chi vorrà costruirli saranno molto più facili e veloci. Solo i politici nazionali vogliono costruirli, eppure sono tanto inutili quanto dannosi. Siccome ormai noi italiani sappiamo certe cose come vanno, ci viene facile pensare che qualcuno deve lucrare sulla costruzione di queste strutture. In fondo Renzi è amico di Confindustria, magari qualcuno dei suoi amici industriali ha bisogno di foraggio fresco e lo Stato è sempre pronto ad aiutare chi vuole fare impresa,tanto i pensionati e i disoccupati non fanno più rumore e, se proprio qualcuno dovesse incazzarsi di brutto, basterà dare la colpa agli immigrati.
LA CULTURA DELLO SCIOPERO
post pubblicato in diario, il 26 luglio 2015
In Italia non esiste più la cultura dello sciopero e della lotta sindacale.
 
Ieri a Pompei i turisti sono rimasti fuori dagli scavi a causa di un'assemblea sindacale che ha tenuto i cancelli chiusi per ore. Ovviamente sono esplose le polemiche.

Premetto di non conoscere con precisione le motivazioni che hanno portato i lavoratori degli scavi di Pompei ad un'azione del genere, quindi mi asterrò dal commentare nello specifico il loro atto, il mio discorso invece verterà sulla questione degli scioperi e delle lotte sindacali.

Subito Renzi, dopo i fatti di ieri, ha dichiarato che i sindacati così si fanno del male e lui è pronto a "proteggerli da sé stessi", frase che non suona incoraggiante visto che è uscita dalla bocca di un uomo messo lì da Confindustria. Ancor più inquietante è però l'assoluta mancanza di solidarietà che si registra in questi casi (mi riferisco infatti anche a casi simili) tra lavoratori, quindi tra persone appartenenti alla stessa categoria. Tutti hanno condannato senza esitazione l'atto dei lavoratori di Pompei, fomentati dai media di regime che non hanno mancato di ricordarci che brutta figura ci fa l'Italia e che disagio hanno creato ai turisti, nessuno si è chiesto quale motivo abbia spinto i lavoratori ad un atto tanto grave.

Il fatto che molti (quasi tutti, direi) abbiano condannato uno sciopero per i disagi che ha creato è la dimostrazione che in Italia si è persa la cultura della lotta per i diritti dei lavoratori. Uno sciopero può essere condannato per le motivazioni che lo hanno generato, si può infatti essere convinti che la richiesta dei lavoratori non sia sensata o non giustifichi un gesto tanto eclatante, ma non per i danni che crea. Lo sciopero ha senso solo se crea disagi e danni, la dimostrazione sta nel fatto che, da quando le regole hanno molto ammorbidito le manifestazioni sindacali, i diritti dei lavoratori sono malinconicamente scivolati nella pattumiera. Quando in Italia fu approvata la legge Biagi, i sindacati fecero un paio di innocui scioperetti che nemmeno furono sentiti dalle orecchie dei politici. Nello stesso periodo in Francia su varato il CPE, i sindacati scesero in piazza e misero Parigi sotto assedio a oltranza e non arretrarono di fronte alle cariche della polizia, finché Chiraq non fu costretto a ritirare la legge. Questo esempio dimostra come uno sciopero, per essere efficace, debba creare disagi. Se non c'è il disagio, lo sciopero è un bisbiglio di disappunto, con i disagi può diventare un urlo che perfora i timpani di chi schiaccia i diritti del lavoratore. Ovviamente i danni che crea lo sciopero, in caso di richiesta legittima degli scioperanti, sono colpa di chi ha costretto i lavoratori a scioperare, quindi di chi non ha accolto la legittima richiesta (i padroni o i governi, in parole povere).

In Italia bisognerebbe tornare a fare gli scioperi seri, solo così potremmo evitare che nel silenzio generale distruggano lo Statuto dei Lavoratori e l'articolo 18. Ma l'italiano non vuole agire, l'italiano vuole essere immobilizzato così da poter delegare ad altri la difesa dei suoi diritti. Intanto però nel nostro paese non esiste un vero partito socialista (quello di Nenni e Pertini è finito divorato da Craxi e i suoi scagnozzi), non esiste un vero partito comunista e in generale non esiste una vera forza vicina ai diritti dei lavoratori, delle fasce deboli ed alle tematiche ambientaliste. In questo contesto di mancata rappresentanza, il cittadino pigro fa il gioco dei vari regimi che da decenni si susseguono. Berlusconi provò a toglierci l'articolo 18, fallì, ma anni dopo c'è riuscito Renzi senza nemmeno troppa fatica. Il Jobs Act regala la pelle del lavoratore a Confindustria, ma nessuno ne parla. Oggi il cittadino cerca consolazione nei Salvini e nei Grillo, che trovano il nemico comodo e gettano tutta l'attenzione lì, facendoci credere che se siamo nella merda è colpa dell'euro, dei migranti o della Merkel.

Lo sciopero di sabato dei lavoratori di Pompei, di cui non do un giudizio dato che non ne conosco le motivazioni, è stato comunque una manna dal cielo per Renzi. In Parlamento è in discussione una legge-bavaglio in stile Berlusconi (promossa infatti da Alfano, che di Berlusconi fu l'erede designato) che distruggerà l'informazione e renderà il nostro paese ancora meno democratico, ma per giorni si dibatterà sui sindacati brutti e cattivi e sulla necessità di fermare questi mostri (i lavoratori) che hanno anche il coraggio di chiedere cose senza senso (i diritti).
Sfoglia gennaio       
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca