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IN MEMORIA DEL DIBATTITO ELETTORALE
post pubblicato in diario, il 17 marzo 2010

In un passato ormai dimenticato c’era, in prossimità delle elezioni, il dibattito elettorale, cioè un insieme di comizi e tribune politiche che riempivano le strade, le radio e le televisioni, in cui ogni candidato esponeva il proprio programma elettorale, cercando di convincere gli elettori che aveva ben chiari i problemi della zona a cui faceva riferimento e sapeva come risolverli: era una pratica un po’ noiosa, ma di certo molto costruttiva per elettori e politici. Da quando in campo è sceso un certo Berlusconi, invece, il dibattito elettorale è diventato una bolgia in cui si ci azzuffa e si ci lancia addosso merda, infatti non ci sono più proposte costruttive o distruttive, si parla solo degli innumerevoli processi di colui che non si farà mai condannare e gli argomenti reali si omettono. Già qualche anno fa si toccò l’acme di questa schifezza quando l’allora candidato premier Berlusconi chiamò “coglioni” gli elettori di centrodestra durante uno dei suoi comizi, eppure il dibattito di questi giorni non sta di certo deludendo le aspettative di chi ama la spazzatura.

A breve ci saranno le elezioni regionali, eppure di programmi si sente parlare poco e niente, grazie anche all’astuta iniziativa del Governo di bloccare i talk-show in prossimità delle elezioni, proprio quando il cittadino avrebbe bisogno di sentire cosa vogliono fare del territorio. Il PDL ha aperto un nuovo ciclo in politica, quello che si potrebbe definire del “voto alla cieca”, dato che ai cittadini non viene più concesso di conoscere le intenzioni di chi si candida. Questo nuovo modo di fare politica è comunque un gran colpo di genio del PDL, infatti nei pubblici dibattiti non sarebbe stato difficile smascherare le loro fandonie, così come Rosy Bindi ha potuto confutare la fandonia della crisi dei rifiuti risolta mostrando delle foto del pattume tra le strade di Acerra: di certo, senza i talk-show, le tante fesserie portate avanti dai complici di Berlusconi potranno restare in piedi. Senza un vero dibattito politico, inoltre, non sarà nemmeno possibile esercitare pressioni su chi si è candidato e non prende iniziative serie su argomenti delicati, è infatti possibile per il ministro Zaia (attualmente candidato alla Regione Veneto) spostare l’attenzione sull’introduzione dei valori cattolici nello Statuto regionale veneto e trascurare il suo comportamento poco serio sulla questione relativa agli OGM, a cui lui si è dichiarato contrario, senza però mai emettere un decreto che annullasse la sentenza del Consiglio di Stato, tenendo così buoni gli agricoltori “biologici” senza scontentare le grandi multinazionali del biotech. In questa atipica campagna elettorale, vista l’assenza di tribune politiche, si sta consumando un grandissimo paradosso, infatti nessun candidato alla regione sta parlando del nucleare, anche se dopo le elezioni si sceglieranno i siti in cui costruire le nuove centrali: si trascura un argomento di vitale importanza senza che nessuno se ne accorga.

La mancanza di dibattito elettorale serio in tv e sui giornali non va comunque solo a vantaggio del PDL, ma anche il PD ne trae un grosso beneficio. Ogni volta che viene fuori una nuova magagna giudiziaria del premier, noi cittadini ci disgustiamo e subito Bersani (PD) e Di Pietro (IdV) si propongono come paladini della giustizia. In un paese correttamente informato, quando questi signori della finta opposizione si scagliano contro il premier, qualcuno farebbe notare che se durante le loro precedenti esperienze di governo avessero provveduto a creare una legge sul conflitto di interessi ed a snellire i tempi dei processi (due cose definite prioritarie nel programma dell’Ulivo di Romano Prodi), forse oggi Berlusconi sarebbe stato già giudicato e non sarebbe in politica, o comunque non potrebbe fare i danni che sta facendo ora perché non avrebbe più il monopolio della televisione. La gente che si sente bene votando centrosinistra, insomma, saprebbe che è anche colpa dei propri beniamini se nel nostro paese la dittatura non cade. È facile per un partito d’opposizione prendere consensi sparlando dei guai giudiziari di Berlusconi, ma solo in Italia si può portare avanti una campagna elettorale proponendosi come alternativa senza però illustrare il modo alternativo in cui si vogliono risolvere i problemi del paese, senza illustrare un programma. A questo punto, visto che né il PD né l’IdV sembrano proporre delle alternative alla politica del PDL, e visto che almeno il PD ha una certa identità di vedute con Berlusconi su intercettazioni e condannati che siedono in Parlamento, viene il dubbio che tale alternativa in realtà non ci sia.

La mancanza di dibattito elettorale fa bene ai partiti, perché raccoglieranno i voti di chi già li segue e ciò che conterà sarà solo la popolarità del candidato, non ci sono programmi ed idee da giudicare. Le uniche vittime di questo sistema dittatoriale sono i piccoli partiti, visto che in molte regioni gli elettori non conoscono nemmeno l’esistenza dei candidati che sono al di fuori del blocco bipolare, e gli elettori, che dovranno scegliere senza sapere quali sono le alternative, al massimo con la consapevolezza che una vera alternativa non c’è.
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