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LA CULTURA DELLO SCIOPERO
post pubblicato in diario, il 26 luglio 2015
In Italia non esiste più la cultura dello sciopero e della lotta sindacale.
 
Ieri a Pompei i turisti sono rimasti fuori dagli scavi a causa di un'assemblea sindacale che ha tenuto i cancelli chiusi per ore. Ovviamente sono esplose le polemiche.

Premetto di non conoscere con precisione le motivazioni che hanno portato i lavoratori degli scavi di Pompei ad un'azione del genere, quindi mi asterrò dal commentare nello specifico il loro atto, il mio discorso invece verterà sulla questione degli scioperi e delle lotte sindacali.

Subito Renzi, dopo i fatti di ieri, ha dichiarato che i sindacati così si fanno del male e lui è pronto a "proteggerli da sé stessi", frase che non suona incoraggiante visto che è uscita dalla bocca di un uomo messo lì da Confindustria. Ancor più inquietante è però l'assoluta mancanza di solidarietà che si registra in questi casi (mi riferisco infatti anche a casi simili) tra lavoratori, quindi tra persone appartenenti alla stessa categoria. Tutti hanno condannato senza esitazione l'atto dei lavoratori di Pompei, fomentati dai media di regime che non hanno mancato di ricordarci che brutta figura ci fa l'Italia e che disagio hanno creato ai turisti, nessuno si è chiesto quale motivo abbia spinto i lavoratori ad un atto tanto grave.

Il fatto che molti (quasi tutti, direi) abbiano condannato uno sciopero per i disagi che ha creato è la dimostrazione che in Italia si è persa la cultura della lotta per i diritti dei lavoratori. Uno sciopero può essere condannato per le motivazioni che lo hanno generato, si può infatti essere convinti che la richiesta dei lavoratori non sia sensata o non giustifichi un gesto tanto eclatante, ma non per i danni che crea. Lo sciopero ha senso solo se crea disagi e danni, la dimostrazione sta nel fatto che, da quando le regole hanno molto ammorbidito le manifestazioni sindacali, i diritti dei lavoratori sono malinconicamente scivolati nella pattumiera. Quando in Italia fu approvata la legge Biagi, i sindacati fecero un paio di innocui scioperetti che nemmeno furono sentiti dalle orecchie dei politici. Nello stesso periodo in Francia su varato il CPE, i sindacati scesero in piazza e misero Parigi sotto assedio a oltranza e non arretrarono di fronte alle cariche della polizia, finché Chiraq non fu costretto a ritirare la legge. Questo esempio dimostra come uno sciopero, per essere efficace, debba creare disagi. Se non c'è il disagio, lo sciopero è un bisbiglio di disappunto, con i disagi può diventare un urlo che perfora i timpani di chi schiaccia i diritti del lavoratore. Ovviamente i danni che crea lo sciopero, in caso di richiesta legittima degli scioperanti, sono colpa di chi ha costretto i lavoratori a scioperare, quindi di chi non ha accolto la legittima richiesta (i padroni o i governi, in parole povere).

In Italia bisognerebbe tornare a fare gli scioperi seri, solo così potremmo evitare che nel silenzio generale distruggano lo Statuto dei Lavoratori e l'articolo 18. Ma l'italiano non vuole agire, l'italiano vuole essere immobilizzato così da poter delegare ad altri la difesa dei suoi diritti. Intanto però nel nostro paese non esiste un vero partito socialista (quello di Nenni e Pertini è finito divorato da Craxi e i suoi scagnozzi), non esiste un vero partito comunista e in generale non esiste una vera forza vicina ai diritti dei lavoratori, delle fasce deboli ed alle tematiche ambientaliste. In questo contesto di mancata rappresentanza, il cittadino pigro fa il gioco dei vari regimi che da decenni si susseguono. Berlusconi provò a toglierci l'articolo 18, fallì, ma anni dopo c'è riuscito Renzi senza nemmeno troppa fatica. Il Jobs Act regala la pelle del lavoratore a Confindustria, ma nessuno ne parla. Oggi il cittadino cerca consolazione nei Salvini e nei Grillo, che trovano il nemico comodo e gettano tutta l'attenzione lì, facendoci credere che se siamo nella merda è colpa dell'euro, dei migranti o della Merkel.

Lo sciopero di sabato dei lavoratori di Pompei, di cui non do un giudizio dato che non ne conosco le motivazioni, è stato comunque una manna dal cielo per Renzi. In Parlamento è in discussione una legge-bavaglio in stile Berlusconi (promossa infatti da Alfano, che di Berlusconi fu l'erede designato) che distruggerà l'informazione e renderà il nostro paese ancora meno democratico, ma per giorni si dibatterà sui sindacati brutti e cattivi e sulla necessità di fermare questi mostri (i lavoratori) che hanno anche il coraggio di chiedere cose senza senso (i diritti).
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