.
Annunci online

SEPARATI IN CASA
post pubblicato in diario, il 15 aprile 2010

Il successo del centrodestra alle elezioni regionali ha fatto sparire i problemi per la coalizione di governo dalla tv, ma non dalla vita reale. La Lega ormai ha il controllo del governo, basti ricordare che ad illustrare il piano di riforme a Napolitano non è andato nessuno tra Berlusconi, Bonaiuti o Bocchino, ma al Colle è salito il leghista Roberto Calderoli. Questo definitivo asservimento del PDL alla Lega era ovvio che desse fastidio a qualcuno, ora costui si è manifestato nella persona di Gianfranco Fini, attuale presidente della Camera dei Deputati. Oggi c’è stato un pranzo tra il premier e Fini, si sa soltanto che il primo ha lanciato al secondo un ultimatum: qualora dovesse decidere di costituire i suoi gruppi, dovrebbe necessariamente lasciare la carica che ricopre. Fini ha risposto che entro una settimana comunicherà la sua decisione al premier ed ora si è trincerato dietro un nervoso silenzio.

A questo punto la spaccatura, che già in passato è apparsa evidente, appare inevitabile. A Fini non andavano giù le politiche folli del premier, sorpreso dalla violenza con cui egli ha attaccato magistratura e Costituzione ed impossibilitato a non pronunciarsi contro, visto il ruolo istituzionale che ricopre; la crescita della Lega e l’asservimento del governo al Carroccio sono state le due gocce che hanno fatto traboccare il vaso, anche perché il vertice di AN per fedeltà a Berlusconi ha fatto sparire il proprio partito facendolo confluire nel PDL, attirandosi non poche critiche da parte dell’elettorato di estrema destra. Berlusconi farebbe male a sottovalutare questa situazione, perché Fini, qualora la spaccatura dovesse divenire definitiva ed ufficiale, potrebbe anche decidere di scendere nuovamente in campo da solo, portando via al PDL uomini e soprattutto voti. La situazione, vista così, potrebbe apparire poco grave, ma non bisogna dimenticare che una doppia manovra simile ha preceduto la disfatta del centrosinistra, infatti il calo costante ed inesorabile del centrosinistra (ad eccezione delle due vittorie di Prodi, in cui vinse più l’uomo che il partito) iniziò quando Rutelli spaccò il PDS formando la Margherita. La situazione non è identica, però i toni lasciano intuire che il rischio è concreto.

Berlusconi ha completamente perso il controllo della sua maggioranza. Lui non vuole cadere, perché non ha ancora risolto completamente i suoi guai con la giustizia, però Fini lo mette in una situazione molto difficile ed il pugno di ferro usato gli si potrebbe ritorcere contro. Qualora Fini dovesse decidere di dare le dimissioni, difficilmente farà comunque cadere il Governo, perché andando alle elezioni subito lui potrebbe candidarsi solo tornando all’ovile, facendo una brutta figura. Gli scenari più probabili sono due:

1) Fini rinuncerà per ora alla creazione dei gruppi e si terrà il posto che occupa;

2) Fini rassegnerà la dimissioni da presidente della Camera dei Deputati e fonderà i suoi gruppi, non farà cadere il governo, ma lavorerà per recuperare credibilità ed elettori, così si candiderà fra tre anni con buone possibilità di fare bene, raccattando i voti della dispersa estrema destra.

Qualunque sia lo scenario, comunque, Berlusconi deve prendere atto di avere un alleato in meno e deve ammettere che il potere attuale della Lega nuoce più a lui che ai suoi avversari.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Berlusconi Fini Calderoli Lega AN PDL

permalink | inviato da zinonno il 15/4/2010 alle 19:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia marzo        giugno
calendario
rubriche
tag cloud
links
cerca